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Incappucciati di estrema sinistra aggrediscono un ragazzo a Torino

novembre 14, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

A Torino, due militanti di destra sono stati aggrediti da una quindicina di incappucciati di estrema sinistra. I due giovani sono stati ricoverati all’ospedale con occhi gonfi, ferite e fratture. Il fatto è avvenuto nel quartiere San Paolo, da tempo soggetto a una notevole tensione politica generata dal centro sociale CSOA Gabrio e dal collettivo universitario «Studenti Indipendenti». Questo pestaggio seguito a un pedinamento, è solo l’ultimo di una serie infinita di episodi violenti e criminali che hanno visto come protagonisti i cosiddetti «gruppi antagonisti», militanti di estrema sinistra orbitanti intorno ai numerosi centri sociali del capoluogo piemontese.

Nel Febbraio di quest’anno, al Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino vi sono stati scontri fra studenti dei cosiddetti «collettivi» e forze dell’ordine. Un’esatta replica di quelli avvenuti nei quattro anni precedenti. La causa è sempre la medesima: un volantinaggio degli studenti del FUAN, il movimento universitario di destra vicino a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Nel 2015, tre militanti del FUAN vennero aggrediti e malmenati dai membri dei già citati «collettivi».

Sempre le varie sigle dell’estrema sinistra universitaria torinese, sono responsabili degli scontri avvenuti presso il Burger King inaugurato in prossimità di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche. In uno dei numerosi scontri avvenuti nei pressi del fast food, il caposquadra del reparto mobile della Polizia di Torino è stato ferito da un gruppo di manifestanti e ha riportato una frattura dell’omero.

Ma torniamo al Campus Luigi Einaudi, costruito in fronte al centro sociale Askatasuna, storico covo di anarchici e base operativa dei No Tav. Da sempre al centro di scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti, vandalismi e spaccio di droga. Nel Luglio del 2018, una retata della polizia nel centro sociale portò al sequestro di mazze e coltelli e a quindici misure cautelari. Viene spontaneo chiedersi se non sarebbe stato meglio chiudere quel centro sociale, prima di edificarci vicino un campus universitario, già collocato nel difficile quartiere Vanchiglia.

La vicinanza al centro sociale si è fatta sentire, in particolare con l’occupazione dell’aula studio C1 a cui seguì il solito scontro con gli agenti di PS e che rimane tutt’ora «okkupata» e sede di dibattiti e soprattutto party notturni. Gli studenti dell’estrema sinistra spadroneggiano al Campus e a Palazzo Nuovo: interrompono le lezioni per contestare professori (come accaduto alla professoressa Fiorella Lunardon) e per «manifestare» le proprie opinioni riguardo ai diritti delle donne o dei lavoratori; appiccicano ovunque assorbenti (per fortuna non usati) l’otto Marzo, riempiono l’università di bandiere No Tav e bandiere palestinesi; occupano spazi pubblici dell’università per «flash mob» e comizi. Il tutto avviene senza un battito di ciglia da parte delle autorità dell’Ateneo, che sembrano piuttosto tolleranti e oserei dire compiacimenti rispetto alla situazione fin qui descritta.

Gli studenti dell’estrema sinistra e dei vari «collettivi» hanno fatto dell’università di Torino un centro di propaganda antisionista e pro-palestinese. L’attivismo anti-israeliano ha fatto breccia attraverso l’associazione Progetto Palestina, che si batte contro l’inesistente «apartheid israeliana» e invita pseudo storici come Ilan Pappé e fanatici antisionisti come Miko Peled a tenere “lezioni” nei locali dell’università. Nei giorni che precedono il 25 Aprile, i muri dell’Ateneo sono ricoperti di manifesti contro la Brigata Ebraica, considerata l’embrione dell’esercito israeliano. L’avversione a Israele raggiunge punte di vero e proprio antisemitismo.

Fra professori e vandali della sinistra radicale vi è una «corrispondenza di amorosi sensi», forse i primi si rivedono nei secondi e ricordano la loro gioventù altrettanto barricadera. Sulla questione del Burger King, ad esempio, diversi professori si sono schierati con i «collettivi» di studenti. Così come sono state veramente poche le voci sollevatesi contro le attività antisioniste degli studenti di estrema sinistra.

Estrema sinistra che a Torino unisce le formazioni universitarie degli studenti al centro sociale, a sua volta legato a diverse occupazioni presenti sul suolo cittadino: da quella di Pietra Alta, nella periferia nord, gestita dal comitato PrendoCasa, a quelle presenti nel quartiere San Paolo, difese dallo Sportello Casa del Centro Sociale Gabrio, passando per quelle dell’Ex-Moi (vecchie palazzine olimpiche), tutte abitate da immigrati (circa 700). Una situazione di inveterata illegalità da parte di organizzazioni e associazioni che usano gli spazi universitari per fare propaganda.

Dalle cronache abbiamo appreso che non solo Torino è ostaggio di fanatici ideologici usciti dal peggio degli anni Settanta, l’università La Sapienza di Roma è in mano ai gruppi dell’estrema sinistra. Alcuni mesi fa, Francesco Ginese è morto dissanguato dopo essersi ferito mentre scavalcava la cancellata della Sapienza, in viale dell’Università, per entrare al party disco-Sapienza organizzato dai collettivi universitari. Giustamente, l’ex Ministro dell’interno Salvini chiese: «Perché rettore tollera illegalità?». La Sapienza è la stessa università che ha accolto Mimmo Lucano con scroscianti applausi e ha rifiutato Benedetto XVI.

Nella rossa Emilia-Romagna, gli attivisti del Collettivo universitario autonomo hanno scatenato, negli anni, diversi disordini per le ragioni più disparate: dai tornelli nelle biblioteche ai comizi di Forza Nuova. Viene da chiedersi quando, da Torino a Palermo, passando per Roma e Bologna le autorità universitarie decideranno di prendere nettamente le distanze dalle varie formazioni della sinistra estrema, garantendo il pluralismo e mettendo fine alle battaglie fra questure e gruppi di teppisti politici. Date le situazioni, si rende necessaria anche una vasta operazione di controllo da parte delle forze dell’ordine, per estirpare i nuclei di illegalità che metastatizzano nei quartieri e nelle università. Ad oggi, non sembra esserci la volontà politica di procedere nella risoluzione dei suddetti problemi. Si rischia però di trasformare pezzi di città in zone franche, pericolose per studenti e residenti.

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