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Il demone nel liberalismo

luglio 21, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Daniel Pipes – 

Traduzione a cura di Angelita La Spada

“Perché la Svezia è diventata la Corea del Nord dell’Europa?” Questo è ciò che un danese ha semi-scherzosamente chiesto al vignettista svedese Lars Vilks a una conferenza alla quale ho partecipato nel 2014. Vilks, in quell’occasione, borbottò in modo poco convincente qualcosa in merito alla predilezione per il consenso da parte degli svedesi.

 

Lars Vilks, Lars Hedegaard, Geert Wilders e Daniel Pipes, al Parlamento,Copenaghen, 2 novembre 2014          

 

Ora, arriva Ryszard Legutko, un professore polacco di Filosofia e uomo politico di spicco, con una risposta migliore. Il suo libro, tradotto da Teresa Adelson,  The Demon in Democracy: Totalitarian Temptations in Free Societies (Encounter), mostra in modo metodico le sorprendenti ma sostanziali similitudini esistenti tra il comunismo sovietico e il liberalismo moderno come definito dalla Svezia, dall’Unione europea o da Barack Obama.

 The Demon in Democracy

 

(Ma prima di esaminare la sua tesi, desidero fare una precisazione: Legutko parla di democrazia liberale, un termine che mi sembra troppo complesso. Pertanto, in questo articolo uso il termine liberalismo.)

Ryszard Legutko non afferma che il liberalismo somiglia al comunismo nella sua mostruosità, tanto meno asserisce che le due ideologie sono identiche; riconosce pienamente che il primo è democratico e il secondo è brutalmente tirannico. Dopo aver riconosciuto questo contrasto, tuttavia, affronta la questione più spinosa di ciò che entrambi hanno in comune.

 Yszard Legutko.

 

Legutko maturò la percezione di questi punti in comune negli anni Settanta, mentre si trovava in Occidente, dove capì come i suoi liberali preferissero i comunisti agli anticomunisti; in seguito, con lo sgretolamento del blocco sovietico, vide i liberali accogliere calorosamente i comunisti, ma non i loro oppositori anticomunisti. Per quale ragione?

Perché, egli sostiene, il liberalismo condivide con il comunismo una forte fede nelle menti razionali che trovano soluzioni che si traducono in una spinta a migliorare il cittadino, a modernizzarlo e a modellarlo in un essere superiore. Di conseguenza, entrambe le ideologie politicizzano e quindi sviliscono ogni aspetto della vita, tra cui la sessualità, la famiglia, la religione, gli sport, il divertimento e le arti. (Ecco una domanda cattivella, ma terribilmente seria: qual è l’arte più orribile, quella comunista o quella liberale, quella di  Stalin o quella della Biennale di Venezia?)

Entrambe le ideologie si impegnano nell’ingegneria sociale per creare una società i cui membri sono “indistinguibili” gli uni dagli altri, “nelle parole, nei pensieri e nei fatti”, mirando a una popolazione in gran parte intercambiabile senza nessun dissidente che crea problemi. Ognuno presume categoricamente che la sua visione specifica costituisca la più grande speranza per il genere umano e rappresenti la fine della storia, lo stadio finale dell’evoluzione del genere umano.

Il problema è che progetti così grandi per migliorare il genere umano portano inevitabilmente a una grossa delusione: gli esseri umani, si scopre, sono molto più testardi e meno malleabili di quanto i sognatori vorrebbero. Quando le cose vanno male (ad esempio, per i comunisti, la produzione del cibo e per i liberali, l’immigrazione senza restrizioni), allora, ne derivano due conseguenze nocive.

Innanzitutto, gli ideologi si rifugiano in un’illusione che cercano fortemente di imporre a soggetti riluttanti. I comunisti fanno sforzi immani per convincere i loro vassalli del fatto che possono  prosperare molto di più rispetto a quei miserabili che vivono nei paesi capitalisti; i liberali trasformano due generi in 71 o fanno sparire i crimini commessi dai migranti.

Quando i loro progetti volgono al peggio, entrambi reagiscono non rivedendo le loro premesse, ma esigendo in modo illogico l’attuazione di un comunismo o di un liberalismo ancora più puri. Fanno molto affidamento sulle teorie cospirazioniste: i comunisti accusano i capitalisti e i liberali puntano il dito contro le multinazionali – ad esempio, per spiegare che a San Francisco si registra il maggior numero di reati finanziari commessi in America o perché “Seattle sta morendo” a causa di un’epidemia di vagabondaggio.

In secondo luogo, quando i dissidenti appaiono inevitabilmente, i comunisti e i liberali fanno ciò che è necessario per reprimere le loro opinioni. In altre parole, entrambi sono pronti a costringere le loro popolazioni ignoranti “alla libertà”, come asserisce Legutko.

Questo ovviamente significa controllare e perfino sopprimere la libertà di espressione. Nel caso comunista, gli uffici governativi che regolano la censura escludono qualsiasi cosa negativa riguardo al socialismo, con conseguenze nefaste per chi perse

Per quanto concerne i liberali, i  provider di Internet, i giganti dei social media, le scuole, le banche,  i servizi di car-sharing, gli hotel e le compagnie crocieristiche fanno il lavoro sporco dei critici che escono dalla piattaforma e si impegnano in ciò che vengono definiti come discorsi di incitamento all’odio, il che potrebbe oltraggiosamente significare che esistono solo due generi. Ovviamente, l’Islam è un argomento infido: si può essere multati per chiedersi se Maometto fosse un pedofilo o finire in galera per una  vignetta. Il risultato? In Germania, un mero 19 per cento di cittadini pensa di poter esprimere liberamente le proprie idee in un contesto pubblico.

Legutko non offre un piano per i conservatori, ma la sua analisi implica che essi dovrebbero fare tesoro della sua argomentazione, rammentando gli elementi repressivi del liberalismo; celebrare la bella libertà del conservatorismo e organizzarsi per l’impresa immane di tirare via dall’orlo del baratro paesi come la Svezia.

Se l’Unione Sovietica, che ha ucciso 62 milioni di suoi cittadini e ha minacciato l’intero genere umano con i suoi missili balistici, potesse essere indotta a implodere, sicuramente i bastioni del liberalismo potranno essere liberati, con le indicazioni e l’estro di Legutko.

Testo originale: http://Testo originale: http://www.danielpipes.org/18947/the-demon-in-liberalism

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