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Fiat iustitia

giugno 28, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –

E’ tempo di figure eroiche per la sinistra pro-immigrazionista, di cui il quotidiano romano La Repubblica e uno degli house organs di maggiore spicco. Il quotidiano può vantare, infatti, tra gli alfieri della causa, il guru Roberto Saviano, grande santone laico e custode di verità inappellabili, e Gad Lerner, stagionato ex lottatore continuo da salotto per il quale i migranti sono il sale della terra. Ed è infatti a Lerner che dobbiamo l’elogio della disobbediente o pasionaria capitana della Sea Watch, la tedesca Carola Rackete, che ha forzato il blocco imposto dal Ministro dell’Interno, il torvo Matteo Salvini.

Carola, l’indomita Carola, succede a Domenico Lucano, il sensale di Riace che organizzava matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne extracomunitarie per favorire l’illecita permanenza di quest’ultime sul territorio, oppure a Rosa Maria Dell’Aria, la soave maestra di Palermo sospesa per avere supervisionato senza alcun sussulto l’accostamento fatto dai suoi studenti tra le leggi razziali del 1938 e il decreto sicurezza voluto dal Ministro dell’Interno.

Dimenticati questi prodi, ora è il turno della capitana Rackete, novella Antigone che si pone contro la inumana legge della polis voluta dal Capitano crudele, in modo che i 42 migranti a bordo della nave da lei condotta vengano sbarcati.

Il cuore, soprattutto, contro la legge. Anima e core. Lasciamoli sbarcare tutti, ci sono infatti leggi superiori ai decreti governativi, a una ben precisa volontà politica di ridurre l’immigrazione clandestina, e sono i decreti che Gad Lerner, Roberto Saviano e Gino Strada conoscono assai bene. Sono incisi nei loro cuori di combattenti per la Giustizia.

Sono costoro i difensori dell’Umanità, contro le fascistissime proibizioni, la politica spietata dei truci. L’Umanità, di cui Carola Rackete è un alto e luminoso esempio, non conosce altro che se stessa contro ogni freddo calcolo, ogni altra razionale considerazione. Chi tutela l’Umanità, di cui i migranti oggi sono il suggello è filantropo, amante dell’uomo, come George Soros, anche lui difeso recentemente da Gad Lerner. Soros il faccendiere demiurgo dal nome palindromico per il quale il futuro prevede un mondo senza confini in cui predominerà un meticciato armonioso e rigoglioso e al cui scopo ha devoluto la parte più consistente della sua stratosferica fortuna, alla Open Society Foundations, la galassia di ong che promuovono i suoi ideali post-nazionali, post-identitari.

Anche Soros è un eroe. E Lerner, Saviano e altri non possono non sottoscrivere l’idea di una società appunto aperta, dove, per apertura si intende proprio che non può sussistere alcun confine, alcuna chiusura al trionfo dell’indistinto chiamato Umanità.

Non era ciò a cui pensava Karl Popper. Proprio no. Poco importa se c’è chi ha del futuro un’idea diversa, come milioni e milioni di musulmani, i quali pensano che una società veramente perfetta debba essere rigorosamente sottomessa alla sharia. E’ un dettaglio, come sono dettagli il fatto che una percentuale consistente degli immigrati clandestini finisce per delinquere non trovando qui alcun Bengodi. Tutto questo è fastidioso raschiare sulla superficie levigata di chi promuove il Bene, sempre il Bene, ad ogni costo.

Il coro delle anime belle è refrattario a ogni distinguo, a ogni rilievo, intento a comporre senza sosta una sola strofa: Fiat iustitia et pereat mundus.

 

 

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