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Freak show antioccidentale

giugno 2, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti – 

Vi è, nella variegata costellazione italiana degli odiatori dell’Occidente, che però l’Occidente e i suoi agi ripugnanti sulla pelle di popoli asserviti, non l’hanno mai abbandonato per altri lidi, solo differenza di miscelatura ma non di sostanza.

Di loro, perlopiù soggetti caricaturali, non per il sembiante, ma per la propensione a fare del reale un gran fumetto con tutti i buoni da una parte (il Terzo Mondo, Il Sud America, gli sfruttati, i migranti, i jihadisti) e i cattivi dall’altra (gli Stati Uniti, Israele, le multinazionali, i padroni del vapore, Das Kapital), si può dire che formano un freak show in cui i ruoli sono, fondamentalmente intercambiabili. Li liquidò già perentoriamente cinquanta anni fa Leszek Kolakowski, in uno dei suoi acuminati e scintillanti saggi definendoli esponenti della civiltà borghese occidentale “i cui valori essi scartano ostentatamente per umiliarsi di fronte allo splendore di un’inequivocabile barbarie”.

Dogma inamovibile della Setta è l’antiamericanismo radicale. Su esso si fonda, senza tentennamenti, la propria professione di fede cieca. Per i sacerdoti di questa ortodossia, Noam Chomsky in testa, gli Stati Uniti sarebbero i responsabili di tutta l’ingiustizia del mondo. Come la Morte Nera o Mordor, andrebbero distrutti, solo allora, finalmente, l’umanità procederà spensierata verso Citera.

Anche per Hitler, la distruzione degli ebrei era condizione sine qua non per il trionfo del bene, e oggi, per l’Iran potenzialmente genocida, l’eliminazione di Israele farebbe fiorire splendidamente tutto il Medio Oriente. Riassumere gli scontenti e i mali in un nemico è rinfrancante. Riduce la complessità del mondo a un gioco per bambini adulti, fa credere di avere trovato il bandolo della matassa, placa l’ansia; in realtà riduce all’idiotismo intellettuale.

L’antiamericanismo, malattia infantile, si salda con l’esecrazione nei confronti degli assetti strutturali che l’Occidente ha consolidato negli ultimi trecento anni, quindi nei confronti delle sue forme culturali, politiche, economiche. Nulla di nuovo. Anzi è un discorso vecchio, vecchissimo che puzza di stantio lontano un miglio e ha i suoi precedenti nell’antimodernismo fascista e nazista e, ovviamente, nell’ex Unione Sovietica e nella Russia attuale.

Prendiamo Giulietto Chiesa per esempio. Egli è stato in Italia il portavoce della vulgata paranoide cospirazionista secondo cui dietro fenomeni sconvolgenti ed epocali come l’11 settembre ci sarebbero i servizi segreti americani e, inevitabilmente, quelli israeliani. Bisogna capirlo Giulietto Chiesa.

Il trauma profondo che lo ha squassato psicologicamente è stata la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, la sua amata casa per tutta una vita. Come Hiroo Onoda, lui si valoroso soldato, che ventinove anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale combatteva ancora da solo in una isola delle Filippine, Giulietto Chiesa è ancora convinto di trovarsi in piena Guerra Fredda. L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha peggiorato il suo stato. In lui ha potuto vedere una nuova incarnazione del Leviatano, no, non il sovrano assoluto di Thomas Hobbes, ma il vero e proprio mostro primordiale biblico, il volto scoperto di un’Amerika violenta e predatoria. Altro che Bush Jr. Un presidente oltretutto platealmente a favore di Israele. Quando la realtà conferma gli incubi peggiori.

Per gli adepti della Setta, lo Stato ebraico sarebbe  un’appendice di quel tentacolare potere mondialista e oppressivo che da sempre vittimizza il globo e che ha impedito dal dopoguerra al 1989 che l’Unione Sovietica si pappasse tutta l’Europa. Così, tra le numerose gesta di Chiesa lo vediamo firmare nel 2012 un appello sul Manifesto insieme a Gianni Vattimo, Domenico Losurdo (nostalgico stalinista da poco passato a miglior vita) Franco Cardini e altri, contro il “Nuovo Ordine Mondiale” (sic), una versione aggiornata del Complotto Pluto-Giudaico-Massonico di fascistissima memoria.

Il compagno-catto-fascio-tradizionalista-islamofilo Cardini, il compagno Losurdo e l’esegeta heiddegeriano Vattimo estimatore di Hamas, si sono, in quell’occasione, tutti trovati a bordo della medesima scialuppa, sulla quale, con voce stentorea esprimevano la loro “solidarietà al popolo iraniano e siriano”, le prossime vittime del Nuovo Ordine Mondiale.

