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Michel Houellebecq, la scrittura secca come una fucilata sulla crisi dell’Occidente

giugno 1, 2019 • Paralleli, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Il mondo rappresentato nell’opera di Michel Houellebecq non può non turbare, perché è una somma di solitudini, plumbeo, privo di significato. Con le sue descrizioni vivide, ispirate a Émile Zola, «neonaturaliste» come ha detto qualcuno, ci restituisce l’orrore di un mondo senza Dio dove tutto è ridotto a merce. Con la sua scrittura secca come una fucilata, scarna e scabrosa descrive in profondità la crisi antropologica e spirituale dell’Occidente.

Una civiltà di alienati, «una generazione di eterni kids», guidata solo dal denaro e dominata degli imperativi dell’economia: produzione, crescita, occupazione e scambio. Assordata dalle sirene del consumo. L’economia è onnipresente nei romanzi e nelle poesie di Houellebecq e non potrebbe essere altrimenti, perché sono lo specchio della nostra società retta dagli indici di Borsa e supina ai mercati. La logica del profitto e la concorrenza hanno invaso anche l’universo intimo delle relazioni sessuali, scrive infatti in Estensione del dominio della lotta:

«In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società.»

Il legame del narratore francese con la «scienza triste» è stato analizzato da Bernard Maris nel saggio Houellebecq  economista. La sua opera è una radiografia della contemporaneità gonfia di pensiero funzionale e una polemica contro la desertificazione operata dai fondamentalisti del mercato. In Serotonina possiamo leggere la seguente riflessione del protagonista, un impiegato del Ministero dell’Agricoltura:

«Ripensando al mio passato professionale, mi rendevo conto che, in effetti, mi ero trovato di fronte a stranissime superstizioni di casta. I miei interlocutori non si battevano per i propri interessi, e nemmeno per gli interessi che si riteneva dovessero difendere, crederlo sarebbe stato uno sbaglio: si battevano per delle idee; per anni mi ero trovato di fronte a gente pronta a morire per la libertà dei commerci.»

Il rullo compressore del liberismo travolge tutto. Ogni cosa deve essere sacrificata sull’altare del profitto, anche le nazioni. Serotonina, l’ultimo romanzo di Houellebecq, è un romanzo politico. Una sferzante critica all’Unione europea. Moloch tecnocratico studiato per uccidere le nazioni e impoverire i lavoratori. Le tradizioni devono cedere il passo alla macchina, alla chimica, all’industria e al profitto. L’economia recide i legami di solidarietà: la provincia e la campagna sono abbandonate al loro destino. La disoccupazione e il degrado sono ovunque. Si ritrovano temi che il romanziere francese ha espresso nelle sue poesie: l’emarginazione dalla società, l’identificazione col regno degli esclusi, dei poveri, delle zone d’éducation prioritaire, dei barboni.

I protagonisti delle opere di Houellebecq sono sovente dei quadri, impiegati di medio rango, che passano le loro giornate davanti a fogli Excel, cifre e tabelle. Non sono mai dei gran lavoratori. In Piattaforma possiamo leggere:

«La trappola era scattata: ormai ero dentro il mondo del lavoro».

Il lavoro è una tragica necessità, la vita vera è sempre altrove.

Ma come si è giunti a questa era della bruttezza? All’origine c’è la rivoluzione dei costumi avvenuta nel ’68, che ha destituito Dio, la forza salvifica della fede, la Nazione e la famiglia. Le persone sono diventate individui, atomi del corpo sociale, «particelle elementari» schizzate in un mondo senza riferimenti. Come Bruno e Michel, i due fratelli del capolavoro di Houellebecq: Le particelle elementari. All’origine della satiriasi del primo e dalla frigidità del secondo, c’è l’abbandono della madre. Una madre hippy intenta solo a godersi la vita. Fra l’uomo e la morte si frappone solo il mercato, un infernale miscela di sesso, arrivismo e denaro.

L’umanità cerca di sopperire a questo vuoto, a questo smarrimento della bussola dell’esistenza rifugiandosi in deboli e fasulle religioni, da campeggi New Age alla setta raeliana. Ridicoli palliativi, incapaci di sostituire un Dio defunto. La felicità è ricercata anche nella scienza e nei suoi portati, nella clonazione come in La possibilità di un’isola o in quella serotonina che da il titolo al suo ultimo romanzo: «è una piccola compressa bianca, ovale, divisibile». Una pastiglia che non regala alcuna felicità, modera il dolore dello stare al mondo, rallenta l’agonia ma non l’arresta. Houellebecq considera ogni felicità «essenzialmente religiosa», la conversione al cattolicesimo e la riscoperta di Dio sono temi che attraversano tutta la produzione houellebecqiana.

A volte assume i tratti di una conversione immaginata come in La carta e il territorio, tentata come in Le particelle elementari, oppure quelli di una conversione all’Islam come in Sottomissione. Ma è nella sua ultima fatica che il protagonista, forse l’autore stesso, scopre davvero Dio. Una fede liberatoria, la certezza dalla presenza del divino, una fede che rende sacro l’uomo e inceppa la macchina del denaro. L’ultima pagina di Serotonina consegna Houellebecq all’immortalità. La sua critica al liberismo, al ruolo satanico del denaro, ai limiti della modernità secolare non ha nulla di marxista, tanto meno di socialdemocratico:

«una civiltà muore semplicemente per stanchezza, per disgusto di sé, cosa mai poteva propormi la socialdemocrazia, evidentemente niente, solo una perpetuazione della mancanza, un invito all’oblio.»

La sua è una polemica religiosa, metafisica, reazionaria. Houellebecq si è conquistato il suo posto accanto ai grandi polemisti cristiani francesi: Bernanos, Claudel, Mauriac e Péguy.

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