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Nascita di un mostro

agosto 30, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Giovanni Bernardini –

Sta nascendo il mostro. Il peggior governo della storia della Repubblica, frutto di un tradimento aperto, arrogante, senza mascheratura alcuna della volontà popolare per come questa si era espressa nelle elezioni del marzo 2018 e per come si è venuta configurando in tutte le successive tornate elettorali. Il governo degli sconfitti. Del PD, grande sconfitto delle politiche del 2018 e del M5S che in tutte le consultazioni elettorali successive ha visto franare i propri consensi.

E’ vero, in Italia gli elettori non eleggono il capo del governo, ma forse da questo discende che il governo che viene a formarsi dopo le elezioni debba essere sostenuto da maggioranze del tutto slegate, anzi, contrapposte alla volontà degli elettori? L’essenza della Repubblica parlamentare consisterebbe nel fatto che gli elettori votano A che sostiene il programma P e si vedono poi governati da B che sostiene il programma Q, opposto di P? Se così stessero le cose la Repubblica parlamentare sarebbe una farsa, esattamente come il governo che sta nascendo in questi giorni.

Con monotona, testarda ripetitività tutti i media hanno ripetuto in questi giorno che l’Italia è una Repubblica parlamentare, che gli elettori non eleggono il governo, che questo si forma in una libera dialettica parlamentare sotto la regia del Capo dello stato. Tutte ovvie verità, che però hanno pochi nessi con quanto sta avvenendo in questa fine di agosto.

E’ vero, la Costituzione non obbliga il capo dello stato a sciogliere le camere quando si apre una crisi di governo, ma neppure gli impedisce di farlo. Le consultazioni del capo dello stato e la sua azione di regia delle crisi mirano ad assicurare al paese un governo retto da una solida maggioranza parlamentare che non sia in aperto, tragico contrasto con la volontà espressa dal corpo elettorale in libere e lezioni. Il discorso, che in tanti ripetono ossessivamente secondo cui il Capo dello stato non può sciogliere le Camere se nel corso delle consultazioni emerge in parlamento una maggioranza qualsiasi, anche in totale contrasto con la volontà popolare, anche frutto di un tradimento aperto di alcune forze politiche nei confronti dei propri stessi elettori, è semplicemente falso. Il Capo dello stato non è obbligato a sciogliere le Camere, ma neppure a non scioglierle. Farlo o non farlo dipende dalla sua valutazione ed in questa valutazione le considerazioni sulla armonia fra il governo che si sta formando e quello che i costituenti chiamavano “lo spirito” del Paese, il suo orientamento politico dovrebbero avere la priorità. Se non la hanno si tratta di una scelta del Capo dello stato, non di un obbligo costituzionale.

Del resto, se in una crisi di governo la cosa più importante fosse quella di stabilire se esiste in Parlamento una maggioranza qualsiasi, anche del tutto scissa dalla volontà manifestata dal corpo elettorale, se questa davvero fosse la cosa fondamentale, non ci sarebbe bisogno di consultazioni, basterebbe una calcolatrice. PD + 5S + LEU + chissà, magari Casa Pound se fosse in Parlamento o il Partito Comunista di Rizzo, arrivano ad una qualsiasi stiracchiata maggioranza? Se si i giochi sono fatti.

Non è questo il vero spirito della Costituzione- Al suo articolo 1, essa dichiara solennemente che “la sovranità appartiene al popolo”. Per quanto la nostra Costituzione sia criticabile, in quanto non prevede norme che rendano impossibili operazioni come quella che sta nascendo, la sua essenza profonda è estranea al gioco di palazzo di questi giorni. Questo non contraddice formalmente la lettera della Costituzione. Ne contraddice tuttavia lo spirito. Legale nella forma è inaccettabile nella sostanza. .Mai in passato si era avuta una simile conclusione di una crisi di governo. Gli stessi governi Dini e Monti, risultato di manovre di palazzo e, almeno il secondo, di forti  pressioni della UE, si erano formalmente presentati come governi “tecnici” sostenuti dalla stragrande maggioranza del Parlamento.

Il governo Conte bis, no. Esso vorrebbe essere, un governo di legislatura, frutto di una alleanza politica fra forze che fino a ieri si scambiavano le più roventi accuse. Qualcuno potrebbe obiettare che anche lega e 5S non si erano presentate alleate al corpo elettorale. E’ vero, infatti lo scandalo non sta nella alleanza in se fra PD e 5S. Lo scandalo sta nel fatto che la alleanza fra PD e 5S viene dopo che questi hanno governato per 15 mesi circa con la lega. Sta in una forza politica che cambia alleanze e programmi con la stessa disinvoltura con cui ci si cambia la camicia.

Ieri sostenevano i porti chiusi, domani sosterranno quelli aperti? Ieri accettavano i decreti sicurezza, domani sosterranno la loro abolizione? Ieri erano critici feroci “dell’Europa delle banche”, domani ne saranno i fedeli servitori? Questo è lo scandalo, questo ‘inganno nei confronti dei propri elettori.

“L’uomo è per natura un animale politico”, afferma Aristotele nella  “Politica”. La politica è parte essenziale della natura umana. Ma, quale tipo di politica?. Intesa in senso nobile la politica consiste nel contrapporre idee, valori, interessi, programmi propri alle idee, ai valori, agli interessi ed ai programmi dei rivali, non dei nemici. Ma c’è un altro modo di intendere la politica. La si può degradare a mero strumento per impadronirsi di poltrone e prebende e fare qualsiasi cosa pur di non mollarle. Questo è quello che stanno facendo i “grillini” in questa crisi di governo.

E la si può intendere come finalizzata ad acquisire posizioni di potere sempre più estese, ad esempio non rinunciando alla Presidenza della Repubblica, e/o a far fuori con qualsiasi mezzo il nemico politico. Farlo fuori non sfidandolo alle elezioni, contrapponendo ai suoi valori, alle sue idee, agli interessi che difende, ai suoi programmi altri programmi, interessi, idee, valori, ma attraverso l’uso politico della giustizia, o con gli accordi sottobanco con chiunque si presti al gioco.

Matteo Salvini era stato individuato dai dirigenti del PD come il nemico principale e come tale andava abbattuto, non sconfitto alle elezioni, ma allontanato dal governo tramite un accordo senza principi con coloro di cui sino a poco prima si era implacabili nemici.

“Non possiamo votare perché se si votasse vincerebbe Salvini” ha detto pochi giorni fa Maria Elena Boschi. E se fra un po’ di tempo, quando si sarà obbligati a votare, Salvini godesse ancora di un vasto consenso popolare cosa farebbero Maria Elena Boschi e Matteo Renzi? Cercherebbero di abolire le elezioni?

Abbiamo un Presidente della Repubblica eletto da un parlamento in cui il PD disponeva di una maggioranza bulgara grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Un governo in fieri che è profondamente avulso dal paese reale. Una magistratura al cui vertice sta un organismo scosso da una crisi senza precedenti. Si aggiunga che siamo sottoposti a continue pressioni da parte della UE, che la situazione economica è precaria e che siamo la meta predestinata di ondate migratorie che si configurano sempre di più come un trasferimento di popolazioni da un continente all’altro.

Il nostro paese, la sua classe politica con i suoi giochetti da basso impero e le sue strutture istituzionali traballanti assomiglia sempre di più ad un sacco vuoto. Governo, parlamento, cariche istituzionali, grande stampa ricordano l’orchestra che suonava mentre il Titanic affondava. Quasi tutti sono talmente indaffarati a discutere di Conte e Di Maio, Renzi e Zingaretti da non capire più i processi reali, anche quando questi assumono dimensioni macroscopiche. I sacchi vuoti si afflosciano prima o poi. E quando questo avviene suona la campana a morto per la democrazia.

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