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Le lacrime di Carola

novembre 26, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

A Che Tempo Che Fa è andato in onda il secondo spezzona del Carola Rackete Immigration Show. Gran cerimoniere dell’evento più atteso dai salotti italiani, sempre lui, il David Letterman agli spaghetti, Fabio Fazio. Dopo essersi prostrato davanti a Macron, Fazio ha trasformato lo studio di Rai 3 nel tempio della dea del mare teutonica, Carola Rackete.

Si presume arrivata in sella a un delfino, la Rackete giunge in Italia giusto in tempo per pubblicizzare il suo libro sull’immigrazione, generosamente distribuito dal quotidiano dell’umanità: La Repubblica. Carola è l’amore senile di Scalfari, la rugosa coscienza degli italiani buoni.

Fazio, per l’occasione, ha trasformato il suo studio in una immensa cattedra per la lectio magistralis della paladina di Sea Watch, venuta nella barbara terra italica a impartire lezioni di morale umanitaria e diritto del mare. Nel salotto di Fazio c’era la banalità del Bene in forma di persona. Impossibile fare domande scomode a tale luminosa presenza, il conduttore milionario si è limitato ad accompagnare la lezione della Rackete, a fare commenti e glosse poco significative.

Il toreador della virtù (copyright Nietzsche) Fabio Fazio non ha ricordato alla Rackete lo speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza né ha chiesto alla santa coi dread come mai ha vagato per giorni nelle acque vicine all’Italia, invece di fare rotta verso un’altra destinazione.

Ovviamente, una domanda sui legami tra Carola e il governo tedesco era impensabile. Eppure, fu la «Capitana» ha dichiarare che il governo tedesco la obbligò a portare i muscolosi immigrati nel Bel Paese. Fazio il fazioso si è limitato a fare il suo solito sentimentalismo, ha mandato in onda l’ennesima puntata della soap opera immigrazionista e Carola-friendly.

L’omelia benpensante del Fazio horror show arriva dopo quella da Formigli, che ha intervistato Carola e pontificato, come sempre, sulle magnifiche sorti che verranno da una politica di apertura indiscriminata delle frontiere. Il «senzafrontierismo» è la nuova ideologia propagandata dalla televisione di Stato nel tentativo di addomesticare gli istinti degli elettori di destra, che secondo Corrado Augias sono un groviglio di pulsioni ed egoismi.

Dopo la celebrazione di Carola abbiamo avuto Giorgia Linardi, la Barbie umanitaria, portavoce di Sea Watch e, infine, una «bella storia di speranza» con Muhamad Diaoune, calciatore in una squadra di sedicenti profughi. Che Tempo Che Fa è una macchina propagandistica, lontana anni luce da un giornalismo serio. Fazio non è la BBC bensì solo una propaggine de La Repubblica.

La Rai è la grancassa lacrimevole delle ONG. Lautamente pagato dei contribuenti, Fazio da voce a chi odia gli italiani e vorrebbe dissolverli per sempre nel meticciato universale. La Rackete ha parlato senza contraddittorio, accompagnata dai sorrisetti di Fazio – parenti stretti dei sorrisetti di Travaglio – e dai suoi accondiscendenti movimenti del capo.

La gran parte delle trasmissioni televisive è una Disneyland dell’informazione. Un ammasso di simulacri gioiosi, un tempio dell’irreale benevolo. Lo spettatore si immerge nel succo dei «valori» distillato dal programma e ne esce nell’illusione di essere più buono e migliore dell’avversario politico. Che Tempo Che Fa è uno strumento di dissuasione del reale, a cui si sovrappone l’ideale che diventa la «vera» realtà per qualche ora.

Nel corso di queste trasmissioni non appare mai il mondo vero, solo una ideologia abilmente mascherata di oggettività. I contenuti sono infantili, inoffensivi e innocui. Degenerano lo spettatore a infante e lo seducono col eccessi di emotività, con una empatia che spegne il raziocinio. I problemi dell’immigrazione sono occultati da una patina di candore, dal sorriso bianco dell’africano speranzoso, dalla fiaba di calcio e riscatto.

Trionfa l’artificio. La realtà si bagna delle lacrime di Carola e scompare. Ciò che non si vuole vedere non smette di esistere, il reale per nulla pacificato batte alle porte come l’inconscio di Freud. Nemmeno i salotti possono fuggire al reale.

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