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Euroteologia

giugno 9, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Il Medioevo, metteva al centro dell’universo Dio; il Rinascimento vi collocava l’Uomo; noi moderni europei vi abbiamo messo il denaro e, in particolare, una moneta: l’euro.

L’euro è una specie di divinità laica, «l’euro aleggiava sulle acque», prima della sua introduzione regnava il caos, il buio e l’inconsistente «liretta», che sempre fa capolino nelle omelie degli euroentusiasti. «L’euro – ci viene spesso detto – è irreversibile», non può esistere valuta concorrente in Europa: non avrai altra moneta all’infuori di me. Fuori dal sistema euro non ci può che essere la devastazione, gli inferi, la «recessione».

Come ogni religione sul pianeta, anche l’«eurismo» ha i suoi testi sacri, immutabili, eterni. Quelli più importanti si chiamano «Trattati», seguono poi delle prescrizioni minori ma comunque vincolanti: regole, direttive, regolamenti, parametri. Come ogni testo sacro, non possono essere modificati, sono scolpiti nella pietra come il Decalogo. Il più importante dei Trattati, porta il nome di una città Olandese: Maastricht. Esso fissa il sacro parametro del 3 per cento, ogni Nazione non deve avere un deficit superiore al 3 per cento del proprio Prodotto Interno Lordo.

Tale disposizione non può essere in alcun modo violata, deve essere rispettata ad ogni costo, anche al sacrificio. Una Nazione può morire, ma non venir meno. Da tempo, noi sappiamo che il 3 per cento è un numero messo lì solo ed esclusivamente perché nell’anno domini 1981, il rapporto deficit/PIL della Francia era il 3 per cento. Pura casualità, nessun criterio logico o scientifico si cela alle spalle si quel numero, ma è ammantato di un’aura di sacralità e inviolabilità. Rispettare la regola del 3 per cento è un atto di fede, una scommessa pascaliana, un salto nel buio. Nonostante politici, economisti, banchieri… siano al corrente dell’insensatezza del sacro parametro, si piegano a esso manifestando una condotta irrazionale e fideistica. I dogmi della Chiesa, sono stati rimpiazzati dai dogmi di Maastricht.

L’euro ha il suo clero, i suoi sacerdoti, le sue gerarchie ecclesiastiche. Il Papa della sua Chiesa è il presidente della Banca Centrale Europea. Esso risiede nella Eurotorre, il maschio inespugnabile, il sacro fallo, simbolo di Potere per gli antichi greci e romani, che si erge sulla città di Francoforte.

I cardinali dell’euroreligione sono i membri della Commissione Europea, insieme al Papa vigilano sul rispetto delle regole e ammoniscono le Nazioni e i dubbiosi. Segue la schiera dei funzionari e dei burocrati della Gerusalemme dell’euro, Bruxelles. Sono i profeti dell’Eden: i conti pubblici «in ordine». Attualmente, il Papa dell’Unione europea è Mario Draghi, con quella sua faccia legnosa e inespressiva e con la sua rinuncia alla lingua madre rappresenta l’uomo europeista del futuro. Un replicante, un autoesiliato. Basta guardare il suo volto da rettile per capire che non è un uomo di pensiero, la sua anima è un foglio Excel, un indice monetario. La sua mente è occupata da due sole idee, ossessive: «ridurre il debito!» e «crescita!». Due concetti assoluti, ai quali è disposto a sacrificare tutto.

Quando gli Stati non rispettano la sacra volontà dell’euro, si scatenano le sue Erinni, le sue Furie incarnate dai mercati, dallo spred e dalle agenzie di rating. I primi si agitano, turbolenti e fanno alzare lo spred, minacciando il fallimento delle Nazioni. Le ire del mercato si abbattono su quanti non aderiscono, totalmente, alle richieste della Banca Centrale Europea. Sia chiaro, i mercati sono onniscienti, loro sanno cosa è giusto e contraddirli è sempre un errore. Le agenzie di rating, possono declassare uno Stato se non attua le riforme, se non si dichiara pedissequamente a favore della moneta unica.

Esiste anche una schiera di «laici», fedeli adepti del culto europeista: i giornalisti. Questi ultimi, rappresentano dei fanatici dell’euro, che mettono a tacere chiunque non si adegui al dogma dell’irreversibilità dell’euro. Dimostrano comica referenza verso il clero di Bruxelles.

Questi euroinvasati bollano come «euroscettico» chiunque si opponga al culto idolatra dell’euro. Ovviamente, non esistono «antieuropeisti» ma solo degli «scettici», non degli oppositori. Si presuppone che nessuno, ma proprio nessuno si possa opporre al Bene personificato dall’euro e dalle sue istituzioni. Gli oppositori dell’Unione europea sono degli eretici, dei peccatori che non comprendono la bontà del progetto.

Come ogni religione, anche quella europeista ha il suo Satana, il suo Male. Il ruolo di malvagio è esercitato dal «corrotto», dall’«evasore fiscale». Due categorie che devono essere annientate, per farlo si impiega il concetto di «trasparenza». Tutto deve essere trasparente, visibile, consultabile. Ogni individuo deve spiegare, giustificare come impiega il proprio denaro. Sono il nemico comune della santa Unione.

L’euro rappresenta una neodivinità, compito delle Nazioni libere è negare tale divinità e combattere contro i fondamentalisti del mercato, che hanno fatto dell’euro e dalla UE un totem e un feticcio.

L’impero di Maastricht e Bruxelles si fonda sull’assolutizzazione di teorie economiche, che si pretendono «scientifiche» quindi, oggettive ed eterne. Anche i bolscevichi fondarono il loro super-stato su una teoria pseudoscientifica: il materialismo dialettico. Come i comunisti dell’URSS, gli europeisti, impediscono la discussione critica della teoria.

Per i costruttori dell’Unione e i suoi sostenitori, l’euro e le teorie economiche su cui poggia sono una forma di teologia. Una teologia complicata, che richiede anni di studio e chi non la conosce non deve permettersi di sollevare dubbi sull’euro. L’Unione europea è organizzata in forma di setta, di casta, di clero pertanto, non può e non potrà essere democratica.

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