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Educare le masse

dicembre 14, 2019 • Paralleli, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Le nuove icone progressiste, emblemi del Bene che rifulge e ispira, sono in Italia la senatrice Liliana Segre, e, a livello internazionale, Greta Tumberg. 

Quest’ultima non avendo ricevuto il Nobel per la pace è però finita sulla copertina di Times Magazine. Il Nobel invece viene proposto ora per la senatrice Segre.

 L’idea è dell’intraprendente sindaco di Pesaro, già promotore insieme a quello di Milano della manifestazione dei 600 sindaci che ha fatto dell’anziana senatrice il suo vessillo.

 Sala ha sottolineato il suo entusiasmo, “L’idea è strepitosa”. La senatrice Segre, interrogata in proposito alla strepitosa idea, si schermisce, “Diamo il Nobel a chi se lo merita veramente”, anche se di Nobel non meritati ce ne sono tanti, ma questa è un’altra questione.

Come è stato possibile giungere a questa apoteosi nel giro di un tempo così breve? Perché, prima del 2018, quando il presidente Mattarella le conferì il laticlavio, pochissimo si sapeva di Liliana Segre, rispettata ovviamente, ma ritenuta alla pari di altri testimoni della Shoah, come Piero Terracina, Nedo Fiano, Armando Gasiani? Certo l’ingresso nel Senato ha fatto molto, ma non spiega da solo il resto.

Oggi, delegati a trasferire un essere umano dal piano terrestre a quello numinoso sono gli spin doctors, nuovi maghi secolari, e così è stato per la senatrice, e così è stato per Greta Tumberg. In entrambi i casi si è trattato di ingigantire oltremisura la figura del Nemico, gli antisemiti, naturalmente tutti di destra, a cui contrapporre la senatrice Segre, e la civiltà industriale da condannare nel suo insieme a cui contrapporre la giovane profetessa svedese di sventura. 

La lotta contro il Male necessita anche di simboli, così è dagli albori umani; il manicheismo è, prima di tutto, una struttura della psiche, e dunque se il Bene si incarna in figure fulgide e sacralizzate, il Male prenderà la forma di esseri sfigurati, truci e torvi, da appellare come tali, “Il Truce”, per esempio o da dileggiare dalla presunta cima di uno scranno inclito, come ha fatto lo squadrista progressista Francesco Merlo su La Repubblica, nei riguardi di Giorgia Meloni. 

A sinistra sono fermamente convinti che solo loro possono condurre l’umanità al Progresso, farle strada disperdendo le tenebre dell’ignoranza e quelle della reazione, forze oscure e inesauste che si oppongono al bene della specie. 

I mostri della destra sono goffi e sciancati, grossolani, e se il popolo li vota, bisognerà brechtianamente abolire il popolo, o riformarlo nel profondo. 

Così fu da Lenin a Mao, da Pol Pot a Che Guevara per giungere a figure meno spicce nella pedagogia, come Hillary Clinton con il suo basket of deplorables riferito agli elettori di Donald Trump, o come i tanti progressisti attuali, eredi dell’intransigenza staliniana. 

A questo proposito si staglia Gad Lerner quando su Jeremy Corbyn tweeta, “Protagonista di un felice ravvicinamento della sinistra agli interessi dei più deboli che deve liberarsi però delle pulsioni reazionarie e isolazioniste che allignano nei ceti popolari”.

In questo senso la senatrice Segre e Greta hanno una funzione educativa. Anche loro servono, a liberare dalle pulsioni reazionarie, quelle che albergano ontologicamente a destra.

La Shoah, come la tutela dell’ambiente, diventano così merce politica, introdotte a forza nel mercato della banalizzazione, con correlato di aggressione verbalmente armata nei confronti di chi dissente sulla palese strumentalizzazione di una distinta signora anziana con un passato doloroso e di una ragazzina affetta dalla Sindrome di Asperger.     

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