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Svezia, dalla leggenda alla realtà

ottobre 9, 2019 • Mondo, z in evidenza

 

 

di Davide Cavaliere –

Nella narrazione dominante, cioè progressista ed europeista, la Svezia sarebbe il grado più alto della civiltà, della ragione, dei Lumi. Una società inclusiva, felice e «open minded». Le cose non stanno così. Sotto la patina brillante del modello svedese, si apre un vuoto fatto di solitudini, violenze, dipendenze, manipolazione. La Svezia è l’impero del Bene di cui scrisse Philippe Muray, con tutti i guasti che esso comporta.

Il paese scandinavo è oggetto di venerazione per il suo sistema penale, teso all’inserimento del condannato, alle pene alternative e capace, grazie all’accorpamento con un welfare generoso, di ridurre quasi a zero i tassi di criminalità. Come tutte le leggende, anche questa fa a pugni con la realtà. Come emerge dallo Swedish Crime Survey, la Svezia registra da anni un aumento esponenziale dei crimini, soprattutto omicidi, rapine e violenze sessuali.

Nel 2014, i reati denunciati alle forze dell’ordine sono cresciuti del 70% rispetto al precedente anno. È aumentato in modo preoccupante il fenomeno delle bande, a causa delle quali il numero di sparatorie è superiore a quello di Germania e Norvegia. Come riporta Repubblica: «In Svezia il tasso di omicidi è di 1,12 per centomila abitanti, cioè lievemente superiore a quello danese e paragonabile a quello nel Regno Unito».

Le bande di criminali non si limitano a farsi la guerra tra loro, ma sovente assaltano commissariati e pattuglie di polizia, una polizia inefficiente che risolve solo il 25% dei casi di sparatorie contro il 90% della Germania. Gli scontri a fuoco si concentrano soprattutto a Stoccolma, Göteborg e Malmö. Tre grandi centri urbani con periferie spesso in fiamme.

I dati più allarmanti riguardano però le violenze sessuali. Nel paese più «rosa» al mondo, il 46% delle donne svedesi ha subito abusi sessuali fisici e l’81% è stata vittima di molestie. L’European Union Agency for Fundamental Right incorona la Svezia capitale mondiale degli stupri per l’anno 2014. Nove anni fa, la Svezia femminista era «solo» il secondo paese per stupri, circa 53,2 ogni centomila abitanti. Arrivando a 6700 nel 2016.

Nel 2017 ci sono stati 7370 casi. I crimini si concentrano, anche in questo caso, nelle città principali che, guarda caso, sono anche quelle dove si concentra il maggior numero di immigrati. Non esistono statistiche ufficiali in merito, la Svezia proibisce indagini basate sulle provenienza geografica ed etnica.

Esiste però uno studio dello Swedish National Council for Crime Prevention, che sancisce una maggiore propensione allo stupro dei gruppi di nordafricani, iracheni e subsahariani. L’intellettuale James Traub ha denunciato questo stato di cose su Foreign Policy, scagliandosi anche contro il soffocante politicamente corretto che arriva a negare le violenze.

Il modello d’integrazione svedese, fondato su uno Stato sociale universalistico e su leggi antidiscriminazione è collassato, un fallimento su tutta la linea. Nell’Aprile del 2017, un membro dell’ISIS ha colpito Stoccolma lasciando a terra cinque morti, tra cui una bambina. A riprova delle ragioni religiose e non sociali del terrorismo islamico. Il multiculturalismo svedese non mette in relazione autoctoni e stranieri. In nome di un malinteso relativismo culturale, agli immigrati è permesso riprodurre sul territorio nazionale le loro organizzazioni sociali. Permettendo agli immigrati di chiudersi in zone franche, aumenta la  diffidenza e l’ostilità verso la società ospitante e contribuisce a marginalizzarli.

Un altro sintomo del malessere svedese è la diffusione endemica delle droghe. Secondo i dati del 2017 dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, la Svezia è la seconda nazione europea per morte da overdose. 100 morti ogni milione d’abitanti. Nonostante il pesante sistema d’assistenza sociale, il paese scandinavo non investe nel recupero e nell’reinserimento dei tossicodipendenti. L’elevata competitività sociale e scolastica spinge i più giovani nel gorgo della droga. Si rileva inoltre, un numero impressionante di disturbi alimentari, depressione e soprattutto disturbi dell’identità di genere.

In Svezia, il sesso è oggetto di una vera e propria forma di ingegneria sociale, basata sulla controversa Teoria del Genere. Lo Stato ha avviato un programma pedagogico per estirpare i pregiudizi di genere e, di fatto, edificare individui privi di identità sessuale. Nel 2012 è stato coniato il pronome neutro «hen» per rivolgersi ai bambini e agli adolescenti «incerti» sulla loro sessualità. Anche la famiglia monogamica ed eterosessuale è in disfacimento. Sempre più svedesi vivono e muoiono da soli. Erik Gandini, nel suo libro La teoria svedese dell’amore spiega come la Svezia sia scivolata verso un modello post-familiare e afamiliare. La presenza di un welfare estese rende superflua la necessità di una famiglia e la fecondazione medicalmente assistita rende inutile un partner.

Anche la Chiesa svedese attraversa una profonda crisi. È, letteralmente, in via d’estinzione. Le chiese sono vuote, la popolazione si dichiara in maggioranza atea. La fine del Cristianesimo non segnerà la fine della religione. La massiccia presenza di immigrati musulmani, sta islamizzando la nazione; il Qatar approfitta della tolleranza svedese per finanziare nuovo moschee e formare nuovi imam di tendenza salafita. L’aumento della presenza islamica va di pari passo con la crescita dell’antisemitismo, che si salda con l’antisionismo di una sinistra che governa il paese da settant’anni e che ha sposato la vittimologia palestinese.

Lo stato svedese ricorda da vicino il Brave New World di Aldous Leonard Huxley, dove il consenso è estorto da un complesso politico-mediatico che impiega la censura politicamente corretta e la manipolazione soft per imporre l’utopia multiculturale e mondialista. In sette decenni, i socialdemocratici svedesi, i «new totalitarians», hanno edificato uno stato sociale pervasivo e soffocante.

La Svezia è il laboratorio di un gigantesco esperimento, che impiega l’ingegneria sociale per costruire l’uomo nuovo globale, privo di identità nazionale e sessuale. Dopo decenni di dominio politico-culturale della sinistra, il cittadino svedese “ideale” è solo, alienato, asessuato, conformista e accecato. Uno stato di cose che nemmeno l’avanzata della destra nazionalista di Jimmie Akesson riesce a modificare.

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