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Redistribuzione migranti, la super cazzola

settembre 16, 2019 • Politica, z in evidenza

 

di Giovanni Bernardini –

I migranti della “Ocean Viking” sono sbarcati, tanto per cambiare, in Italia. Ma Francia, Germania ed “altri” se ne prenderanno una parte. Esultano i militati del PD. “Avete visto?” chiedono festosi, “l’Europa ci da una mano, si prende una bella fetta di migranti, non come quando c’era quel mostro di Salvini”. Ci sarebbe da chiedersi come mai quando c’era il mostro l’Europa di migranti non voleva neppur sentir parlare; forse per i “buoni” l’accogliere o meno qualcuno è una forma di aiuto o di pressione politica. Facciamo invece qualche riflessione in merito.

Se la cosiddetta “europa” è disposta a redistribuire i migranti perché mai questi continuano a sbarcare in Italia? La Ocean Viking poteva raggiungere un porto francese o spagnolo, in quello i migranti sarebbero potuti sbarcare e da lì, dalla Francia o dalla Spagna, si sarebbe potuto provvedere alle operazioni di redistribuzione. Queste averanno invece, guarda caso, in Italia.

La gran parte dei migranti che da tempo avrebbero dovuti essere accolti fuori dall’Italia sono ancora nel nostro paese, compresi quelli della famosa “Diciotti” che avrebbero dovuto essere smistati, in Albania. Sono gli stessi migranti che, un volta sbarcati in Italia, rifiutano di abbandonarla, e le loro pretese trovano orecchie attente e grandi solidarietà qui da noi. Insomma, l’importante è sbarcare e la redistribuzione? Si vedrà.

Malgrado manchi qualsiasi accordo scritto, qualsiasi cosa che abbia anche vagamente la forma di un trattato, sono in molti a parlare di un grande risultato raggiunto dal governo Conte bis. Ci sarà, sempre, la redistribuzione, dicono. La Francia e la Germania si prenderanno ognuna il 25% dei migranti, “altri” (si, genericamente altri) se ne prenderanno il 40% e l’Italia si terrà solo il restante 10%.

Queste percentuali a chi si riferiscono? Alla totalità di chi arriva o solo a coloro che vengono riconosciuti come profughi? La differenza è fondamentale. I profughi veri sono una piccola minoranza dei migranti. Se, come appare quasi certo, le percentuali si riferiscono ai “profughi” Francia, Germania ed “altri” si prenderanno il 25% o il 40% di questa piccola minoranza. Il resto resterà sul groppone dell’Italia. Ma che bello, dove e come si faranno le verifiche per stabilire chi è “profugo” e chi non lo è?

Il meccanismo di redistribuzione dovrebbe avvenire su base volontaria. Chi non accetta i migranti dovrebbe essere multato. Il condizionale è d’obbligo visto che non c’è assolutamente nulla di scritto, di ufficiale. In ogni caso, è chiarissimo che chi non vuole i migranti preferirà una multa all’accoglienza. Quanto a pagarla, quella multa, non si sa quando avverrà. Tutte queste considerazioni però sono, a ben vedere le cose, secondarie, non toccano, neppure sfiorano, il centro del problema. In realtà è il concetto stesso di “equa redistribuzione dei migranti” ad essere del tutto fuori luogo. Il problema vero non è “redistribuire” i migranti. Il problema vero, drammatico, urgente è bloccare le partenze e gli arrivi. Ed è un problema che riguarda tutta l’Europa, non la sola Italia. Quella a cui stiamo assistendo non è una emergenza, un fatto limitato nel tempo e nello spazio, non riguarda singoli individui, o piccoli gruppi. Si tratta di un trasferimento di popolazioni da un continente (quasi da due) ad un altro.

Un fenomeno di dimensioni massicce che in nessun modo può essere ridotto a mera sommatoria di emergenze. Di fronte ad un simile fenomeno tutti i discorsi sul porto più sicuro, il salvataggio di naufraghi, il diritto di asilo, diventano privi di senso. O meglio, sono discorsi che hanno il loro valore nelle aule dei tribunali, o nelle controversie legali fra stati, ma sono del tutto fuori luogo se da questi si vuole partire per rapportarsi ad un fenomeno che ha davvero valenza epocale.

Le varie leggi sul diritto di asilo o sui “porti sicuri” riguardano emergenza, casi eccezionali, singoli individui o gruppi, qualcosa che poco o nulla ha a che vedere coi fenomeni in corso, e poco a che vedere con questi fenomeni ha “l’equa redistribuzione dei migranti”. L’Europa è già stracarica di migranti. Diciamo la verità, paesi come la Francia o il Belgio stanno davvero peggio che l’Italia. Intere aree della Francia, molti quartieri di Parigi sono ormai tutto meno che Parigi o Francia. E si tratta di autentiche polveriere, pronte a scatenare terribili esplosioni di violenza. E’ del tutto comprensibile ed accettabile che la Francia di migranti non ne voglia più. E’ invece meno comprensibile ed accettabile che il governo francese strilli: “accoglienza”, salvo poi pretendere che di questa si debba far carico l’Italia.
Di fronte agli spettacoli di una Europa che parla di “ponti e non muri”, ma vuole che i migranti restino in Italia, o di navi ONG tedesche che pretendono sempre di sbarcare a Lampedusa, di fronte a questi spettacoli indecenti è giusto chiedere la redistribuzione. In quanto tale però la redistribuzione non risolve alcun problema, anzi, lo amplifica.

La domanda che ogni politico degno di questo nome dovrebbe farsi è la seguente: “l’Europa è in grado di assorbire il trasferimento di popolazioni in atto? Può, restando se stessa, accogliere milioni, decine, forse centinaia di milioni di africani e di medio orientali in larga maggioranza di religione islamica?” Basta farsi la domanda per avere la risposta.
L’Europa non può far fronte ad un simile trasferimento di popolazioni. Non lo può reggere economicamente, socialmente, politicamente. Non lo può, soprattutto, reggere culturalmente.

Se i processi in corso continueranno, l’Europa cesserà molto semplicemente di essere Europa. Diventerà prima un aggregato semi tribale di etnie, la Francia  lo è già, si trasformerà in seguito in qualcosa di simile ad un Califfato. In ogni caso non sarà più Europa. Sarà qualcos’altro.
Chi parla sempre di “redistribuzione” in realtà questo processo lo da per scontato. Lo ritiene inevitabile e si preoccupa di renderlo intanto un po’ digeribile a quei “rozzi” europei che non lo gradiscono. Personalmente ritengo invece che sia possibile. e prima ancora che possibile sia doveroso opporsi a processi destinati a distruggere la millenaria civiltà occidentale. Chi parla di “impossibilità” dimentica di aggiungere che sono proprio le politiche che lui propugna a rendere impossibile ciò che impossibile non è.

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