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Pranzi di famiglia

giugno 27, 2019 • Io Leggo

di Luigi Coppola –

Nei meandri dei legami familiari, l’intrigante esplorazione di Romana Petri.

“Le cose finiscono, Luciana. Bisogna solo avere il coraggio di ammetterlo. E poi decidere.”

L’espressione in un passaggio stralciato nell’epilogo del romanzo, riassume con efficacia la cifra dell’ultimo capolavoro narrativo di Romana Petri.

“Pranzi di famiglia”, edito nello scorso marzo per i caratteri di Neri Pozza fa il paio con “Ovunque io sia” (Beat 2012), rappresentandone con una prosa elegante e accattivante, una raffinata ripresa.

Un’intrigante e intrigata storia con più protagonisti dove “la prima donna” è ancora Lisbona, madre generosa e silente, talvolta malinconica o sofferente, nelle visioni dell’autrice, lusitana d’adozione.

I membri superstiti della grande famiglia Dos Santos si ritrovano ogni domenica a pranzo al ristorante. Il ricorrente e non procrastinabile appuntamento che ispira mirabilmente il titolo del libro, funge nell’evoluzione della trama da spartiacque sempre più evanescente rispetto alle vicende personali dei commensali.

Fra i numerosi soggetti visitati nel racconto, vera e propria saga familiare, emergono i profili dei tre fratelli: Vasco gallerista dalle alterne fortune lavorative con la gemella Joana, bella quanto inquieta ragazza avversata da una serie di conflitti interiori nel passaggio a donna compiuta. C’è anche Rita, primogenita dal crudele destino. Una malformazione congenita l’ha condotta in un doloroso itinerario clinico con oltre una dozzina d’interventi chirurgo plastici per arginare un aspetto estetico non definibile. L’ostinato accanimento terapeutico per una guarigione estetica non andata a buon fine è stata propiziata dall’amorevole quanto inconsapevolmente ingombrante presenza della madre, Maria do Ceu. La cui maternità per tutta la sua vita era stata intrecciata con la gioia e la sofferenza che l’aveva condotta a morte prematura.

Da questa immane lotta sospesa fra la ricostruzione psico fisica della figlia e la propria cagionevole salute, si era defilato il consorte Tiago che aveva abbandonato la famiglia con Rita di soli tre anni e i gemelli di appena uno.

Il cinico padre si era rifugiato fra le braccia di una compagna, Marta, permeata da insopportabile protervia, partner ideale nell’ascesa sociale e politica del fedifrago divenuto ben presto ministro della sanità nel governo nazionale portoghese.

Con i figli in età adulta e la scomparsa della loro amata madre, Tiago tende a rimuovere ogni ricordo sbiadito di un passato non proprio onorevole e mantenere comunque i canoni estetici di una famiglia unita e conservatrice almeno nelle apparenze.

Dove la supremazia economica del padre-padrone e ancor di più l’ostentato sfarzo, profuso nella scelta dei più lussuosi alberghi internazionali e dei migliori ristoranti ancora più gustosi se rimborsati a piè di lista dalla funzione istituzionale, annichiliscono ogni tentativo d’iniziativa autonoma dei tre fratelli. Alternatisi in contrapposte relazioni di vicinanza rispetto all’evolversi di eventi inaspettati e la scoperta di nuovi incontri.

Luciana Albertini, eccentrica pittrice italiana affacciatasi con impeto nella vita privata di Vasco, assume un ruolo strategico nella tensione narrativa del romanzo, piuttosto statica nella prima parte. In linea con l’atmosfera austera del paesaggio, bagnato dal Tago con una calma quasi piatta.

Le stravaganti visioni dell’artista italiana, impossibilitata a essere accolta nell’alveo familiare di Tiago, saranno decisive in un’operazione verità mai tentata dai figli. Riuscirà nell’impresa immane di riallineare ruoli e sentimenti con il linguaggio semplice di una cultura fuori dagli schemi. Alimentata dall’amore per l’arte e la pittura e sorretta dall’immancabile presenza del fido e stagionato Barabba. Il bellissimo e stanco quadrupede, fedele compagno di viaggio sarà pronto a stemperare ogni momento buio o critico.

Un sapiente mosaico di umori e colpi di scena alimentati dalla prosa sciolta della Petri userà l’inedito processo di resilienza della rinata Rita per avviare una rivoluzione gentile: spostare gradualmente gli angoli di visuale del proprio vissuto. Senza avanzare alcuna pretesa da giudizio finale né da resa dei conti. Quanto per accettare i tempi limitati della vita terrena utili a compiere scelte e decisioni. Lo spettro ampio della scrittrice illuminato da altre figure allegoriche di umana empatia incluse nel romanzo, ci pone in una curiosa attesa del prossimo testo che dovrebbe prossimamente completare l’affascinante trilogia.

 

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