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Il Salvini che verrà

agosto 28, 2019 • Politica, z in evidenza

di Niram Ferretti – 

 

Dice Massimo Cacciari con lucida prescienza, “Tutti volevano liberarsi di Salvini. Temo però che il modo con il quale si liberano del leader della Lega sia una vittoria di Pirro. Liberarsene in questo modo crea tutte le condizioni per il suo rilancio”.

Il governo PD-5Stelle che sta per nascere nascerebbe dunque morto, o meglio, sarebbe un dead man walking, un morto che cammina che durerà il tempo concesso e poi consegnerà il suo cadavere al voto che prima o poi, inevitabilmente, avrà il suo corso.

Chi è così avventato da scommettere che compirà intera la legislatura questo coacervo di tensioni e contraddizioni, alle spalle dell’azzimato uomo per tutte le stagioni, quel Giuseppi Conte che ha persino ricevuto l’endorsement di Trump?

“Tutti volevano liberarsi di Salvini”, dice Cacciari, la UE, la Chiesa bergogliana, gli intellettualoidi d’assalto alla Saviano, i cantanti e gli scrittori (“Mi hanno chiamato cantanti e scrittori”, ha dichiarato Zingaretti. E gli attori e i registi?).

Certo, la crisi l’ha aperta Salvini e lo ha fatto alternando imperizia a goffaggine, pensando di potere andare al voto con un 17% di share parlamentare, per poi fare marcia indietro e tendere nuovamente la mano a Di Maio, il piccolo parvenu napoletano, ma ciò non toglie che il governo Conte che sta per nascere, al di là di necessità, diciamo esistenziali (tutti teniamo famiglia, soprattutto chi prima aveva magari una tintoria e ora siede a Montecitorio), nasce per escludere un uomo ed un partito dalla stanza dei bottoni.

L’uomo nero, il babau, il Truce, il fascista, il nuovo Dux, insomma il lui non di quando c’era Lui, ma il Lui che sarebbe stato e che già dava prove di sé a petto nudo (perché in spiaggia, notoriamente si sta vestiti), e indossava giubbotti delle forze dell’ordine (chiaro segno per Saviano ed altri delle sue irrefrenabili pulsioni dittatoriali).

E dunque ecco nascere un governo a populismo dimezzato, e un mezzo populismo è sicuramente meglio di un populismo intero, ci spiega Claudio Cerasa de Il Foglio, che ha fatto dell’antisalvinismo la sua bandiera e spera ancora che il vecchio e inceronato Cavaliere di Arcore (il grande amore del giornale) possa nuovamente, sulle macerie di Forza Italia, federare un’altra destra, sobria, europeista, atlantista, mica quell’orrore sovranista e filorusso partorito dalla Lega post bossiana.

L’importante è comunque sbarazzarsi di Salvini. Solo che, come Cacciari ha fatto presente, l’eterogenesi dei fini è già avviata. Chi si caccia con una pedata (facendo in modo che ciò avvenisse), potrebbe rientrare trionfalmente. Ma si vive alla giornata. Bisogna scongiurare il voto e restare bene abbarbicati agli scranni in attesa della prossima onda d’urto. La sua forza si prepara nell’attesa e potrebbe travolgere ogni assetto.

 

 

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