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Icona resistenziale

giugno 21, 2019 • Politica, z in evidenza

di Niram Ferretti –

 

Ci sono immagini che valgono più di interi saggi, e quella che vedete qui ne è un esempio clamoroso. Si tratta dell’emblema della sinistra metropolitana così, ma così al passo con i tempi, che più al passo non si può.

E’ Giuseppe Sala, sindaco di Milano in quota PD, che ama invocare i valori della Resistenza appena può farlo, perché nel 2019 non si può essere di sinistra senza ricordare continuamente a tutti di essere antifascisti soprattutto oggi che, come è noto, il fascismo sta di nuovo alzando il capo.

Per combattere il fascismo, i fascismi, l’avanzata di maree oscurantiste, l’uomo di sinistra e di potere si mostra fiero in tutta la sua supina accettazione dello Zeitgeist che è la sua unica religione, il suo unico dogma, la sua unica patria spirituale.

Il Progresso, infatti, si incarna nel tempo, come l’Assoluto hegeliano, e non può non assumere le fattezze di calzini arcobaleno in onore della libertà di essere diversi, ma non come dichiarava in una celebre quartina Sandro Penna, “Felice chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune”. Qui vale esattamente il contrario. E cioè trionfa il più bieco conformismo, la supina accettazione della Newspeak imperante, di cui l’uomo di sinistra e di potere e di salotto di cui Sala è icona, è fieramente portavoce. In questo modo egli può proclamare ai quattro venti. “Sono diverso perché sono come la pubblicità vuole che io lo sia. Sono diverso proprio come tu te lo aspetti. Sono integrato e omologato. Sono un prodotto. Siamo tutti prodotti, infondo”.

Sandro Penna non era un prodotto, era diversamente uomo in quanto omosessuale e frocio, quando si poteva dire “frocio” senza essere accusati di omofobia e razzismo. Senza che nel termine fosse necessariamente implicato odio e discriminazione, ma come si usa da secoli dire a Roma, con briosa e irriverente goliardia. Il politicamente corretto di cui Sala è sacerdote ci ha sottratto anche il vernacolare.

La poltrona Chester frau rossa pomodoro o ciliegia è chic and shock e ben si intona con i calzini multicolori che Penna non indossava. La tappezzeria damascata e il parquet intarsiato, grondano invece lacrime per gli oppressi. Soprattutto per i migranti. Una volta era la classe operaia il simbolo degli umiliati e offesi, oggi sono diventati i migranti i sostituti del proletariato imborghesito che non fece mai la rivoluzione.

Così, pacchianamente impacchettati si avanza fieri nel presente gayo perché non si può più essere omosessuali magari anche infelici ma solo gai. Il presente immigrazionista, multiculturalista, proislamista e perché no? anche propal.

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