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Bibbiano e Forteto, genesi di un orrore senza fine

luglio 11, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Quello di Bibbiano oggi e del Forteto ieri, un orrore che ha la sua origine non solo nel denaro, ma anche nel fanatismo ideologico. Una vicenda nera come la pece e unta come petrolio, che vede come carnefici i figli intellettuali di Michel Foucault e del sessantottismo più spinto: quello che odiava la famiglia monogamica, parricida, che sbeffeggiava il «rospo di Nazareth» e tesseva l’elogio dell’amore libero. Edonismo libertino i cui contorni sarebbero mutati, assumendo pian piano le forme dell’abuso e del disprezzo.

Riavvolgiamo il nastro, riepiloghiamo i fatti: siamo a Bibbiano, nella rossa Emilia dove un’indagine ha portato alla luce un giro di affidamenti illeciti e di manipolazione di bambini. L’inchiesta denominata «Angeli e Demoni» ha portato all’arresto di diciotto persone, tra le quali il sindaco del Partito Democratico delle città emiliana. Cardine della vicenda è la responsabile dei servizi sociali dell’Unione della Val d’Enza, Federica Anghinolfi.

La signora Anghinolfi, nel tempo libero pittrice, lesbica, paladina dei diritti LGBT e sostenitrice di Carola Rackete, è fra i registi di un vero e proprio film dell’orrore: dietro compenso, alcuni bambini sono stati sottoposti a manipolazioni psicologiche volte a creare falsi ricordi di abusi sessuali, in modo da creare le premesse per separarli dai genitori biologici e affidarli a nuove famiglie di amici e conoscenti.

Più di un minore è stato affidato a coppie lesbiche, persino a una ex compagna della Anghinolfi, Fadia Bassmaji. I mezzi impiegati per questa operazione erano veri e propri interrogatori, disegni modificati ad arte e persino una bizzarra terapia, dove un «terapeuta» si travestiva da lupo e spaventava i bambini inducendoli, in seguito, a identificare nel lupo la figura del padre.

Ideatore e autore della suddetta pratica sarebbe Claudio Foti, fondatore della Onlus piemontese «Hansel e Gretel», che avrebbe lautamente beneficiato degli affidi. Oltre al Foti, anche le psicoterapeute Nadia Bolognini e Sarah Testa sono state iscritte nel registro degli indagati. Foti, al pari della Anghinolfi, aveva idee di estrema sinistra in materia di diritti e sessualità.

Da quanto emerge dalle carte e dalle intercettazioni, Anghinolfi e Bassmaji avrebbero imposto norme di condotta assurde alla bambina a loro affidata, impedendole di tenere i capelli sciolti ritenuti simbolo di superbia e «richiamo» per i maschi. Inoltre, avrebbero demonizzato il padre della bambina in continuazione.

I fatti di Bibbiano ricordano quelli del Forteto avvenuti decenni prima. Il Forteto era una comunità fondata nel 1977, al suo interno si consumarono violenze sessuali, fisiche e psicologiche a danno dei minori ospitati. Anche la storia degli orrori del Forteto è impregnata di fanatismo ideologico, i giovani della comunità venivano sottoposti a una «rieducazione» dove si stigmatizzava l’eterosessualità e si promuoveva l’omosessualità; si attaccava la famiglia monogamica ed eterosessuale in nome di un presunto «amore libero». Come nel caso Bibbiano, anche in quello del Forteto erano implicate figure del centrosinistra.

La galassia LGBT e le sigle della sinistra sembrano non voler prendere atto dello scandalo. Il Partito Democratico e l’ANPI si scherano in difesa del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Il garante per l’infanzia della regione Maria Clede Garavini scelta dal PD attacca i media e sembra dimenticarsi delle vittime. Il variegato e carnevalesco mondo delle associazioni per i diritti degli omosessuali, non sembra preoccuparsi di certe derive ideologiche e si chiude in un chiassoso silenzio.

Il giudice che si occupa della vicenda scrive a proposito della Anghinolfi, che sono: «la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”». Una miscela letale di misandria, odio verso la famiglia tradizionale e le figure biologiche del Padre e della Madre. Un naufragio intellettuale e morale, che dovrebbe spingerci a riflettere più a lungo su certe idee che si diffondo rapidamente nella società.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla diffusione su larga scala di teorie sulla famiglia e sulla sessualità decisamente ambigue. Nulla di nuovo, in passato, durante l’orgia sessantottina, si sono affacciate figure come Mario Mieli e Daniel Cohn-Bendit, che si battevano contro la famiglia monogamica eterosessuale in nome di forme di sessualità più «originali».

In tempi più recenti, persino il famoso oncologo Umberto Veronesi dichiarò «superiore» l’amore omosessuale rispetto a quello eterosessuale. Attacchi alla famiglia che si sono accompagnati a una demonizzazione del maschio e del padre. Il maschio come potenziale stupratore e «femminicida», la famiglia «patriarcale» come camera di tortura per donne e bambini.

Questo è il retroterra culturale degli individui immischiati negli incubi di Bibbiano e del Forteto. La famiglia e i genitori biologici non potevano che essere repressivi, tossici e inadeguati alla crescita dei bambini. Se non si avevano prove di una tale inadeguatezza e tossicità, le prove si producevano a tavolino. In mano a una coppia di lesbiche, l’infante, non poteva che stare meglio. Vediamo dipanarsi non solo un piano criminale, ma anche un esperimento sociale, teso a rimodulare la mente dei bambini e a sradicare artificialmente il naturale attaccamento alla famiglia d’origine e ai suoi legami biologici. Un delirio di onnipotenza di psicologi e assistenti sociali, animati da un odio scientifico verso i padri, le madri, le famiglie, in definitiva, verso la realtà in nome di teorie elevate a Verità.

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