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Gli antisistema del sistema

settembre 6, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Niram Ferretti – 

 

Nello streaming del 2014 in cui Matteo Renzi e Beppe Grillo si confrontarono a Montecitorio, non andò benissimo. Il creatore del M5S, poco prima di alzarsi dal tavolo insieme a Luigi di Maio, allora ancora agli albori della sua resistibile carriera politica, ne disse di tutti i colori all’allora presidente del Consiglio.

“Non abbiamo alcuna fiducia nel tuo sistema…tu rappresenti le banche, i poteri forti…noi siamo all’opposto vostro…vuoi svendere la nostra sovranità noi la vogliamo mantenere”.

Ed ecco, nel 2019, cinque anni dopo, nascere con la benedizione di Grillo un governo targato PD-M5S fortissimamente voluto da Matteo Renzi, che abilmente, da gran intrallazzatore di palazzo quale è, è riuscito a uscire dall’angolo in cui era finito e a prendere di nuovo ossigeno. Salda è infatti la sua presa sopra gruppi parlamentari del PD e sul governo di cui è azionista non direttamente partecipante.

Nelle sue braccia, nelle braccia del sistema, della UE, della vecchia politica politicante, è così finito il partito antisistema, quello degli honesti, dei sognatori, di chi voleva scardinarlo. Perché, questo governo prende vita soprattutto in virtù delle pressioni della UE, dei “poteri forti”, o se preferite, dell’”ordine costituito”, della “tecnocrazia”, come ha dichiarato candidamente durante una trasmissione tv, il vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini.

Certo è una vecchia storia quella dei rivoluzionari che si trasformano in classe dirigente appena assaggiano il piacere del potere, perché si sa, il potere corrompe anche le anime migliori, i più virtuosi, “il potere è il male“, come ben sapeva Manzoni. Ed è altrettanto vecchia la fola che i rivoluzionari lo cambieranno dall’interno, una volta avuto accesso alla segreta stanza dei bottoni. Già il M5S, dopo le europee, aveva partecipato giulivo alla elezione di Ursula van Der Leyen, massima espressione del Sistema, dell’apparato burocratico che domina a Bruxelles.

Cinque anni in politica possono essere tanti, perché la politica è un mondo a parte, in cui il tempo si misura assai più in fretta che nel mondo in cui vive la grande maggioranza degli esseri umani. Cinque anni sono bastati a Grillo e alla sua creatura per allearsi con il proprio acerrimo nemico in funzione anti-Salvini, per evitare che il popolo, della cui emanazione esso sarebbe l’espressione più proba, si potesse pronunciare nelle urne.

Certo, il M5S non ha mai fatto mistero di non credere nella democrazia rappresentativa anche se, naturalmente, se ne è necessariamente servito per potere entrare in Parlamento. E ora che in Parlamento siede, delega al consenso della sua piattaforma, chiamata con il nome del teorico della mostruosa Volontà Generale, “l’idra dalle mille teste” come la fa definire con disprezzo Shakespeare da Coriolano, l’accordo contro natura.

I poteri forti, le banche, il sistema, i mercati, l’apparato. Non importa il loro nome, sono tutti simboli dei potentati che governano le sfere, che prendono decisioni per le moltitudini.

“Vuoi svendere la nostra sovranità, noi la vogliamo mantenere”.

A Berlino e a Parigi le risate si odono convulse.

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