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Il ricatto

novembre 10, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Niram Ferretti – 

 

Le domande da porsi sono le seguenti: è possibile sottrarre Liliana Segre alla sua monumentalizzazione? E’ possibile sottrarla all’aura di sacralità laica che le è stata prodotta intorno e riportarla alla dimensione dell’umano?

Sono domande che si accompagnano all’inevitabile constatazione che da quando la Segre è diventata senatrice a vita, tutto quello che esce dalla sua bocca deve essere accolto come un pronunciamento ex cathedra pena inflessibili scomuniche e accuse di connivenza con gli sciagurati che la insultano in quanto sopravvissuta alla Shoah.

L’operazione, nata a sinistra, di fare di questa signora di 88 anni un’edicola votiva accompagnata da flabelliferi sguaiati, che si chiamino Gad Lerner o Roberto Saviano, poco importa, deve essere esibita come tale.

Non si è antisemiti né si diventa antisemiti perché si rigettano gli accostamenti fatti dalla senatrice tra migranti ed ebrei in fuga dalla persecuzione nazista, o si trova tirata per i capelli la metafora tra annegamento nel mare dell’indifferenza da parte degli ebrei perseguitati e annegamento in mare dei migranti.

Si può dire, infatti, che nei confronti dei migranti l’indifferenza mondiale sembra essere assai scarsa vista la costanza con cui vengono accolti e ripartiti, e la giusta enfasi che viene data al fenomeno da parte dei mass media. Si può anche dire, cosa che la senatrice Segre sa assai bene, che mentre gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale erano al centro di un progetto di sterminio su scala planetaria, i migranti non lo sono. Come, si può aggiungere, che mentre i primi, una volta in fuga, soprattutto in Europa, non avevano alcun luogo realmente sicuro dove rifugiarsi, i secondi lo riescono a trovare una volta sbarcati e accolti. Molto altro si potrebbe dire, ma è sufficiente questo.

L’apertura del cuore, il protendersi verso il bisognoso, l’affamato, l’ignudo, il senzatetto, il povero, è una delle più nobili attitudini umane, ma così come con i buoni sentimenti non si fa buona letteratura, anzi, frequentemente la si fa pessima, l’inferno è notoriamente lastricato di intenzioni assai lodevoli.

La sinistra pro-immigrazionista che si stringe interessata intorno alla senatrice Segre come un corpo armato blindandone le dichiarazioni e accusando chi le critica di assoluta infamia, va smascherata nel suo intento prettamente strumentale.

Il ricatto va respinto senza indugio. Coloro che considerano Matteo Salvini e Giorgia Meloni, untermenschen, soprattutto il primo, a cui l’Espresso mesi fa dedico una copertina intitolata “Uomini e no” in cui sopra la prima parola appariva il volto di un migrante di colore e quello dell’ex Ministro dell’Interno appariva sopra la seconda, non hanno alcuna credenziale per fare la morale.

Di coloro è ostaggio consenziente la senatrice Segre. Con tutto il rispetto per la storia dolorosa che le sta alle spalle (come quella di tantissimi altri sopravvissuti alla Shoah), ciò va detto senza indugio e soprattutto senza alcun timore.

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