MENU

Togliatti e l’ambivalenza del Pci

luglio 15, 2019 • Politica, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

La storia del Partito Comunista Italiano e dei danni che ha arrecato alla società italiana non può essere compresa senza un’analisi lucida della figura di Palmiro Togliatti.

Fin dal 1922, Togliatti si impone come figura rilevante del comunismo italiano, l’ascesa del regime fascista gli consentirà di dimostrare le sue reali capacità di rivoluzionario. Nel corso degli anni Venti formulerà la sue interpretazione del fascismo non come mera reazione borghese, ma come movimento di massa teso ad avvolgere tutta la società mobilitandola verso un fine.

Togliatti malcela la sua ammirazione per la capacità del regime mussoliniano di realizzare quell’unità organica della società e sottometterla a un’autorità centrale. Da vero bolscevico, porta dentro di sé i germi dell’infezione totalitaria. Secondo lo studioso Luciano Pellicani, Togliatti incarna «la via italiana al totalitarismo». Non a caso, alla fine degli anni Venti, dopo l’espulsione di Trockij, si presenta come uomo perfettamente conforme alla dottrina staliniano-sovietica.

Attenendosi pedissequamente alla linea dell’Unione Sovietica di Stalin, individua nella socialdemocrazia e nel socialismo revisionista ribattezzati «socialfascismi» il nemico principale, arriverà a definire il movimento Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli un «movimento fascista dissidente».

Il suo totale asservimento alla linea di Mosca verrà ricompensato al VII Congresso dell’Internazionale comunista, dove pubblicamente loderà Stalin. Nel suo discorso, riferendosi al capo del PCUS, dirà: «tu hai mantenuto la purezza della dottrina marxista-leninista e l’hai sviluppata come una nuova fase della rivoluzione mondiale che si iscrive nella Storia come l’epoca di Stalin».

Fedele a Mosca, gelido, cinico, Togliatti verrà presto ricompensato per la lealtà mostrata con numerosi e importanti incarichi in seno al comunismo internazionale. Dato il suo ruolo, approva in toto le purghe staliniane e promuove campagne contro gli eretici della dottrina sovietica. Si distingue per efficienza. Viene inviato in Spagna durante la guerra civile direttamente da Stalin e sotto lo pseudonimo di «Ercoli», liquida il POUM d’ispirazione trockijista e gli anarchici spagnoli. Nel 1938 e fra quanti decidono di sciogliere il Partito Comunista Polacco e ucciderne i dirigenti.

Trascorre buona parte della Seconda guerra mondiale in URSS, si dedicherà alla propaganda radiofonica e rifiuterà di aiutare i prigionieri italiani in Russia, convinto che gli interessi del Partito prevalgano su quelli nazionali.

Nel dopoguerra si dedica alla edificazione del nuovo Partito Comunista, un partito di massa, tentacolare, ben posizionato nella neonata Repubblica italiana. Pur partecipando alla stesura della carta costituzionale e accettando, nella forma, il gioco democratico, il Pci sarà sempre feticisticamente attaccato all’Unione Sovietica

Il Partito teorizzato da Gramsci e ordinato da Togliatti è una vera e propria contro-società, che agisce nelle istituzioni repubblicane ma è pronto a travolgerle con la violenza rivoluzionaria se venisse richiesto da Mosca. Il Pci di Togliatti è bolscevizzato fino al midollo e fa della distruzione della società borghese e capitalista il proprio principale articolo di fede. Tutta l’opera politica del Partito comunista si dipana sotto il segno di questa «doppiezza», di questa ambivalenza.

Il Partito di Togliatti produsse una milioni di militanti che partecipavano alla società, che erano nella società ma, al tempo stesso, contro di essa. Cittadini italiani che non si riconoscevano nello Stato italiano, ma nella «Patria del socialismo». Un esercito di potenziali spie, delatori e sabotatori al servizio di una superpotenza straniera: l’URSS.

Allo scattare dell’«Ora X», del momento fatidico, avrebbero dovuto imbracciare le armi contro lo Stato italiano e agire per distruggere una democrazia e instaurare la Dittatura del Proletariato, cioè avrebbero dovuto consegnare l’Italia a Mosca. Una Chiesa che invece di riunirsi nelle catacombe, si riuniva nelle sezioni, sotto lo sguardo di Stalin e attendeva messianicamente la società comunista.

È chiaro come il Pci fosse un elemento anomalo, una metastasi nel corpo di una democrazia. Il suo rispetto delle istituzioni democratiche e la retorica umanistica erano un adattamento tattico, una camaleontica dissimulazione. Il Partito rimaneva fedele al suo obiettivo originario: abbattere la società di Mammona e creare il paradiso in Terra: la società comunista. Il Pci ha allevato generazioni di individui estranei alla comunità nazionale, ma incapsulati nella macchina burocratica dello Stato. Questa è la grande, demoniaca, geniale eredità di Togliatti. Un’eredità della quale, ancora oggi, sentiamo il peso e calcoliamo i danni.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »