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Equiparazione tra nazismo e comunismo, la risoluzione del parlamento europeo

settembre 22, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Almeno per questa volta, il Pna parlamento europeo ha approvato una risoluzione sensata. La risoluzione in questione equipara, de facto, comunismo e nazismo. Nulla di sconvolgente per chi si approccia alla storia senza lenti ideologiche, scioccante per quanti (e sono molti) vedevano e continuano a vedere nel comunismo una forza liberatoria, democratica, orientata all’uguaglianza e alla libertà.

È curioso che il gruppo parlamentare europeo che comprende il PD abbia votato a favore della mozione, solo qualche mese fa il Segretario nazionale del Partito Democratico Nicola Zingaretti, nel suo saggio Piazza grande, scrisse: «Non ci fosse stata l’Unione Sovietica ciò che è avvenuto in Grecia con la strage di tutti i comunisti sarebbe avvenuto in tutta Europa. Non sarebbero state possibili le lotte dei partiti di sinistra e democratici né il compromesso sociale che oggi in Europa è un esempio per tutto il mondo civilizzato». Una visione complessivamente positiva dell’Unione Sovietica è ancora viva in molti politici e intellettuali della sinistra, che considerano l’equiparazione del comunismo col nazismo una bestemmia.

Senza ombra di dubbio, il comunismo e Stalin hanno contribuito alla lotta antinazista durante la Seconda Guerra Mondiale, pagando un prezzo altissimo, ma solo dopo essersi accordati con la Germania hitleriana attraverso il patto Molotov-Ribbentrop. Il nazismo e il fascismo, inizialmente, videro in Lenin e nella rivoluzione bolscevica una forza rivoluzionaria anti-borghese non dissimile dalla loro. Joseph Goebbels, futuro ministro della propaganda nazista, elogiò Lenin sul giornale del Partito al momento della sua morte. Mussolini, data la sua matrice socialista massimalista, scrisse dei panegirici della presa del Palazzo d’Inverno e della rivoluzione d’ottobre. Uno degli uomini più fedeli al padre del fascismo (tanto da morire con lui), Nicola Bombacci, figura tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia insieme a Gramsci e Bordiga.

Nazismo e comunismo presentano innumerevoli punti di contatto, sono due tentacoli della medesima piovra totalitaria, entrambi emergono dallo stesso abisso, crescono sullo stesso terreno limaccioso e nero. Ad accomunarli vi è l’avversione alla civiltà liberale di stampo angloamericano, al libero mercato, alle «pastoie» del parlamentarismo, il tutto in nome di una democrazia più vera e più pura. Entrambi i movimenti politici, aspiravano a creare società organiche, animate dal culto di se stesse, recuperando così una inesistente unità originaria rispetto alla presente atomizzazione sociale operata dall’individualismo liberale.

Una prospettiva filosofica che accomuna Saint-Simon, Rousseau, Hegel, Marx, ma anche Lenin, Hitler e Gentile. L’odio per la civiltà liberale corrotta dal Capitale e corruttrice attraverso il Capitale, accende in entrambe le ideologie il desiderio di una apocalisse rivoluzionaria che spazzi via ogni traccia di un presente (e di un passato) malato. Nessun riformismo è possibile, solo un rivolgimento totale, un azzeramento assoluto delle forme sociali attuali, che lasci spazio a una società purificata e definitiva. Mezzo per attuare questa palingenesi è un’avanguardia dell’umanità organizzata in Partito, il Partito nazista e i suoi apparati quali le SS e il Partito Comunista sono organizzazioni partitico-burocratiche ferree, gerarchiche, che pretendono di custodire la verità della storia e dell’uomo.

Comunismo e nazismo non miravano solo a dar vita a società rinnovate, ma puntavano a un cambiamento più profondo, volevano operare sull’anima degli individui e far nascere l’«uomo nuovo». Un uomo razzialmente igienizzato per i nazisti; per i comunisti, un uomo disalienato, che cessi di intrattenere rapporti di proprietà con le cose, privo di nazionalità e religione. Un altro elemento che ci mostra la parentela genetica fra i due totalitarismo novecenteschi, è la mentalità scientista.

I rivoluzionari marxisti agivano all’ombra delle Leggi della Storia «scientificamente» individuate da Marx e tutta la pianificazione comunista dei processi sociali si è basata su statistiche e previsioni che si pretendevano «scientifiche». Anche il nazismo aveva un’influente componente scientista, un darwinismo sociale spinto alle estreme conseguenze che si appellava alle ineluttabili «Leggi della Natura» e alla selezione naturale per giustificare l’eugenetica e lo stermino delle razze ritenute inferiori.

Treblinka e l’Arcipelago gulag trovano una loro giustificazione in quelle leggi dello sviluppo sociale considerate oggettive e razionalmente conoscibili. La Gestapo e la GPU non agiscono, bensì sono «agite» da quelle leggi alle quali è impossibile sottrarsi. La stessa gestione dei campi di stermino e dei gulag rispondeva a criteri scientifici, a una pianificazione razionale dell’omicidio di massa e della deportazione.

Nazionalsocialisti e comunisti si collocavano in una posizione superiore rispetto al resto dell’umanità. Erano convinti di operare per un Bene assoluto inscritto nella storia e in nome di questa convinzione, giustificavano ogni efferatezza. Gli individui venivano dissolti in più ampie categorie: la classe sociale o la razza.

Il grande scrittore Vasilij Grossman, nel suo capolavoro Vita e destino mette in scena un dialogo tra il comandante di un lager, Liss e un vecchio bolscevico, Mostovskoj. L’ufficiale nazista sviluppa un lungo parallelo tra nazismo e comunismo e poi afferma: «Due poli! Proprio così! Perché se così non fosse, oggi non combatteremmo questa guerra tremenda. Siamo i vostri peggiori nemici, è vero. Ma se noi vinciamo, vincete anche voi. Mi capisce? E se anche vinceste voi, noi saremmo spacciati, sì, ma continueremmo a vivere nella vostra vittoria. È una sorta di paradosso: se perdiamo la guerra, la vinciamo e ci sviluppiamo in un’altra forma pur conservando la nostra natura». Grossman considerava nazismo e comunismo due forme della medesima sostanza: il totalitarismo. Il Parlamento europeo ci è arrivato sessant’anni dopo lo scrittore russo. Meglio tardi che mai.

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