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Sardine e burlesque politico

novembre 18, 2019 • Agorà, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

A margine della manifestazione bolognese contro la Lega e Salvini si possono fare alcune riflessioni:

Quella piazza ha incarnato la compiaciuta metamorfosi della sinistra, dalle lotte operaie alla sfilata colorata e allegra. La nuova sinistra è ludica, giocosa, spensierata. In piazza cantano, ballano, saltellano come lemuri durante la stagione dell’amore. La politica ci guadagna in festosità, ma perde i contenuti. Guardando quel migliaio di giovinastri euforici, in molti si sono chiesti «che Italia hanno in mente?», la risposta è: «nessuna Italia».

Nonostante parlino sempre di «valori», non hanno alcun progetto politico, solo motti e slogan ilari e mielosi. I loro «valori» sono palloncini colorati pieni di aria e di nulla. Per sopravvivere hanno bisogno di un tubo nel naso chiamato Salvini, il capo della Lega è il loro ossigeno e il loro nutrimento. Salvini è la loro ossessione, il panciuto leader delle Lega fa capolino in ogni loro frase.

Salvini, come Berlusconi, mantiene la sua opposizione, le fornisce un senso che altrimenti non avrebbe. Un tempo la sinistra aveva una visione della società futura, ormai si è ridotta a una teologia negativa. Parlando di Salvini, la sinistra ci racconta il suo nulla. Chi oggi dice «sinistra», dice «assenza».

La sinistra è svuotata di qualunque contenuto, si è ridotta a un simulacro laccato e cromato, dietro a quella piazza c’era solo l’odio contro la Lega, un odio scandito col sorriso sulle labbra: «Odio la Lega, odio Salvini». Chi odia l’odio, come chi muove guerra alla guerra, non incorre nella sanzione benpensante poiché agisce in nome del Bene e della Democrazia. La teppaglia sessantottina diceva: «uccidere un fascista non è reato», oggi non è reato minacciare, aggredire e uccidere un leghista. Ne è una prova il silenzio che cala, come un pesante sipario, sulle minacce rivolte a Salvini, le pallottole nelle buste e i vandalismi a danno delle sedi della Lega, di e Fratelli d’Italia.

Grazie all’«indispensabile» Corriere della Sera, abbiamo appreso che i leader dei ridanciani batraci confluiti in piazza Maggiore sono quattro diversamente giovani di circa trent’anni. Tra loro spicca Mattia Santori, dottore in Economia (orrore) di anni trentadue. Santori ha il proverbiale physique du rôle del perenne «nuovo leader da cui la sinistra deve ripartire»: abbondanti capelli ricci, barbetta caprina, aria sbarazzina da studentello moralista e un po’ secchione. Santori, come probabilmente i suoi amici, è l’emblema della sinistra carnascialesca contemporanea. Per capirlo basta farsi un giro sul suo profilo Facebook. In un post in merito alla Commissione Segre, Santori scrive:

«La Lega infatti non si fida di questa operazione ebraico-comunista e propone un’altra mozione per essere sicura che potrà continuare a dire che “un italiano che ha perso il lavoro viene prima di un immigrato” e tutte le stronzate che le sono servite per arrivare al 30%».

Frasi che condensano il retroterra mentale di questo individuo. Un aristocratico di sinistra che ignora le ragioni sociali che hanno portato la Lega a quelle percentuali, così come ignora che gli elettori della Lega non sono tutti degli imbecilli che si fanno turlupinare dal politicante di turno. Santori ignora molte cose, nonostante le lauree, rimane ignorante poiché ignora tutti i fattori che hanno portato linfa alla destra. Ovviamente non mancano post ambientalisti e molto attenti al tema della «competenza» (che, neanche a dirlo, manca esclusivamente ai sovranisti).

La piazza era composta da tanti cloni di Santori, una folla di conformisti che si reputano alternativi e che passano per «impegnati», una massa dove l’eccezione alla regola è la regola dell’eccezione. In piazza Maggiore è stato messo in piedi un mercato di idee a basso prezzo e slogan usati, che le televisioni hanno spacciato per il nuovo che avanza. In questo mercato virtuale non poteva mancare il pesce, la sardina, simbolo di questa contromanifestazione di malaffetti mascherati da custodi del Bene. Il Pesce, simbolo cristiano e catacombico, degradato a vessillo dei ribellocrati (come li definì Philippe Muray) alla bolognese.

Hanno messo in scena il solito party, ma la sinistra italiana come già detto, è da tempo una commedia dell’arte itinerante. Dalle manifestazioni travestiti da Zorro a «Bella Ciao» fatta cantare dagli immigrati in un italiano stentato, sino ai baci saffici in presenza dell’«Orco leghista». A Bologna hanno parlato di «prima rivoluzione ittica della storia», l’opposizione a Salvini è formata da pescivendoli e pescivendole di sardine di carta.

Il giorno delle urne ci ricorderemo di questa cagnara, di questa aggressività mascherata da antifascismo, di questo burlesque politico, di questo spettacolo in filodiffusione che voleva parlare di valori, ma non ha parlato di niente.

 

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