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Capitane, ducetti e chierichetti dell’avanspettacolo politico

settembre 1, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Gli italiani sono impotenti davanti al potere. Per secoli siamo stati impotenti davanti ai lanzichenecchi, ai Borbone, ai duchi, agli arciduchi, agli Asburgo, ai granduchi, ai Papi, agli imperatori e agli austriacanti. Oggi, siamo impotenti davanti ai mercati, alla Commissione europea, al Presidente della Repubblica, alle «capitane» trasandate delle ONG, ai ras di partito, ai «ducetti» dell’avanspettacolo politico.

Telespettatori frastornati della soap opera parlamentare, dell’adulterio di governo, di alleanze illegittime e un po’ comiche. Si respira un’aria di impotenza per le vie d’Italia, fatalismo maledetto dei popoli mediterranei. In democrazia il popolo è sovrano, ma solo ogni cinque anni, il resto del tempo è succube. Si vota per scegliere il padrone.

Chiusi del serraglio virtuale della rete, «postano» la loro impotenza, la loro inutile protesta. Guardano, sugli schermi, le trattative per un governo che se verrà al mondo degraderà l’Italia a meretrice d’Europa, a cloaca maxima, a pattumiera dove sbarcare i cenciosi del mondo, a terra senza confini, né identità, né un volto nel quale i suoi figli possano riconoscersi. Un governo fantoccio, eterodiretto da Bruxelles, stretto nell’abbraccio mortale del commissario europeo Oettinger, che già promette «riconoscenza» al governicchio giallo-rosso.

I parlamentari del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle sono infastiditi dalla presenza del popolo, per loro è un insetto sgradevole, la loro alleanza è una spruzzata di insetticida al popolo che, ronzando, chiede nuove elezioni. Nessuno dubita dei dettami costituzionali, della legittimità istituzionale del cercare nuove maggioranze, ma un governo deve corrispondere alla nazione, deve essere in armonia con la fetta più ampia del corpo elettorale. Non è scritto nella «costituzione più bella del mondo», ma è inscritto nel genoma dei politici e degli uomini di buon senso.

Renzi, Di Maio, Conte, Zingaretti, Boschi e omologhi, mancano del più elementare rispetto verso gli italiani. Dopo esser cresciuto in opposizione al PD, dopo valanghe di accuse, disprezzo, strali infuriati, il Movimento si appresta ad uno scellerato patto con gli ex nemici. Da Movimento di un comico, a comici del Movimento. Un accordo col PD, quel PD che come il pesce puzza dalla testa, travolto dallo scandalo Bibbiano, dallo scandalo delle cooperative, dallo scandalo dalle banche; quel PD che ha perso un referendum, le elezioni nazionali, regionali, comunali, europee, che ha eletto un segretario su cui pende l’accusa di finanziamento illecito, si appresta a governare di nuovo. Entra dalla finestra quel che gli italiani avevano accompagnato fuori dalla porta.

Gli italiani sono abituati ai tradimenti, ai voltagabbana, ai politici che danzano con disinvoltura fra un’ala e l’altra dell’emiciclo, ai regnanti che sacrificano l’Italia sull’ara del proprio egoismo. Nulla è cambiato dai tempi di Dante e Petrarca, dalle lamentele contro i principi che chiamano sul suolo patrio lo straniero per muovere guerra alla città, al comune, al marchesato vicino. Aveva ragione la dimenticata antropologa Ida Magli, quella dell’Italia è una storia per tradimenti. Traditi sempre in maniera cinica, crudele, con leggerezza. Nei secoli abbiamo introiettato un sentimento di preordinata sconfitta, quel senso che oggi ci rende sterili spettatori. Abbiamo la schiuma alla bocca, ma rimaniamo impotenti.

Questo governo, alla fine, si farà? Non importa, solo averci tentato è un tradimento, una presa in giro, una minaccia imperdonabile. Il tentativo è stato fatto, è in corso e ci rivela la pochezza della classe dirigente. La sua miopia, la sua ottusità, il suo essere nemica di ogni sentimento di grandezza e di fierezza. L’Italia è stata la nazione del Rinascimento e del Risorgimento, dobbiamo rinascere, risorgere come Cristo allo scoccare del terzo giorno. Venire alla luce per l’ennesima volta. Se il governo che verrà sarà un parto malriuscito, quello dell’Italia sarà uno spettacolo numinoso.

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