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Totem e randello

novembre 2, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

 

Occorre un preambolo cautelativo quando si parla della senatrice Lilliana Segre, e non dovrebbe neanche essere necessario, ma i tempi sono quelli che sono, e dunque, per non essere accusati di essere seguaci di Codreanu, di Himmler o di Preziosi, va specificato il rispetto per la sua storia personale, per ciò che questa storia dolorosa rappresenta. Detto questo si deve però avere il diritto pieno di potere criticare alcune sue dichiarazioni e soprattutto si deve potere dire che la signora è stata trasformata dalla sinistra in un totem a cui si chiede di professare cieca devozione.

Abbiamo assistito a quanto è accaduto intorno alla Commissione contro l’odio che prende origine da una sua mozione. Al Senato, il centrodestra unito non l’ha votata, e per ottime ragioni, e subito si è scatenata la solita penosa accusa di complicità con odiatori, antisemiti e razzisti, quasi che questa inutile commissione possa costituire l’argine supremo nei confronti degli odi sparsi in rete e altrove.

In realtà essa è solo uno strumento da usare contro il centrodestra e in modo specifico contro due partiti, Lega e Fratelli di Italia, considerati a priori impresentabili. Tra i votanti di Salvini e della Meloni ci sarebbero infatti, e solamente lì, quei deplorables che Hillary Clinton indicava con sussiego come il bacino di elettori principali di Donald Trump.

Fascisti, razzisti, xenofobi, omofobi.

Starebbero sola a destra i peccati più tremendi, così ce la racconta una sinistra che non si perita mai di condannare Israele tutte le volte che si difende dall’estremismo islamico, o che si genuflette ossequiosa davanti all’Iran o porge omaggi a Jeremy Corbyn che ha trasformato il partito laburista, quello sì, in un covo di antisemiti e antisionisti.

Dunque si apparecchia una commissione a nome della Segre, e prima di questa commissione si fa uscire su i giornali, Repubblica in testa, un rapporto del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) dal quale risulta che la senatrice Segre viene regolarmente ricoperta di insulti antisemiti in rete. Certo, gli insulti sono veri, ma servono anche alla bisogna, a produrre soprattutto un sillogismo truffaldino che potrebbe così suonare, “Se si è solidali con la senatrice Segre per gli insulti che subisce, si sarà necessariamente solidali con la commissione parlamentare che nasce da una sua mozione“.

In realtà tra le due cose c’è una distanza enorme, come quella, ancora più vistosa tra i migranti morti in mare e gli ebrei uccisi durante la Shoah, accostamento ormai sdoganato a sinistra, soprattutto da quella pro-immigrazionista.

Gli insulti antisemiti nei confronti della senatrice Segre sono riprovevoli, come sarebbero riprovevoli anche quelli nei confronti di Gad Lerner, il quale non si perita mai di ingiuriare con l’epiteto di “razzista” e di “fascista” chi non ritiene come lui che i migranti sono da considerarsi alla stregua degli ebrei che fuggivano la persecuzione nazifascista. Ma la Commissione contro l’odio contiene troppi tipi di odio e troppo selettivi per non essere scambiata per ciò che è; un comitato ideologico che recepisce il dettato della UE, secondo il quale è nel nazionalismo che si anniderebbe ogni male.

La senatrice Segre si presta a tutto ciò con candida solerzia. Ha dichiarato chiaramente di non intendersi di politica, la sua è una battaglia morale. Beata ingenuità. Fare delle battaglie morali quando si è accuditi con amorevole e interessata cura da una ben precisa parte politica, snatura vistosamente la purezza e la lodevolezza dell’intento. Di questo, la senatrice, probabilmente non si è accorta.

Va aggiunta un’altra cosa. Diventando senatrice, certo non per sua scelta, ogni sua dichiarazione è impossibile sottrarla alla politica e, inevitabilmente, alla sua strumentalizzazione. Per questo, a Liliana Segre, va ricordato con garbo che la sua battaglia morale è stata, purtroppo, sequestrata da chi la usa per colpire l’avversario. Sicuramente, la signora, non aveva alcuna intenzione di diventare un totem che alla bisogna viene convertito in un randello.

 

 

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