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Fico, l’anima barricadera del Movimento 5 Stelle

giugno 4, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

«Oggi è la festa di tutti quelli che si trovano sul nostro territorio, è dedicata ai migranti, ai rom, ai sinti, che sono qui ed hanno gli stessi diritti».

Sono le parole del presidente della Camera Roberto Fico, il «presidente buono», ex comunista riciclatosi nelle file del grillismo militante. Fico è una specie di Trockij del Movimento, il difensore in pectore delle minoranze, la Boldrini al maschile con capelli sale e pepe. Fico incarna, insieme all’Ernesto Guevara dei cinque stelle Alessandro Di Battista, l’anima barricadera del Movimento. In fondo, loro due sono il vero spirito della creatura politica di Beppe Grillo. Dobbiamo essere sinceri, il Movimento è una «cosa» di sinistra e per capirlo basta leggere il loro programma o ascoltare le loro opinioni. Un (in)felice frullato di ambientalismo, socialdemocrazia scandinava, decrescita felice e altre amenità che mandano in estasi sociologi come Pallante e De Masi.

Inoltre, l’esagitato universo grillino è un fervido sostenitore dei magistrati e dei procuratori. Ovviamente, di quei magistrati e di quei procuratori che entrano a gamba tesa nelle vicende politiche. Probabilmente, un ventennio fa, numerosi grillini andavano in piazza a scandire: «Colombo, Di Pietro, non tornate indietro». Non si rendono conto, oggi come allora, che l’intromissione del potere giudiziario nei fatti che concernono la politica è una malattia delle democrazia, una sua degenerazione patologica.

Il Movimento, come la Sinistra, è profondamente anti-italiano e anti-nazionale. Non a caso, i suoi sostenitori e i suoi iscritti non si definiscono mai «italiani», ma sempre e solo «cittadini». Forse involontariamente, si comportano come i giacobini della Rivoluzione francese secondo i quali, la Francia non era quella storica, cattolica e monarchica ma quella di Liberté, Égalité, Fraternité.

I «pentastellati» ragionano allo stesso modo, la loro Italia nulla ha a che vedere con la sua storia e la sua identità, ma solo con i suoi cittadini. La Nazione non esiste, esistono solo gli individui che compongono la società. Mero contrattualismo, sarà per questo che amano così tanto il più ipocrita dei filosofi moderni: Jean-Jacques Rousseau. Altro sintomo dell’avversione all’Italia che affligge i cinque stelle e i loro cugini di primo grado, gli ex bolscevichi divenuti alleati dello spred, è il peggior razzismo contro gli italiani. Per Di Maio, per Di Battista, per il grillino medio gli italiani sarebbero mafiosi, corrotti fino al midollo, irrecuperabili ladri e mariuoli. La frase preferita del Masaniello pentastellato è: «si sono mangiati tutto». Se la rivoluzione non era un pranzo di gala, sicuramente la crisi lo è stato. Al tavolo, ovviamente, i politici «ladri infami e corrotti».

Insomma, il ritratto degli italiani che si faceva nell’Alabama del 1920. La sinistra, è anti-italiana in modo più raffinato, meno viscerale, più pericoloso, loro dicono: «non ci sappiamo governare da soli», come se fossimo un popolo di ritardati congeniti e «abbiamo bisogno del vincolo esterno», cioè dell’intrusione autoritaria della Commissione europea. Al Congresso di Vienna avrebbero stigmatizzato Mazzini, chiesto più Impero Asburgico e affermato: «dove va l’italietta da sola? Abbiamo bisogno dell’Impero e poi i nostri ragazzi vanno a studiare a Vienna, sul Danubio». Entrambe le fazioni, gialle e rossa, amano spassionatamente l’Unione Europea. Davanti alla questione migratoria invocano sempre «l’Europa» e non sai se lo fanno perché ci credono, per scaramanzia, per mancanza di argomenti, forse, per minacciare l’interlocutore.

Alcuni, per allontanare scarogne e problemi toccano il cornetto o la medaglietta di un santo, loro una spilla dell’Unione europea o un santino di Moscovici. Sia chiaro, un po’ come tutti, anche i grillini non amano «questa Europa», loro vorrebbero riformarla. Vagli a spiegare che l’Unione è un carrozzone formato da migliaia di burocrati dagli stipendi stellari, che puntano a fare il minimo col minimo sforzo. Va da sé che non vogliono perdere alcun privilegio. Loro si che sono una «casta», basti pensare alla Commissione Santer (che includeva Mario Monti ed Emma Bonino) sciolta per ammanchi di bilancio.

Ma gli amorosi sensi fra sinistra e cinque stelle non finiscono qui, con gli ex «kompagni» condividono il sostegno a quelle cha amano chiamare «battaglie di civiltà»: ius soli e approvazione del Global Compact. In realtà, sono due battaglie contro la civiltà italiana ed europea. Due misure, le suddette, che non sono state approvate per merito dell’opposizione leghista.

Con il loro atteggiamento ondivago e terzomondista vecchio stile, sono riusciti a irritare la Casa Bianca. Le loro posizioni su Venezuela, Israele e Cina non piacciono a Washington, che li considera poco affidabili se non pericolosi per le relazioni atlantiche. Potevamo aspettarci qualcosa di diverso dai grillini? Certo che no, loro sono contro i «poteri forti» e certamente l’America è uno di questi. Il retroterra culturale da cui emergono è imbevuto di antioccidentalismo e di spassionate simpatie per il socialismo latinoamericano e caraibico. Forse, alcuni, vedevano in Grillo un Chávez dall’accento genovese e nei suoi libri altrettanti sostituti del celeberrimo Manifesto. In definitiva, il Movimento Cinque Stelle è solo l’ennesima mutazione della sinistra. Una sua variante tinta di giallo, placcata in oro, meno salottiera ma altrettanto dannosa.

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