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Crisi e saltimbanchi

agosto 27, 2019 • Politica, z in evidenza

di Niram Ferretti – 

 

Il Salvatore dell’Italia dall’orda nera e truce del salvinismo, il Segretario PD, Nicola Zingaretti, dichiara “Mezza Italia mi ha chiesto di fare questo governo con Conte premier. Ho ascoltato tutti e ho capito che dovevo arrendermi…Mi hanno chiamato persino i cantanti, gli attori, gli scrittori. Volevano solo una cosa”.

Cosa? Fermare il nuovo Duce, naturalmente…A una simile chiamata come non rispondere? D’altronde, ci sono pure UE e Chiesa che chiedono di sacrificarsi per un bene assai maggiore…Quale? La democrazia, il rispetto, l’amore verso il prossimo, soprattutto il migrante, poi lo zingaro. Accogliere e integrare. Integrare e accogliere. Sono le parole sesamo che aprono le porte del Futuro e del Progresso. Chi si oppone deve essere rimosso.

Chi siano gli scrittori affannatosi al telefono per implorare Zingaretti di chiudere un accordo con il M5S, possiamo immaginarlo, intellettuali del calibro di Sandro Veronesi, Michela Murgia, Roberto Saviano, Antonio Scurati…Forse che sì, forse che no, per citare un altro letterato italiano che se li sarebbe pappati tutti quanti. Ma i cantanti? I cantanti. Che lo abbiano chiamato Jovanotti, Fiorella Mannoia, Piero Pelù? Chissà, non è dato saperlo.

Ma non ha importanza. Sono nomi tutti sicuramente altisonanti, uniti in questo frangente di emergenza nazionale per fermare il Male. Gli alleati, dopotutto, non furono costretti a siglare un patto con Baffone per fermare Baffino?

La più surreale crisi politica della Repubblica, innescata da un Truce che più che un Mussolini redivivo è sembrato Pappagone nel suo aprirla e poi subito dopo ripensarci e tendere nuovamente la mano all’ex steward dello Stadio San Paolo e addirittura, così dicono, sussurrargli, “Se torniamo insieme avrai lo scranno più alto, a Palazzo Chigi”, si porta avanti con colpi e contraccolpi, mentre partiti allo sbaraglio cercano l’intesa per arrestare, Benito Pappagone ed evitare di consegnare l’Italia alle camicie nere, al razzismo, alla Patria, alla Famiglia e soprattutto a chi ce l’ha con i negher e i rom…

Zingare, zingaracce, Zingaretti. Da dove ricominciare se non da lui? anche se, improvvisamente, nonostante gli appelli di scrittori e cantanti, tutto sembra franare, precipitare verso il basso, a capofitto. E’ ora cosa accadrà? Ci sarà la risalita? Quali saranno gli ulteriori sviluppi di questa farsa estiva? Non si sa. Forse si andrà al voto, forse, o forse, alla fine PD e M5S troveranno la bossiana quadra, oppure, ancora forse, proseguirà il melange Carioca.

Tutto abbiamo visto in questi giorni, anche l’anodino Giuseppe Conte, fino a poco tempo fa, soltanto un azzimato passacarte della ditta Salvini & Di Maio, venire trasformato in grande statista, in uomo probo, responsabile, aulicamente istituzionale. Così lo ha benedetto il demagogo genovese, il comico che insieme al guru defunto ha creato il partito degli honesti.  E certo, persino un Conte fa la figura dell’Arconte in mezzo alle modestissime figurine che popolano il teatrino politico nostrano in cui i plumbei e mortuari notabili della DC, i vari Moro, Fanfani, Andreotti, Forlani, appaiono a distanza non inferiori a Bismarck o Talleyrand.

Il convento passa questa mensa e non possiamo modificarne le portate. La cosa migliore sarebbe il voto, andare alle urne e verificare lì che cos’è la democrazia, non un sequestro costituzionale in nome di presunti alti e nobili ideali (risum teneatis), ma il gesto libero e uguale di mettere la scheda elettorale nelle urne. Nonostante scrittori e cantautori che vedono nel pateracchio giallorosso lo scongiuro alla Catastrofe.

Comunque sarà l’esito, sono queste le nostre comiche, l’aggiornata e sempiterna galleria di maschere che compone la Commedia italica. No, non le comiche finali. Possiamo starne certi.

 

 

 

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