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Europeismo, globalismo, tecnocrazia, utopismo e castelli di carta

settembre 28, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

«La Storia – diceva Cioran – è un corteo di abbagli», soprattutto la storia recente. Nazismo e comunismo sono stati due abbagli, due miraggi dagli esiti catastrofici. Due ideologie che si illusero di poter fuggire dal mondo con una fuga in avanti, verso un futuro luminoso per la Germania o per il Proletariato. Il comunismo, in particolare, è fallito perché si era convinto di poter operare sul «legno storto dell’umanità», di cancellare dalla faccia della Terra tradizioni millenarie, sentimenti d’appartenenza, identità storiche.

Gli uomini non possono essere vaccinati contro l’utopismo, che nella sua astrattezza si ripresenta sempre sotto vesti rinnovate, europeismo e globalismo sono la riproposizione sotto nuove bandiere dell’utopismo più classico, sono un castelli di carta intellettuali messi in piedi con carte nuove e più patinate, ma l’architettura è la medesima, la stessa di sempre.

Il progressismo «eurocosmopolita» è la riproposizione morbida dell’internazionalismo proletario, col socialismo reale condivide il centralismo, l’ipertrofia burocratica, la tendenza al livellamento normativo, la mentalità costruttivista – denunciata da Hayek – che fa dell’Unione europea e degli organismi internazionali delle strutture create a tavolino e imposte dall’alto, com’era, ai suoi tempi, l’Unione Sovietica. Solo le idee ancorate alla realtà e alla storia sono destinate all’eternità e al successo. Una di queste idee, che germoglia dalla natura dell’uomo e sfida i secoli, è quella di Nazione. Termine che deriva dal latino «natio», «nascere» e che ha il suo corrispettivo nella parola greca «éthnos», «popolo». Entrambe rimandano alla tendenza naturale dell’uomo a riconoscersi e ad amare la propria stirpe e comunità d’origine.

Europeismo e cosmopolitismo sono costantemente minacciati dalla presenza dell’amor di Patria, dalla permanenza dello spirito d’appartenenza nazionale, dall’esistenza dei caratteri nazionali che rendono i popoli unici e non assimilabili. I nuovi bolscevichi devono, quindi, demonizzare e criminalizzare le Nazioni e trasformare il nazionalismo in una grande eresia. Un programma che passa attraverso una «patologizzazione» delle idee nazionaliste e conservatrici, cosa che accomuna la sinistra moderna con quella sovietica, che internava nei manicomi e lobotomizzava i dissidenti.

Assistiamo a una progressiva politicizzazione della psichiatria e della psicologia. Basti pensare al caso di Marine Le Pen, condannata da un tribunale a sottoporsi a una perizia psichiatrica per aver mostrato alcune foto dei massacri dell’ISIS, dopo che il Front National venne definito «più pericoloso dello Stato Islamico».

La psicologia positivista e le neuroscienze d’impronta materialista, riducono i sentimenti umani e le opinioni politiche a processi chimico-biologici. Le nostre predisposizioni e avversioni sarebbero determinate da ormoni e geni, modificabili attraverso terapie farmacologiche e di condizionamento mentale. La dottoressa Maddalena Marini, ricercatrice del Center for Translational Neurophysiology dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Ferrara, ha proposto un metodo per estirpare i pregiudizi in modo «scientifico». La dottoressa dalla sguardo algido, vorrebbe bonificare la mente da presunti atteggiamenti «razzisti» e anti-immigrazione ricorrendo a uno spray all’ossitocina, ormone dell’altruismo.

Non a caso, la Marini lavora anche per l’organizzazione non governativa americana Project Implicit, che si propone di studiare la cognizione sociale implicita e gli stereotipi impliciti. Secondo la Marini, i pregiudizi sono legati alla nostra evoluzione, sono un retaggio animalesco e ancestrale.

La Marini propone anche una terapia basata su strumenti che inducono nel cervello correnti elettriche, con le sue parole: «Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva sono delle procedure considerate sicure che permettono, inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento». Una pratica che ricorda la famosa «Cura Ludovico» di Arancia Meccanica, l’obiettivo perseguito sarebbe: «Studi che hanno iniziato a utilizzare queste tecniche nel campo degli stereotipi hanno permesso di definire una rete di regioni cerebrali causalmente coinvolte in questi processi e di dimostrare che aumentando o diminuendo l’attività di alcune di queste aree è possibile ridurre la forza degli stereotipi inconsci, come quello di genere in ambito scientifico e del pregiudizio che porta ad associare atti di terrorismo all’essere di origine araba rispetto al non esserlo».

Insomma, Abu Abbas e Bin Laden non erano arabi, era solo un vostro pregiudizio. Gli arabo-islamici non hanno compiuto centinaia di attentati, è solo un vostra percezione falsata. La studiosa genovese non è una pazza isolata, a farle compagnia c’è Gilberto Corbello. Docente universitario e dirigente del Consiglio nazionale delle ricerche, ha elogiato uno studio tedesco a base di ossitocina per migliorare la predisposizione all’accoglienza. Corbello vorrebbe applicarlo agli elettori «salviniani».

Tecnocrazia, scientismo, psichiatria… l’Unione Europea nel suo complesso, sta assumendo sempre più i tratti di un «totalstaat» benevolo che, con astuzia pervasiva, organizza la manipolazione mediatica (e medica) delle coscienze.

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