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Giacobini e modernità

settembre 11, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

La Sinistra ripete in modo automatico e stereotipato che bisogna «abbattere i muri», per accogliere gli immigrati, gli islamici, gli omosessuali,  i criminali da redimere, salvare, comprendere. La Sinistra apre le braccia, le spalanca, si dilata come Blob, il budinoso alieno verde, e inghiotte tutto, anche le culture estranee e pericolose per la sua stessa esistenza.

La Sinistra nasce sotto il segno dello sconfinamento. Non tollera i limiti imposti dalla natura, dalla realtà e dalla storia. Da sempre la Sinistra si accorda con l’utopia, col sogno a occhi aperti di un mondo nuovo, diverso, sempre e comunque differente da quello presente. Sognando l’abolizione del «qui e ora» condanna il reale, lo sacrifica a un futuro che non arriva.

I giacobini mozzavano teste concrete in nome dell’umanità astratta, i bolscevichi massacravano i borghesi e i kulaki per avvicinare nel tempo e nello spazio l’avvento dalla società senza classi. Immaginando un mondo puro al di là delle congerie della storia, la Sinistra ha devastato la bellezza del mondo, la bellezza che alberga nella Vita tangibile.

Gli utopisti inevitabilmente diventano tiranni e generano tirannnie perché profondamente liberticida e fondamentalmente generatrice di dispotismo è la convinzione che la realizzazione di «quella» utopia (a qualsiasi costo s’intende) sia la chiave per realizzare qui e ora la perfezione.

La nuova utopia della Sinistra è una riedizione delle fantasie illuministe sulla «Repubblica dell’Umanità» e del sogno marxiano del pianeta unificato sotto la bandiera rossa.

L’allucinazione di un mondo pacificato, privo di differenze, meticcio, senza muri, confini ed eserciti. Un mondo di allegri girotondi come quello, meraviglioso, del dipinto di Matisse; una Terra senza peccato dove gli uomini vivono in pace con le fiere, i lupi ruzzano con gli agnelli e i lattanti giocano con le vipere.

Quando dalla superficie del globo terracqueo, saranno scomparse le Nazioni e i continenti non saranno più sfigurati dall’Uomo bianco, dai settarismi, dalle bandiere… allora, solo allora, l’umanità ritornerà alla sua bontà naturale, alla sua natura gentile ed empatica, in armonia con una Natura incontaminata e materna.

È l’ideologia dello sconfinamento, del superamento dei limiti, la hybris di un progresso che, come dice Olivier Rey, è armato di speroni, ma disarmato di redini. Il modello è il «trans»: transnazionale, transfrontaliero, transessuale, transumano. Le Nazioni sono limiti, vanno superate; il sesso è un confine corporeo, dobbiamo scegliere noi cosa essere; la biologia è il più grande degli ostacoli e allora qualcuno già guarda all’ibridazione uomo-macchina, all’immortalità cibernetica (come fa la femminista Donna Haraway nel suo «Manifesto Cyborg»).

La Sinistra lotta per un mondo indifferenziato, smisurato, omologato. Un mondo privo di forma, de-forme, in definitiva un mondo privo di bellezza. La bellezza sgorga dall’ordine, dalla simmetria, dalla misura, dal limite. La Sinistra ha dimenticato la lezione degli antichi greci, secondo i quali l’ordine sociale doveva essere un riflesso del cosmo, che in greco significa «ordine».

I progressisti ambiscono a disfare l’ordito del mondo per rifarlo più buono, più giusto, più unito, più umano. Le differenze fra i popoli vanno diluite attraverso l’immigrazione, bisogna dire che non vi sono differenze  tra africani ed europei, tra cristiani e musulmani, tra eterosessuali e omosessuali. Tutto si equivale. Ecumenismo, globalismo e politicamente corretto vanno in questa direzione.

La Sinistra è un messianismo umanitario, alla realtà concreta fatta di confini, tradizioni, storie condivise, memorie collettive e identità particolari, vuole imporre una realtà nata nella mente, iperuranica, pura, cerebrale. Dopo «proletari di tutti i paesi unitevi», ecco «abolire le differenze», il nuove Verbo del Vangelo progressista. Alla Sinistra va ricordato che la Vita da origine a numerose  manifestazioni, i confini donano profondità, attraverso il finito si percepisce l’infinito. L’uguaglianza assoluta appartiene ai cimiteri, alla morte.

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