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L’intrepido duo: i Pipes, padre e figlio

giugno 19, 2019 • Mondo, z in evidenza

 

di Jiri Valenta e Leni Friedman Valenta – Traduzione a cura di Angelita La Spada del Gatestone Institute  –

 

 

Due icone, l’intrepido duo, sono il compianto Richard Pipes, professore emerito presso il Baird Research Center della Harvard University, e suo figlio, Daniel Pipes.

Mentre Richard Pipes, “un’autorità mondiale” o il decano degli storici della Russia, pose come obiettivo prioritario della sua vita l’analisi e lo smascheramento dell’ingenua utopia romantica del bolscevismo e dei suoi pifferai magici sovietici della tirannia agli occhi della civiltà occidentale; Daniel Pipes, un esperto globale di Medio Oriente allo stesso modo analizza un’altra civiltà. La missione di quest’ultimo è quella di sensibilizzare gli americani – attraverso copiosi scritti e vari progetti in difesa della civiltà occidentale – sulle attuali minacce del terrorismo islamista, sulla coercizione religiosa e sull’immigrazione di massa.

Il compianto Richard Pipes, che è morto il 17 maggio 2018 all’età di 94 anni, è stato membro dello staff del Consiglio per la sicurezza nazionale del presidente Reagan ed era considerato da molti l’artefice della Dottrina Reagan. Suo figlio, Daniel Pipes, ha fondato e dirige il Middle East Forum, un think-tank con sede a Philadelphia, che festeggia attualmente il suo 25° anniversario. È altresì l’editore del Middle EasQuarterly.

Richard e Daniel Pipes sono considerati intrepidi perché non si sono mai uniti al gregge accademico né sono diventati apologeti di leader stranieri o nazionali. Sono rimasti degli studiosi imparziali – anche solitari – impegnati a parlare degli avvenimenti mentre li scoprivano. Entrambi sono stati fraintesi e calunniati. Richard Pipes è stato etichettato come un “intransigente antisovietico” e un “guerriero freddo”, anche se le sue raccomandazioni politiche erano realistiche e, a volte, perfino morbide.

Daniel Pipes è stato ingiustamente ed erroneamente definito un “islamofobo”, mentre, in realtà, sostiene coloro che cercano di riformare l’Islam e li incoraggia come alleati del mondo libero.

Richard Pipes e la creazione della Dottrina Reagan

 Richard Pipes, uno storico di Harvard e scrittore prolifico, dimostrò in molti dei suoi libri che la “Rivoluzione” russa dell’ottobre 1917 era stata effettivamente un colpo di Stato militante, condotto da un gruppo ben organizzato di cospiratori di tipo giacobino – quasi senza coinvolgimento delle masse. Purtroppo, i sogni utopistici di numerosi comunisti benintenzionati – che immaginavano una società senza classi e contraddistinta dalla giustizia sociale – in realtà sfociarono nella morte di 20 milioni di persone e paragonabile agli orrori della Germania nazista.

Fino al 1982, le idee americane su come affrontare l’Unione Sovietica erano sancite da una “politica di contenimento” sviluppata dal diplomatico americano George Kennan. Delineata inizialmente nel 1947, tale dottrina esortava a contrastare la pressione sovietica attraverso “l’applicazione accorta e vigile di una forza antagonista mirata a una serie di punti geografici e politici costantemente in movimento, corrispondenti alle mosse e alle manovre della politica sovietica”.

Richard Pipes, tuttavia, direttore dell’ufficio per gli affari sovietici e l’Est europeo presso il National Security Council, il Consiglio per la sicurezza nazionale, alla Casa Bianca, nel 1981-1982, aveva un’altra visione. Per lui, era necessario non solo cercare la convivenza con l’Unione Sovietica, ma anche produrre un profondo cambiamento nel sistema sovietico.

Egli scrisse un memorandum al presidente Ronald Reagan rilevando di aver riscontrato una profonda crisi economica nell’Unione Sovietica causata dalla militarizzazione della Russia e dalla sovra-espansione geopolitica. “Il mio contributo principale”, osservò in seguito, “ha rivelato i difetti nella politica di distensione e ha sollecitato una politica volta a riformare l’Unione Sovietica attraverso una strategia di sfida economica”. In altre parole, l’Urss poteva essere cambiata dall’interno aumentando esponenzialmente i costi della sua politica aggressiva.

Come da lui previsto, la Russia, con la sua economia debole, così come il faraonico programma militare di Reagan (simile a quello del presidente americano Donald J. Trump) e l’uso di strumenti economici quali la riduzione del prezzo del petrolio, come proposto dal direttore della CIA William Casey, ma soprattutto il sostegno fornito dall’America ai combattenti anti-sovietici in molte regioni teatro di conflitti (ad esempio, in Afghanistan, Nicaragua e in Angola) avrebbero danneggiato a tal punto l’economia russa da incoraggiare la comparsa di riformatori sovietici. Questi ultimi, poi avrebbero “… esercitato pressioni per una modesta democratizzazione economica e politica”. Pertanto, “…i successori di Brezhnev”, preconizzò Richard Pipes, “possono con il tempo dividersi in fazioni ‘conservatrici’ e ‘riformatrici’”.

Il presidente Ronald Reagan era d’accordo con lui, e nel gennaio del 1983 emise una direttiva presidenziale, la “NSDD-75” modificando radicalmente gli obiettivi fondamentali della politica estera americana perseguiti dalle precedenti amministrazioni dai tempi del presidente americano Henry S. Truman.

I membri più importanti degli esperti di Russia di stampo liberale in America, in particolare quelli associati alla Columbia University, erano in netto disaccordo con le previsioni audaci e rivoluzionari di Richard. Come Robert Legvold, docente alla Columbia University, scrisse nel 1982, “Pipes ha torto nell’asserire che esiste una netta divisione tra due fazioni [in Unione Sovietica]. Qualsiasi politica americana volta ad assicurare che un gruppo inesistente di moderati arriverà al potere è una chimera”. Pipes dimostrò di avere ragione.

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