I solidarizzanti solidarizzavano con due regimi illiberali, di cui uno teocratico e sponsor internazionale del terrorismo e l’altro una feroce dittatura. Se si odiano gli USA e l’Occidente, si deve con conseguenza logica guardare con ammirazione ai suoi nemici. Il principio del terzo escluso è qui reggente. D’altronde, Cardini e Chiesa si erano già uniti in un libro sugli arcana imperi, sui retroscena dell’11 settembre, e l’ormai anziano fu medievista, ci aveva precedentemente regalato durante la Seconda guerra del Golfo, un gustoso feuilleton dal suggestivo titolo, Astra e i titani, in cui ci raccontava dei terribili fondamentalisti alla Casa Bianca e della loro guerra brutta e sporca nei confronti dell’Iraq, ennesima manifestazione di un potere immane e tutto sommato occulto (ahi!, ahi!, ahi!) di cui i neocons erano solo i delegati.

Alla Setta si è recentemente aggiunto Diego Fusaro, pupazzetto del fu ventriloquo e suo maestro Costanzo Preve, uno che aveva già avuto la geniale intuizione che gli estremismi si assomigliano e che se si è fascisti o comunisti poco importa se il comune nemico è il medesimo. Fusaro ha fatto della filosofia una parodia, così come il suo guru aveva fatto del pensiero uno pseudopensiero, ma non è questo il punto, il punto è il riciclo di vecchia spazzatura, di odi criogenizati.

Da Mussolini a Hitler, passando per Lenin e Stalin e poi incontrando Khomeini e Osama Bin Laden, ci si ritrova sempre lì, a odiare l’Occidente e il liberalismo, la democrazia e il capitale. I demoni non cambiano mai volto. E dispiace che al posto di Fusaro, prodotto da outlet di periferia non ci sia più il buon vecchio pret a porter che vendeva Massimo Fini, da qualche tempo scomparso dai nostri radar.

Massimo Fini ha tentato disperatamente di darsi un ubi consistam intellettualmente raffinato attraverso un patchwork di autori diversi, di riferimenti trasversali, da Evola a Nietzsche, a Rousseau a De Benoist, i quali, prendendolo per mano lo hanno condotto alla sua dissacrante disamina contro l’Occidente e i suoi mali, di cui, ovviamente, la causa principale sono sempre loro, gli yankees. Israele merita un capitolo a parte. Trattasi di uno Stato terrorista, ca va sans dire.

Il Nuovo Ordine Mondiale, qualsiasi cosa voglia dire, di cui Israele sarebbe manifestazione chiara, è infatti, ontologicamente terrorista e coloro che lo combattano, vedi i talebani, l’ISIS, Al Qa’da, Hezbollah, Hamas, ecc. sarebbero “resistenti”.

L’estrema destra e l’estrema sinistra sono un Giano bifronte ideologico con un unico cervello che divarica lo sguardo in due opposte ma complementari direzioni. Nel caso di Fini non mancano gli elogi, vere e proprie esaltazioni per l’Islam e il suo purificante e maschio (ohi!, ohi!, ohi!) impeto guerriero. Lo stesso impeto che affascinava il Fuhrer. Ah, le brune bestie islamiche al posto di quelle bionde ariane! Fini, più di Cardini e Chiesa si sente animato dalla volontà nietzscheiana così piccolo borghese di volere a tutti i costi épater le bourgeois.

E’ un po’ un Carmelo Bene dell’opinionismo intellettuale di mezza tacca, privo completamente del talento istrionico del Pugliese, che tenta di compensare con trovate da rigattiere dello scandalo, come quando, nel 2011, scrisse un libro sul Mullah Omar di cui ammira le maschie virtù eroiche e guerriere. Ed è solo di qualche anno addietro uno schiumoso e schiumante articolo sul Fatto Quotidiano, probabilmente innaffiato da buone dosi di Cointreau (mancando l’assenzio) in cui, animato da indignazione prorompente, lanciava i suoi fulmini contro il “pupazzo” dell’Occidente Al Sisi, rimpiangendo la caduta dei Fratelli Musulmani.

I Fratelli Musulmani, fondati in Egitto nel 1928, rivitalizzarono il concetto di jihad e fecero della morte l’ideale da perseguire. Un afrodisiaco per il dannunziano da salotto Fini, il quale, invece di cercare l’eroica morte si portava in giro, fino a qualche tempo fa da un salotto televisivo all’altro biascicando il suo clawnesco verbo, prima di venire soppiantato dal cupo cabaret di Fusaro Diego.

Come si suol dire, chiodo schiaccia chiodo.

 

 

 

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