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la messa in scena del Carola Show

ottobre 7, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Il carrozzone burocratico che siamo soliti chiamare Unione Europea ha un parlamento farsa. Assomiglia al parlamento dell’Unione Sovietica, che non deteneva alcun potere fondamentale e si limitava a timbrare scelte prese altrove. Rispetto al Soviet Supremo ha una maggiore inclinazione agli spettacoli circensi, come quello andato in scena con l’invito del pirata umanitario Carola Rackete. La tedesca Carola, che violò le leggi dello Stato italiano e penetrando illegalmente nel porto di Lampedusa schiacciò una motovedetta della Guardia di Finanza contro la banchina.

La Rackete è stata invitata a pontificare al parlamento-farsa di cui sopra e, al momento della sua apparizione in aula, è stata accolta con un delirante e agghiacciante applauso con tanto di standing ovation. Un invito e un applauso che sono un insulto alla nazione italiana.

La Madonna laica del Migrante ha tenuto, con la sua consueta sfrontatezza e arroganza, un discorso banale e lacrimevole: «Il caso della Sea Watch è stato una vera vergogna». Incaponirsi per portare quegli immigrati in Italia su suggerimento del governo tedesco (come da lei stessa ammesso) è stato, al contrario, un atto di carità. Gli eurorimbambiti hanno applaudito.

Santa Carola posa da vittima: «Ho visto persone lasciate sole in mare o riportate nella Libia da cui erano fuggite. Ma nessuna esperienza è stata pesante come Sea Watch 3 con a bordo i migranti per giorni che nessuno voleva». Povera Carola, come dev’essere stato difficile stare in mare con l’assistenza della Guardia Costiera e della Finanza (che poi avrebbe speronato). Forse con «esperienza pesante» si riferiva alla presenza dei parlamentari del PD saliti a bordo. Ovviamente, la Rackete non si chiede come mai nessuno volesse quel carico di africani. I guasti dell’immigrazione non turbano la sua coscienza di ricca tedesca.

Non poteva mancare l’abituale riferimento all’Europa «culla dei diritti umani» e altre allegre amenità. Carola finge di ignorare che gli immigrati, generalmente, non amano la cultura europea. Sono interessati solo ad arricchirsi e sono disposti esclusivamente a riproporre qui il loro modello tribale di vita. Svezia docet.

Nel suo sermone «no border», Carola afferma anche che in materia di immigrazione gli Stati: «non sono disposti ad affrontare i tempi moderni». Emerge in filigrana l’ideologia che parla attraverso la sua bocca teutonica, l’immigrazione come fenomeno inarrestabile, come destino dell’Europa. La «capitana» pensa di agire in accordo col senso della Storia.

Senza vergogna alcuna, afferma che l’Italia con i decreti sicurezza: «non rispetta il diritto internazionale e del mare». È in pieno delirio di onnipotenza. Tentare di impedire uno sbarco, l’ennesimo, di immigrati sarebbe illegale. Nessuno, nella platea dei sostenitori, ha avuto il coraggio di farle notare che tra gli immigrati da lei scaricati a Lampedusa si celavano tre scafisti e trafficanti di esseri umani.

Il Carola show è andato in scena. “L’adeguato” presidente del parlamento europeo, David Sassoli, ha mantenuto la promessa di aprire il parlamento alle ONG. Le istituzioni europee ci hanno regalato il solito spettacolo anti-italiano e l’hanno fatto col benestare di alcuni nostri (purtroppo) connazionali. Sia da monito a quanti ancora nutrono dubbi sulla necessità e utilità dell’Unione Europea.

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