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Ambientalismo prêt-à-porter

agosto 28, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Davide cavaliere –

L’ambientalismo, da fenomeno sociale irrilevante, è divenuto moda, tendenza, stile del momento. Oggitutto deve essere «green». Verde come le foreste, blu come gli oceani, bianco come i ghiacci in perennescioglimento. Il «Piano Greta» è riuscito, l’ambientalismo ha sfondato, trionfo di allarmismi climatici, isteriacollettiva e modaiola. L’assillo costante per il clima, le calotte polari, la taiga… è la nuova moda dellaprimavera-estate 2019, insieme ai pantaloni a vita alta e alle orrende scarpe della Fila.

Gli incendi in Amazzonia hanno scatenato un panico eccitato e fanatico. Siamo sull’orlo del collasso
ecologico, la fine è imminente, i nuovi cavalieri dell’apocalisse: Petrolio, Carbone, Denaro e Capitalismoprecorrono la fine dei tempi. In questa nuova versione del Giudizio Universale, il ruolo del Demonio spettaa Jair Messias Bolsonaro.

Nella vulgata «gretina» ed ecoresponsabile, il presidente brasiliano sarebbeintenzionato a trasformare il «polmone verde» del pianeta, in un polmone nero e canceroso in nome deisuoi interessi economici. Non dimentichiamoci che Bolsonaro è un lutulento nazionalista, conservatore,amico delle carogne «amerikane» e con una moglie più giovane (cosa che lo rende anche maschilista).

Bolsonaro incarna perfettamente il ruolo del cattivo, Jair «demônio» Bolsonaro, il Nerone del Brasile. Lecose stanno davvero così? Diciamolo subito, no. Il romanzo ambientalista in carta riciclata si fonda su esagerazioni, iperboli,sentimentalismi, foto folgoranti e dal forte impatto visivo-emotivo. Siamo in presenza del solitoambientalismo, quello che parla al cuore e mai alla mente. Sbatti l’incendio in prima pagina.

Il web e letelevisioni inondate di video e immagini del cielo sopra San Paolo, grigio e cinereo, ma la causa non sono gliincendi in Amazzonia. Quel fumo fosco è causato da un incendio nel vicino Paraguay. Il fumo delle fiamme amazzoniche non ha raggiunto lo skyline di San Paolo. Primo colpo inflitto alla retorica apocalittica.

Nel mare magnum della rete è in corso una maremoto di immagini penose: animali in fuga, tronchi neri come lapece, lingue di fuoco… peccato siano tutte immagini vecchie, molte del 2016. Come mai escono fuori soloadesso? Dov’erano i pedanti ambientalisti tre anni or sono? Il premio «usa immagini a caso solo per colpireil cuore del prossimo» è stato vinto da Emmanuel Macron, sua «napoleonità», la foto che ha postato suTwitter risale addirittura al 1989.

Il cavallo di battaglia della retorica «verde» è l’affermazione secondo cui la foresta amazzonica produrrebbeil 20% dell’ossigeno mondiale. Insomma, sarebbe un enorme fabbrica di ossigeno, un «ossigenificio»,peccato che sia piuttosto autarchica. La foresta amazzonica consuma tutto l’ossigeno che produce, nonrilascia nulla nell’atmosfera perché ha raggiunto il suo climax.

È un sistema serrato, produce per sé e nonper noi. Non c’è generosità nella natura.A questo punto, il seguace di Greta vi dirà: «ci sono stati 79mila incendi in Amazzonia». Falso. Ci sono stati
79mila incendi in Brasile, in tutto il paese latinoamericano. Gli incendi in Amazzonia sono stati 39mila, nonsono pochi, ma sono in linea con gli anni precedenti. Nessun record. I fuochi amazzonici si appiccano ognianno, ogni estate, ogni stagione secca. È natura anche questa.

Gli ecofessi sbraitano per nulla. I veri polmoni della Terra sono gli oceani, foreste come quella amazzonica hanno il compito di mandare calore eumidità alle alte latitudini. Funzione che svolgono senza intoppi. L’ossigenazione del pianeta è un fenomenocomplesso, ma non dipende dalla foresta amazzonica. Esisteva il problema della deforestazione, che è statoampiamente arginato. Deforestazione e incendi, spesso arbitrariamente accostati, non sono legati fra loro.

Ma allora perché tutto questo clamore mediatico? Millenarismo ambientalista? Non solo. Forse, sfruttandola sensibilità dell’opinione pubblica, l’ecologia diventerà un’arma geopolitica fondamentale. Le potenzemondiali mirano, forse, a internazionalizzare la foresta amazzonica, sottraendola al controllo dello Statobrasiliano.

Il futuro che ci aspetta, potrebbe essere fatto di espropri di territori nazionali in nome dellasalute del pianeta. Michael Walt su Foreign Policy lo ha proposto. Lo sproporzionato clamore mediatico, lavicenda Greta, la diffusione dell’ambientalismo… dovrebbero farci riflettere. In Europa gli Stati hanno già ceduto moneta, confini, poteri legislativi a organismi sovranazionali. L’ecologismo rischia di toglierci anche il suolo da sotto i piedi.

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