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L’Italia occulta. La storia della Repubblica nelle memorie di Giuliano Turone

novembre 12, 2019 • Io Leggo

 

di Luigi Coppola –

“Giuliano Turone in questo lavoro si propone di far conoscere anche alle giovani generazioni quella faccia del potere occulto che ha potuto osservare più da vicino di tutti noi, e ci ricorda che il -Piano di rinascita democratica- venne elaborato tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976.“

La citazione di Stefania Limiti, tratta dal suo saggio (“Le interferenze occulte nel caso Moro”) in appendice al libro, sintetizza con chiarezza, il fine dell’ultimo saggio di Giuliano Turone. Invitato alla presentazione del suo stesso volume, Italia occulta (edito da Chiarelettere – gennaio 2019), lo scorso 14 settembre al Festival Letterario “Florinas in giallo”, nel sassarese e intervistato dal giornalista Giovanni Fancello.

La partecipazione dell’ex magistrato con il suo saggio che setaccia il triennio tragico della Repubblica Italiana, dal 1978 al 1980, a una rassegna tipicamente dedicata ai romanzi noir, esprime un carattere ancor più inquietante e contemporaneo dei contenuti narrati in un testo costruito esclusivamente da fatti accaduti realmente.

Vulnus storico nella storia repubblicana, vissuto in prima persona dall’autore del libro (che si avvale della pregevole prefazione di Corrado Stajano), è il rinvenimento degli elenchi della loggia massonica P2 presieduta da Licio Gelli.

L’evento si consuma con la memorabile perquisizione avvenuta all’alba del 17 marzo 1981, presso gli uffici della ditta di abbigliamento Giole di Castiglion Fibocchi, nell’aretino, riconducibile al banchiere Michele Sindona, Sul falso rapimento di quest’ultimo stava indagando lo stesso Turone insieme al collega Gherardo Colombo.

Intorno a questa vicenda madre, sole nero di un sistema satellitare stragista ed eversivo, muovono le trame di una mattanza di sangue unica in tutte le democrazie occidentali del secondo dopo guerra mondiale del Novecento.

Sono diverse le testimonianze narrate circa esperienze dirette vissute dall’autore.

La pagina 36 che riporta la comunicazione degli iscritti agli elenchi ritrovati della P2 al Presidente del Consiglio dell’epoca (A. Forlani) è uno straordinario documento storico.

“Arriviamo a Palazzo Chigi, ci accompagnano in anticamera e qui chi ci riceve? Il prefetto Mario Semprini, che dall’elenco della P2 risulta titolare della tessera d’iscrizione n. 1637. Non siamo nemmeno tanto stupefatti, sapevamo che il segretario particolare di Forlani risultava nella lista P2. Pensavamo però che avesse il buon gusto di non venire ad aprirci la porta.”.

La narrazione che segue, con la dovizia nell’esprimere il tergiversare, la riluttanza avanzata dal massimo esponente di governo nel riscontrare la relazione dei due giudici milanesi è quasi visiva. Riporta alla memoria del lettore, un’espressione analoga dello stesso politico ancora più provato, questa volta in aula di tribunale, una dozzina di anni dopo, incalzato  domande di un altro magistrato del pool milanese, Antonio Di Pietro

Al vaglio di Turone il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, la strage di Bologna, il delitto di Mino Pecorelli, gli attentati di Piazza Fontana e del treno Italicus sino ai tanti omicidi commissionati alla mafia: dal presidente Piersanti Mattarella, al generale Dalla Chiesa, ai giudici Falcone e Borsellino. Fatti documentati con atti giudiziari e sentenze di processi che svelano un’intricata, perversa non confutabile tela del ragno.

La metastasi culturale politica della loggia massonica P2 ha una portata imponente e monopolizza i gangli vitali dello Stato e della società italiana. I suoi esponenti presidiano tutte le massime istituzioni. Nell’’Arma dei Carabinieri insiste devianza strutturale in alcuni profili apicali. Gli “antagonisti” piduisti ai colleghi operativi del generale Dalla Chiesa della caserma Pastrengo di Milano riflettono un caso drammatico.

“Giulio Andreotti riconosciuto penalmente responsabile, ancorché prescritto, di complicità con Cosa Nostra”.

Il capoverso che titola il quinto capitolo del libro, racchiude in sé una serie di motivazioni decisive alla rimozione pressoché totale di queste vicende dai programmi di storia per gli studenti italiani.  I depistaggi operati da apparati dello Stato (la vicenda delle targhe automobilistiche contraffatte nell’omicidio Mattarella, l’ennesimo caso di scuola), le ingerenze internazionali nell’affaire More e i tentativi di golpe realizzatisi nel periodo indagato non chiudono un’epoca da archiviare.

La vasta bibliografia con le note esplicative, richiamano altri testi che osservano il fenomeno dilagante nei settori vitali della società. L’informazione è tra i principali, così la presa del Corriere della Sera dai sodali di Gelli.

(vedi http://caratteriliberi.eu/2018/08/08/recensione-libri/il-cuore-del-giornalismo/ .)

I riferimenti disponibili sulle conclusioni delle indagini parlamentari (Commissione Anselmi – Commissione stragi), i numerosi documenti reperibili in rete non compensano la scarsa conoscenza comune alla maggior parte di cittadini con meno di trent’anni.

Le responsabilità giudiziarie e politiche di diversi soggetti che ai giorni nostri detengono importanti sfere d’influenze nell’opinione pubblica confermano una continuità strisciante non distante da quelle rivelazioni.

Lo studio e la conoscenza di queste fonti non possono non generare segnali d’inquietudine e sgomento rispetto alla deriva destabilizzante contemporanea sulla coesione democratica del nostro Paese. Non va trascurato l’impegno civile e civico, senza scadere nello scontro ideologico, di un’importante schiera di autori, protagonisti e cittadini della vita democratica.

Luce essenziale per i nostri giovani e la coscienza collettiva.

 

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