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La Germania e le ricette monetarie antinflazionistiche

ottobre 14, 2019 • Mondo, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Si è soliti pensare che la Germania sia una nazione di successo. La Germania come modello economico da imitare, al punto che le sue ricette monetarie antinflazionistiche sono diventate il Vangelo della Banca Centrale Europea. Se si guarda alla realtà tedesca senza le lenti deformanti dell’esterofilia e dell’europeismo acritico, si spalanca all’osservatore una società ben lungi dall’essere un modello da importare.

La Germania ha sviluppato un paradigma economico mercantilista, altamente dipendente dalle esportazioni (automobili, ricambi, reattori nucleari, prodotti chimici organici e acciaio) che ha impoverito milioni di tedeschi, spingendoli nell’inferno dei «lavoretti» precari e sottopagati. La paga mensile media di molti lavori si aggira intorno agli 800 euro, in progressiva discesa. Le vittime delle «riforme» del lavoro si ammassano in quartieri periferici, come Marzahn, dove si vive di sussidi statali, lavoro nero e piccola criminalità fra palazzi grigi dell’edilizia popolare.

Questa situazione è stata generata dalla deregolamentazione del mondo del lavoro e dalla conseguente compressione dei salari. La situazione si è aggravata ulteriormente a partire dal 2015, col massiccio arrivo di immigrati siriani sponsorizzato dalla cancelliera Merkel, «accolti» in un paese dove, secondo il Paritätische Gesamtverband, 12 milioni di cittadini su 80 guadagnano meno di 600 euro mensili. Una mossa utile agli industriali per rivedere ulteriormente a ribasso il costo del lavoro, rimanendo così competitivi nelle esportazioni che reggono l’economia tedesca.

Secondo il Gatestone Institute, del milione di profughi accolti all’insegna del «wir schaffen das» (ce la possiamo fare) merkeliano, solo 34 mila hanno trovato regolare impiego, gli altri sono presumibilmente andati a ingrossare le fila del lavoro nero e della criminalità. In generale, i profughi  si sono dimostrati poco propensi al lavoro legale e all’integrazione. Deutsche Post ha offerto 1000 posti di lavoro ai soli profughi, sono state presentate 235 domande e solo 15 aspiranti sono giunti alla fine del percorso formativo generosamente elargito.

La Germania ha un problema non solo lavorativo con gli immigrati. Oltre alle violenze sessuali di massa a Colonia nel Capodanno del 2016 organizzate via social dai sedicenti «richiedenti asilo», in tutto il paese è emergenza stupri. Nel 2013 erano stati denunciati 559 crimini sessuali, nel 2016 sono stati denunciati 3404 reati sessuali commessi dai soli profughi. Gli stranieri, in prevalenza islamici, sono un pericolo anche per gli ebrei tedeschi. Insieme alla Francia, la Germania è uno dei posti più insicuri per le comunità ebraiche. Il delegato del governo tedesco per la lotta all’antisemitismo, Felix Klein, ha invitato gli ebrei a non indossare la kippah in pubblico.

Il collasso della Germania non è solo morale o economico, ma anche militare. In un articolo di Matthew Karnitsching pubblicato su Politico Europe, si legge: «Gli aerei non volano. Le navi e i sottomarini non navigano. Manca tutto: dalle munizioni alle mutande» e ancora: «alcuni ufficiali americani sono rimasti sorpresi nel vedere i soldati della Bundswehr che si parlavano con dei telefoni cellulari, perché erano terminate le scorte di apparecchi radiofonici protetti. Meno del 20 per cento dei 68 aerei da combattimento e meno del 30 per cento dei jet eurofighter riuscivano a volare nel 2018». Come ha scritto Jakob Grygiel su The American Interest: «La Germania è militarmente supina ma con tendenze egemoniche. È troppo debole per guidare l’Europa fornendogli sicurezza, e quindi cerca di placare i nemici europei come la Russia e la Cina permettendo loro di estendere un’influenza sempre maggiore sul continente. La Germania è un pericoloso pacifista». La Germania si crede la nazione più «morale» e conduce una politica estera subdola, antiamericana e filo-islamica.

Siamo in presenza di una nazione che ha perso la bussola morale, Giulio Meotti nel suo libro Il suicidio della cultura occidentale ha scritto: «La società tedesca oggi è pacifica ma passiva; stabile ma stagnante; moralmente impegnata ma assurdamente assente, come se subisse il proprio destino». Passiva nei confronti della fine del cristianesimo e davanti all’islamizzazione. Schäuble, il falco europeista, ha proposto un islam di Stato per integrare i sei milioni di musulmani residenti sul suolo tedesco. Senza identità, fiacca, vile, sottomessa e arrogante. La Germania continua a essere la guida dell’Europa, un timoniere impazzito che sta conducendo la nave verso il maelstrom.

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