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“Somiglianze di famiglia” che accomunano gli estremi dello spettro politico

giugno 6, 2019 • Paralleli, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Quanti sono stati i «tramonti dell’Occidente»? Innumerevoli. Già Dante, nella celebre Commedia, stigmatizzava la decadenza del presente e tesseva le lodi dei bei tempi andati, quando moralità e ordine erano sovrani. Ma il padrino della letteratura «decadentista» della civiltà occidentale è Oswald Spengler, col suo celeberrimo «Il tramonto dell’Occidente». Per il filosofo tedesco le civiltà sono degli organismi e, in quanto tali, hanno un loro ciclo vitale. Quella occidentale è al collasso, una decadenza che assume i tratti di una «civilizzazione» razionalista e mercantile.

Le astratte forme del denaro e della democrazia hanno soffocato gli impulsi vitali degli europei. Quella di Spengler è una versione popolare dei temi filosofici che, con ben altra levatura intellettuale, si trovano negli scritti di Heidegger e di Jünger. Pesantemente compromesso col nazismo il primo; il secondo con i suoi dardeggiamenti polemici contro la democrazia, il razionalismo, il liberalismo… non può certo fornire strumenti adeguati per salvaguardare le istituzioni liberali e debellare il totalitarismo avanzate col passo dell’oca.

Per Heidegger, il pensatore della germanica foresta nera, l’essenza faustiana delle modernità è costituita dalla metafisica cartesiana che fa dell’uomo un soggetto e del mondo un oggetto. La terra diviene mera oggettività inerte su cui si esercita la manipolazione e lo sfruttamento del soggetto e della tecnica. Il dominio della tecnica coincide con dominio del pensiero calcolatore, col tintinnio del denaro e le merci. Heidegger anticipa le tendenze ecologiste e anti-consumiste e vedrà nell’imbianchino diventato Führer colui che interromperà i sentieri occidentali della democrazia, dell’individualismo, della tecnica e del mercato.

Jünger, come Heidegger, si esprime in un linguaggio sibillino, oscuro e oracolare. Le sue frasi si fermano a un passo dall’incomprensibile, ma nei suoi testi è chiara la requisitoria contro la modernità. Tutte le cadaveriche costruzioni borghesi vengono colpite da Jünger, che denuncia il primato dell’economia e dell’utile sugli impulsi elementari. All’individuo raziocinante e astratto del liberalismo, il filosofo tedesco oppone la comunità organica fondata sul lavoro. Jünger contribuisce a creare il clima culturale che ha coadiuvato l’ascesa del nazismo.

Nel leggere pensatori «di destra» come quelli sopraccitati, non si possono non  cogliere notevoli somiglianze col pensiero di intellettuali «di sinistra», come: Marx, Gramsci, Lukàcs e Marcuse. Sono accomunati dagli strali polemici contro la borghesia, classe corrotta e corruttrice; contro il dominio di Mammona, che trasforma tutto in merce senz’anima, il tempio come le braccia degli operai. Tutti concordano sulla necessità di spazzare via la società liberale, che è marcia fin dalle radici e dalla sua fine sorgerà il nuovo mondo, sotto forma di Sacro istituzionalizzato o di società senza classi.

Sono queste le «somiglianze di famiglia», per dirla con Wittgenstein, che accomunano gli estremi dello spettro politico, i drappi neri e le bandiere rosse. Sia chiaro, quanto scritto dagli autori citati non merita di finire nella spazzatura. In un’Europa dove gli stati nazionali sono costretti a mendicare denaro sulle piazze finanziarie, dove i banchieri giocano un ruolo sempre più importante e l’economia ha assunto i tratti una religione secolare, alcune riflessioni di Heidegger o Evola possono offrire notevoli spunti di riflessione e critica, ma ridurre il liberalismo alla crisi economica e la complessità della civiltà occidentale al capitalismo e al McDonald’s è ridicolo. Eppure la retorica rosso-nera e verde islamica, si nutre di questa semplificazione.

Nostalgici dell’Asse, orfani dell’URSS e seguaci di Khomeini o Bin Laden sono tutti egualmente «monisti», riconducono tutta la realtà a un unico principio, a un singolo fattore. All’origine della decadenza del presente ci sono le forze plutocratiche-imperialiste sioniste o ebraiche, che hanno corrotto la società. È necessaria, quindi, una lotta spietata per la purificazione della società: eliminare gli agenti patogeni, sterminarli fisicamente e poi culturalmente, facendo tabula rasa dell’«arte degenerata», della «cultura borghese» o di quella «occidentale». La notte del mondo sarà illuminata da migliaia di Bücherverbrennungen, roghi di libri. Dopo questa grande operazione di igiene sociale o razziale, emergerà il regno di Dio in terra: puro, armonioso ed eterno. I tre estremismi antioccidentali poggiano sul mito della palingenesi sociale, sono millenarismi laici decisi a riscattare il mondo dal suo marciume borghese, ebraico, astratto. È l’idea unica, totale; il prisma cognitivo con cui i totalitaristi di ieri e di oggi guardano il mondo.

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