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il ciclo demoniaco del “fondo salva stati”

novembre 28, 2019 • Agorà, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Il MES, noto anche con l’infelice formula «Fondo salva Stati», è una organizzazione internazionale abilitata dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea a esercitare un’attività bancaria, cioè a prestare denaro agli Stati e alle loro banche. In caso di insolvenza dei debiti pubblici o di grandi crisi del settore bancario, il MES interverrebbe prestando denaro.

Nel febbraio del 2012, sulla scia della crisi greca e di quella italiana, i governi dei Paesi membri della zona euro hanno firmato a Bruxelles un trattato che ha istituito il MES, ovvero il «Meccanismo Europeo di Stabilità». Il capitale iniziale del MES venne fissato a 80 miliardi di euro, da aumentare progressivamente a 700 miliardi, circa cinque volte il bilancio annuale dell’Unione europea che consta di 142 miliardi. Ogni Stato membro dovrà contribuire all’aumento di capitale prefissato in proporzione al proprio Prodotto Interno Lordo, come previsto dal trattato che istituisce il MES. L’Italia dovrà versare circa 125 miliardi per il raggiungimento di «quota 700». Il MES si riserva di poter rivedere al rialzo il «contributo» senza possibilità di appello per lo Stato colpito dalla misura.

Le somme versate dagli Stati non saranno conteggiate nel debito pubblico, ma essendo quote esorbitanti dovranno per forza indebitarsi sui mercati azionari per onorarle.

Il MES, inoltre, potrà autofinanziarsi sul mercato dei capitali e chiedere prestiti alle banche, Banca Centrale Europea inclusa.

Il MES da origine a un ciclo demoniaco: le banche possono chiedere denaro alla BCE a un tasso risibile, successivamente prestano il denaro al MES, che a sua volta lo presterà agli Stati a un tasso elevato per ripianare i loro debiti nei confronti delle banche e per liberarsi sui mercati finanziari degli interessi sui loro debiti pubblici. Insomma, le banche prestano soldi agli Stati ex sovrani per rimpinguare le casse delle banche da cui hanno ricevuto il denaro. È la «Daneistocrazia» di cui parlava Ezra Pound, il potere dei prestatori di denaro, degli usurai.

Sia chiaro, il prestito di denaro da parte del MES è condizionato dalla messa in atto di «riforme e aggiustamenti strutturali». Tale principio ricalca quello da tempo messo in atto dal Fondo Monetario Internazionale. Le suddette riforme in campo macroeconomico sono quelle proposte dalla Germania di Schäuble: privatizzazione delle aziende pubbliche, liberalizzazioni dei settori protetti, flessibilizzazione del lavoro, riduzione della spesa pubblica, deregolamentazioni. Le Nazioni così «aiutate» perderanno la residua indipendenza, consegnando la propria economia ai tecnici del MES che, in accordo con la Commissione europea e la BCE, negozieranno con lo Stato scavalcando il parlamento nazionale. Le cose non finiscono qua, il MES potrà ricorrere contro uno Stato inadempiente direttamente alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Il MES è a tutti gli effetti uno strumento per imporre l’austerità alle Nazioni e privarle totalmente della loro sovranità.

Da un anno sono in corso degli incontri per riformare il funzionamento del MES. Il tutto è avvenuto nel solito silenzio che accompagna le questioni europee, i giornali «competenti» televisivi e cartacei erano più impegnanti con l’inesistente «emergenza razzismo». La riforma proposta irrigidirebbe ulteriormente il MES, si va nella direzione di porre le politiche economiche nazionali sotto sorveglianza da parte del MES stesso. Sarà il Meccanismo a valutare l’affidabilità degli Stati, un meccanismo svincolato da ogni controllo nazionale e al sicuro da ripercussioni legali. Inoltre, l’accesso alle iniezioni di liquidità del MES sarà ulteriormente vincolata a parametri di bilancio molto severi: disavanzo pubblico sotto il 3% del PIL, debito pubblico sotto al 60% in rapporto al PIL e assenza di procedure in corso da parte dell’Unione europea.

È oramai palese che l’Unione europea e gli organi che istituisce sono, a tutti gli effetti, pensati per demolire gli Stati nazionali e sottometterli alla tecnocrazia bruxelliana. La UE è ostile a qualunque forma di sovranità e lavora alacremente per sottrarla agli Stati nazionali e trasformarli in semplici regioni di una federazione europea. Il processo di desovranizzazione dell’Italia è iniziato nel 1981 con il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, è proseguito con la firma dell’Atto unico europeo nel 1986, che mirava a costruire un libero mercato interno; è continuato con la disastrosa firma del Trattato di Maastricht e poi più di recente con il pareggio di bilancio inserito in Costituzione e con l’adesione al Fiscal Compact o Patto di Bilancio Europeo, che introduce regole vincolanti per i bilanci degli Stati europei.

Il MES si configura come l’ennesima tappa della dittatura morbida dell’economia e dei banchieri, che metterà fine agli Stati nazionali. Dittatura che potrebbe ammantarsi di legittimità attraverso la possibile elezione di Mario Draghi a Presidente della Repubblica. Draghi sarà il primo «governatore» di un’Italia nuovamente ridotta a espressione geografica, privata di sovranità economica e politica.

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