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La capitana e il delirio ideologico della sinistra

luglio 1, 2019 • Politica, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Pensavamo di averle viste tutte, ma la realtà si è incaricata di stupirci ancora e non poco. La fulgida «capitana» coi dread, come si richiede ad ogni amante dell’Umanità, decide di violare nuovamente la Sovranità dello Stato italiano e di attraccare nel porto di Lampedusa.

Durante la manovra di avvicinamento alla banchina, la nave della SeaWatch ha speronato una piccola imbarcazione della Guardia di Finanza che si era frapposta tra la nave e il molo. Per fortuna (o per miracolo) nessun agente è rimasto ferito o ci ha lasciato la pelle.

La Rackete, non solo si è dimostrata ostile alle Leggi del nostro Stato, ma nel suo delirio di onnipotenza non si è peritata affatto di mettere a rischio delle vite pur di salvarne altre, quelle dei «migranti», le uniche che per lei contano. La Rackete è solo l’ultima di una lunga serie di giovani donne dall’ego ipertrofico e dallo sguardo fanatico.

È il paradigma contemporaneo della ricca borghese annoiata che diventa rivoluzionaria, che sfida la legalità in nome di una morale altra, superiore, pienamente umana. In questo, la giovane tedesca, non è diversa da Margherita Cagol, Barbara Balzerani, Adriana Faranda, Susanna Ronconi. Le brigatiste odiavano la società capitalista e borghese, anche la Rackete la odia; siccome è bianca, ricca e tedesca sente il «dovere morale di aiutare gli africani».

Il sottointeso di quest’ultima frase è: «sono bianca quindi colpevole della miseria africana, sono ricca perché l’Occidente sfrutta l’Africa», ovviamente questa è una menzogna. La Rackete non ha mai letto Ebano di Ryszard Kapuściński, una magnifica descrizione della miseria africana provocata dagli africani stessi, dalla loro mentalità tribale e dalla religione della Mezzaluna.

Nella narrazione delle ONG e della Sinistra, l’Occidente è il grande Moloch divoratore delle ricchezze altrui, il grasso capitalista che siede, obeso, sugli scheletrini dei bimbi del Terzo mondo. L’Occidente, Italia compresa, si possono riscattare solo attraverso la figura luminosa del Migrante, accogliendola. Un masochismo che non ha ragion d’essere, se non nelle allucinazioni ideologiche di un marxismo troppo a lungo rimasticato e rimesso sotto forma di umanitarismo e sentimentalismo becero.

Ma torniamo alla stretta cronaca, durante la criminale operazione di attracco, a bordo della nave soggiornavano come scout i parlamentari del PD, di Sinistra italiana e di +Europa. Sono anch’essi complici di una mossa illegale, che la «capitana» ha giustificato dicendo: «temevo che i migranti si suicidassero». Difficile crederle, visto che visitati e assistiti dai medici italiani gli immigrati non risultavano in condizioni critiche.

Al momento dell’arresto, molti hanno evocato frasi dello staliniano Bertol Brecht o la «banalità del male» della Arendt. Citazioni fuori luogo. La Rackete non ha agito in nome di nessuna «Legge dell’Umanità», nessun immigrato era in pericolo di vita, era spinta da convinzioni ideologiche e volontà politica.

Imbarazzante la condotta del governo tedesco, che stizzito ha chiesto spiegazioni a Roma sull’arresto della loro connazionale. Viene fuori tutto l’inveterato disprezzo che il falco tedesco nutre verso l’Italia. Berlino interviene solo a seguito dell’arresto, nelle fasi antecedenti della vicenda faceva finta di nulla, fischiettava simulando estraneità.

È naturale sospettare un piano franco-tedesco per mettere l’Italia in difficoltà, destabilizzare un governo avverso a una UE asservita alle logiche imperiali di Parigi e, soprattutto, Berlino. Con l’obiettivo di mettere ulteriormente all’angolo l’Italia nelle trattative per le nomine dei membri della futura Commissione europea. Ipotesi, questa, non suffragata da prove ma non enormemente distante dalla realtà.

La vicenda illumina tutti i nemici che oggi assediano l’Italia, dentro e fuori i suoi confini: governi stranieri, ONG e una sinistra drogata di umanitarismo. I progressisti italiani si mobilitano solo ed esclusivamente per immigrati, rom e altre «minoranze» vere o presunte.

Dove c’è un «migrante» o nel vocabolario del Gran Visir di Sicilia, Leoluca Orlando: «persone che sentono il diritto di vivere in luogo diverso da quello in cui sono nati», là si trova una processione di politici e intellettuali illuminati, aperti, resistenti.

Difendere gli operai italiani stremati dalle delocalizzazioni non è abbastanza chic, moderno e non interessa abbastanza gli amici di Capalbio o Cortina. Guardando la recente sfilata di parlamentari a Lampedusa, vengono in mente le parole di quella vecchia canzone, come faceva… forse: «Generale dietro la banchina, ci sta la notte crucca e clandestina…»

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