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Etnomasochismo e idealizzazione dell’immigrato

settembre 18, 2019 • Paralleli, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

 

Lo storico americano Lothrop Stoddard, citato anche ne Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald, diede alle stampe nel 1920 un testo intitolato La crescente marea di colore contro il mondo bianco. Stoddard è un razzista, ma il suo razzismo non ci deve impedire di cogliere le azzeccate previsioni presenti nel suo testo. Lo storico metteva in guardia il mondo europeo dalla crescita delle popolazione non bianca, dall’immigrazione incontrollata e dalla crescita del revanscismo africano e asiatico.

Mezzo secolo dopo, un autore francese non tacciabile di convinzioni razziste, Jean Raspail, pubblica un romanzo celebre e maledetto: Il campo dei santi. Nel libro, un gruppo di paria indiana prende possesso di un centinaio di navi e, sotto la spinta di un santone, muovono verso la Francia meridionale. Il tutto avviene nell’indifferenza dei mezzi d’informazione e con una mezza compiacenza delle diplomazie. Davanti a un milione di invasori, intellettuali e politici vengono colti da un speranza di palingenesi attraverso gli immigrati, pensati come mezzo per espiare la «colpa» coloniale e gli autoctoni vengono spinti ad accogliere la cornucopia migrante. Raspail mette a Roma un Papa sudamericano, che incoraggia il meticciato e la fusione delle fedi. La Francia si lascia occupare rapidamente e il sogno multiculturale lascia il posto a stupri, saccheggi e vandalismi:

«L’uomo di colore scruta l’uomo bianco mentre questi discorre di umanità e pace perpetua. Ne fiuta l’incapacità e l’assenza di volontà di difendersi».

Alcuni francesi organizzano una resistenza armata, soprattutto in Costa Azzurra, si oppongono agli sbarchi, ma vengono bombardati dall’aviazione della Repubblica Francese. Raspail scrive un testo profetico, perfettamente adatto all’oggi e ci mette in guardia dall’accoglienza che disintegra la società e spoglia l’Occidente dei suoi simboli e valori, prima di tutti il Cristianesimo.

Lo sguardo sul futuro di Raspail o di Stoddard o ancora di Howard e del suo L’ultimo uomo bianco, sono sguardi sul nostro presente umanitario e folle. L’atteggiamento complessivo delle società europee davanti all’immigrazione ricorda la raffinata sottomissione erotica raccontata nell’Histoire d’O o quella raccontata da Musil ne Il giovane Törless. Il piacere che deriva dall’essere sottomessi, dall’essere conquistati e comandati. La sottomissione non è impegnativa, non richiede alcuna fatica, estromette l’individuo dalla lotta.

Oggi la questione identitaria ed etnica è decisiva, ma anche tabù. Chi non accetta passivamente l’immigrazione è considerato un bieco razzista, chi si oppone all’Islam viene tacciato di islamofobia. L’Europa sta subendo una massiccia immigrazione afro – islamica e asiatica che ne modificherà, irreparabilmente, la struttura etnica e culturale. Il volto dell’Occidente sarà sfigurato, reso irriconoscibile. Un processo incoraggiato dalle oligarchie europee in spregio alla democrazia e in contrasto con la volontà dei popoli, in qualche misura ancora legati alle tradizioni e alle identità nazionali.

Per giustificare l’immigrazione ci viene detto che l’Italia è, da sempre, terra meticcia e multiculturale. In parte è vero, molti popoli sono transitati lungo la penisola, ma si trattava di conquiste violente, di occupazioni brutali, di domini sofferti. Nulla avevano a che fare con una pacifica convivenza. Un altro argomento impiegato dagli immigrazionisti è quello delle migrazioni dal meridione al settentrione. Esiste, certamente, una «distanza mentale» tra un calabrese e un lombardo, ma essa è molto minore rispetto a quella che ci separa dagli africani o dagli asiatici. Un altro cavallo di battaglia dei partigiani del multiculturalismo è l’immigrazione italiana in America, anche qui il parallelismo non regge, gli italiani muovevano verso un continente scarsamente popolato e in crescita economica; verso una nazione «giovane» che unificava sotto l’etichetta del «pioniere» e del «conquistatore» popoli diversi. L’America di fine Ottocento non è l’Italia del presente.

Insomma, gli unici atteggiamenti corretti nei confronti dell’immigrazione sarebbero quelli dell’«etnomasochismo», dell’idealizzazione dello straniero e dell’odio per la propria nazione e civiltà. Atteggiamenti che rischiano di paralizzare politicamente il mondo occidentale davanti ai flussi migratori e all’islamizzazione della cultura. Un atteggiamento collaborazionista e suicida, ma anche motivato da un bieco calcolo elettorale. Attraverso immigrazione, Ius soli e lassismo culturale, il numero di elettori stranieri crescerà costantemente. Difficile immaginare immigrati islamici votare partiti nazionalisti e identitari europei, si rivolgeranno all’estrema sinistra e ai socialdemocratici. La sinistra si appresta a realizzare la profezia di Brecht, il popolo non va bene, cambiamo popolo.

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