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Tartufi d’avanguardia

agosto 12, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Il genio dissacrante di Molière mise in scena «Il tartufo», il perbenista che si crede depositario di ogni virtù. Il tartufo non è una prerogativa del Seicento, il mondo contemporaneo pullula di neo-tartufi, post-tartufi, tartufi nuovi, pettinati, laccati, laici e d’avanguardia.

Il nuovo tartufo ha un aspetto giovane, spesso è giovane, ha una barbetta partigiana e il capello sbarazzino. È socialdemocratico, verde, talvolta vegetariano, ma sempre gronda di amore per l’umanità, per il prossimo, soprattutto se il prossimo è nero, giallo, rom, camminante, circense o peones. In genere, è un elettore del Partito Democratico ma deluso dal suddetto partito, a suo dire non sufficientemente di sinistra, progressista, anticapitalista, umanitario e pro-immigrazione. Già, perché il moderno tartufo è un vero e sincero «amico dii negri», per citare uno spassoso film di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Di recente, una tartufa che si chiama Cathy La Torre, attivista del carnevalesco mondo LGBT (sigla che si estende di mese in mese), ha lanciato la caccia agli «haters» (in italiano «odiatori», ma dirlo nella lingua nazionale non fa abbastanza chic) con l’obiettivo di identificare e sanzionare chi nei social pubblica «hate speaking». Il tutto è stato lanciato con l’«hashtag» (parola obbrobriosa) #odiareticosta e con l’appoggio di un gruppo di legali e investigatori «etici».

Questa caccia sarà un colpo durissimo alla libertà di espressione e, in fondo, un attentato alla natura umana. L’odio è un sentimento estremo, come l’amore, appartiene allo spettro delle emozioni umane e non può essere sradicato. Chi vuole fare la guerra all’odio, non è diverso dai pacifisti che volevano fare la «guerra alla guerra». Punire un sentimento umano e le sue manifestazioni è da folli, emerge l’antica ambizione della sinistra sovietica, creare l’«uomo nuovo».

L’odio è sempre in agguato. Esiste. È uno degli elementi della mente umana ed è naturale provarlo. Odiamo i nostri nemici, odiamo chi ci vuole male, odiamo i terroristi islamici che investono coi camion i bambini a Nizza e Barcellona. Senza odio, ma anche senza sete di vendetta, spirito di rivalsa, invidia, aggressività … non saremmo migliori, semplicemente non saremmo umani.

I tartufi, la signorina La Torre, gli investigatori etici, i Millenials politicamente corretti, rinnegano la condizione umana nella ebete speranza di essere superiori agli odiatori.

Anche la filantropa La Torre odia. Su Twitter ha scritto un commento carico di odio, poi rimosso e attribuito a un collaboratore (mannaggia ai collaboratori!) in cui potevamo leggere: «Trump, Bolsonaro, Salvini e ora Boris Johnson. Viviamo nell’epoca del maschio etero bianco che oltre ad essere politicamente inadeguato, è fortemente dannoso non appena apre bocca. Che epoca di merda.» Frasi che esprimono una sincera avversione al maschio bianco, dio verso il maschio bianco. Nel mondo dei «nuovi partigiani», esistono categorie che possono essere odiate e altre che sono più protette delle stelle alpine.

L’uomo deve avere il diritto di odiare, di avere un nemico e di combatterlo con mezzi leciti. L’essenza della politica è la lotta. Ogni individuo deve essere libero di criticare, di battersi con l’avversario senza temere di incorrere in assurdi «reati d’odio».

Quella dei progressisti è una battaglia stucchevole ma pericolosa contro la libertà, sulla base del loro perbenismo oggi metterebbero alla gogna pure Shakespeare, Molière, Swift e altri feroci polemisti. È il desiderio totalitario della sinistra, imporre l’autocensura, l’adesione per condizionamento ai dettami della nuova ideologia globalista e umanitaria. Ogni volta che qualcuno prenderà in mano una penna o accenderà il computer, dovrà imporsi l’uso di un determinato linguaggio e, di conseguenza, un determinato pensiero. Orwell non è mai stato così attuale.

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