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Apocalypse Now

agosto 4, 2019 • Paralleli, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Dopo la morte di Rutger Hauer, gli unici a vedere cose che noi umani non possiamo immaginarci, sono gli ambientalisti e con espressioni da film degli Avengers o da romanzo di Robert Ludlum: «la Terra è in fiamme», «la nostra casa è in pericolo», «la specie umana rischia l’estinzione», «non abbiamo un pianeta di riserva», «la razza umana ha devastato la natura»… ci ammoniscono sull’apocalisse ambientale imminente, prossima, incombente.

I cataclismi ecologici sono incipienti da almeno duecento anni, basti pensare che nel 1798, il pensatore inglese Thomas Robert Malthus dava alle stampe un saggio in cui sosteneva l’inevitabilità di un collasso ambientale, demografico ed energetico, con la fine del carbone e del petrolio. Tutta la storia della civiltà industriale è attraversata da profeti di sventura, penultime le cassandre del Club di Roma che annunciano la fine del mondo dal 1973 e ultima la petulante ragazzina svedese che «ammonisce» i potenti sul clima.

Oramai lo sanno un po’ tutti, salvo gli acritici adepti di Greta e Luca Mercalli, l’ambientalismo è una delle tante centrali per il riciclo dei vecchi marxisti, dei politici «trombati» (su tutti il buon, vecchio, imbolsito Al Gore) e un piacevole passatempo per attori hollywoodiani annoiati. Come il bravo Di Caprio, che usa la sua costosissima auto elettrica per andare a prendere il suo jet privato e magari volare all’ONU a sproloquiare di clima e gas serra.

Di Caprio è solo uno dei tanti folgorati dalla causa ambientale e convertitisi alla religione di Madre Natura: Mikhail Gorbaciov, Carlo d’Inghilterra, Mario Capanna, George Clooney, Jovanotti, Marco Boato e ultime, ma non meno importanti, le imberbi schiere di studentelli che hanno manifestato nei chiassosi «Fridays for Future» (viene spontaneo chiedersi come mai, ora che la scuola è finita, non riempiano più le piazze d’Italia coi loro cartelli e le faccine colorate di verde, simili a eco-mohicani).

Tutte queste manifestazioni per l’ambiente, gli scioperi per il clima, gli appelli accorati del jet-set mondiale, le facce preoccupate di Mentana, le affermazioni roboanti, l’agghiacciante clamore mediatico … hanno generato un clima da anno Mille, risvegliato timori medievali sull’apocalisse e il Giudizio Universale. Dopotutto, l’ambientalismo ha assunto i tratti di una religione universale dal sapore neopagano e panteista.

Il rinnovato culto di Madre Terra poggia sull’intoccabile dogma del «cambiamento climatico di origine antropica» e si fonda su uno schema semplice, banale: gli uomini vivevano in armonia con la natura, poi si sono messi a sfruttare «per soldi» la Terra e adesso il pianeta si appresta a cuocerli aumentando la temperatura. Cosa fare? Prendere atto della propria colpa e pentirsi facendo la raccolta differenziata. Una miscellanea di allarmismo climatico, millenarismo e avversione alla modernità. Scarti intellettuali del luddismo e del buon selvaggio di Rousseau.

Una visione semplicistica, ideologica, un sottoprodotto del cattocomunismo e del terzomondismo d’accatto, che individuano nel capitalismo e nell’uomo bianco la causa di ogni male. Non a caso, gli ambientalisti chiedono sempre e solo agli Stati occidentali di «ridurre le emissioni», mai ai paesi asiatici o africani. Un ecomoralismo a senso unico, che completa il mosaico dell’odio di sé degli occidentali. Gli oltranzisti della lotta ambientale, svincolano il clima dai suoi cicli naturali che si misurano in milioni e miliardi di anni.

Il clima della Terra non è «fisso» e nella storia si sono verificati periodi più caldi o più freddi. Lo sviluppo delle civiltà umane è stato possibile grazie all’aumento della temperatura globale dell’era geologica chiamata Olocene, aumento di ben 7 gradi. Sono i secoli della Roma antica e dei fastosi imperi cinesi. La temperatura del globo inizia a diminuire intorno all’Alto Medioevo e riprende a salire verso il 1880, negli anni Sessanta del secolo scorso, i climatologi temevano una nuova e imminente glaciazione.

Gli ambientalisti ignorano questi fatti e non prendono in considerazione le opinioni degli scienziati scettici sull’origine antropica del «global warming». Le associazioni ambientaliste cercano il clamore mediatico, il sensazionalismo, evocano scenari da film post-apocalittico e tentano di far breccia nelle nostre emozioni, si appellano al cuore non al cervello.

Forniscono informazioni parziali su clima, energia atomica, disponibilità delle risorse, organismi geneticamente modificati … esaltano un passato rurale armonioso mai esistito e assumono posizioni anti-industriali e anti-tecnologiche. Evocano spesso la scienza, ma solo per avvallare le loro tesi. Non sentirete mai un «verde» citare il premio Nobel per la medicina Christian De Duve, uno scienziato che difende il nucleare come fonte di energia pulita.

Gli ambientalisti preferiscono l’Heidi svedese, amano organizzare carnevalesche manifestazioni e pendono dalle labbra del sovrappeso «Padre Natura», Luca Mercalli, l’apostolo della «decrescita felice», il metereologo lautamente retribuito con soldi pubblici per andare da Fabio Fazio a catechizzare gli italiani sulle magnifiche virtù dei pannelli solari. Mercalli, il sadico fustigatore di automobilisti, l’uomo col farfallino che dice «NO» a tutto e il cui cuore piange per le sorti della Terra fra cent’anni.

L’eco-responsabilità è la nuova frontiera della gauche caviar, un nuovo modo per apparire «avanti» e «moderni». L’ennesima occasione per «essere parte» di qualcosa perciò, tutti in piazza, tutti a esprimere la nostra preoccupazione per il clima, tutti alla bio bottega a comprare la marmellata di mirtilli equosolidale, mettiamoci i francescani (ma costosi) sandali Birkenstock e passeggiamo per la natura incontaminata. Ma facciamo in fretta, questa sera abbiamo l’aperitivo ecofriendly con bicchieri e cannucce di carta riciclata. Salvare il pianeta non è mai stato così spassoso e conviviale. L’unica catastrofe a cui andiamo incontro, è quella dei catastrofisti.  

 

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