MENU

Una strategia istituzionale

maggio 30, 2019 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Se c’è una cosa che la Brexit ha insegnato al resto del mondo è che nel Regno Unito non c’è premiership che tenga: comdanda la House of Commons, comanda Westminster, insomma, comanda il Parlamento.

In queste ore in cui si susseguono i processi alle intenzioni, con Di Maio alla prova scenica della Piattaforma Rousseau si leggono, su giornaloni e giornalini, scenari e contro scenari in attesa di capire se il governo Conte avrà una soluzione di continuità, oppure se Salvini tornerà a mettersi nelle mani degli elettori, con tutti i rischi del caso, non ultimo quello dell’esercizio provvisiorio di bilancio e il rischio che scattino le clausole di salvaguardia. In questo marasma di incertezze, l’unica certezza è appunto la confusione che regna sovrana, il sapere che fino ad ora c’è stata un’alleanza di governo litigiosa e per lo più inconcludente, ma con una capacità di compromesso che forse mai s’era vista in precedenza, per lo meno dai tempi della Costituente.

Non è un caso che tiriamo in ballo la Costituente, proprio perchè è nel documento datato 1948 e ancora integro (più o meno) nella parte riguardante l’ordinamento repubblicano che, ancora una volta, c’è la soluzione a questo stallo istituzionale che va creandosi. Soluzione che nessuno vedrà, ma che c’entra molto con la centralità di Westminster di cui parlavamo più sopra.

La Costituzione dice in soldoni che il Parlamento è sovrano, è nel Parlamento che si formano le leggi, è il Parlamento che elegge il Presidente della Repubblica eccetera. Quante volte nei telegiornali si invoca (invano) la centralità del Parlamento? E quante, troppe volte, questa viene puntualmente disattesa rievocando di fatto l’aula sorda e grigia bivacco di manipoli di mussoliniana memoria?

Eppure la soluzione passerebbe agevolmente dalla Camera dei Deputati e dal Senato, passerebbe da un Mattarella che convochi, senza troppi fronzoli di prassi partitica, ma semplicemente rispettando le gerarchie istituzionali: la Presidente del Senato Casellati, di fatto sua vice, il Presidente della Camera Fico e il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte. In questo vertice a quattro l’obiettivo sarebbe la redazione di un agenda parlamentare, con la quale procedere a tappe serrate verso le priorità del paese; il Governo farebbe il governo sottoponendo i disegni di legge alle Camere e queste approverebbero o respingerebbero. Su tutti i temi: Tav, Flat Tax, immigrazione, rapporti con l’Ue eccetera. Fine dell’abuso della decretazione d’urgenza con la quale il Governo si traveste da decisionista e il Parlamento finisce a fare da organo di rettifica, e fine dell’abuso della delega legislativa per accelerare i tempi quando non necessario. Questa è la centratlità del Parlamento, questo è quello che occorrerebbe in questo momento, non le elezioni anticipate.

Del resto la Costituzione parla chiaro: il governo deve avere la fiducia delle Camere (art. 94). Non si parla di maggioranze politiche o altro, ma di fiducia (non la questione di fiducia che è un altra cosa), che è stata data il 5 giugno dello scorso anno. La strategia per uscire da questo stallo perenne c’è ed esiste, ed è una strategia istituzionale e costituzionale, perfettamente intuibile da quella Carta fondamentale che tanto hanno difeso dagli assalti della riforma Boschi, ma che puntualmente, dal Presidente della Repubblica (che pure è stato giudice costituzionale) in giù viene messa da parte, sacrificata sull’altare ideologico.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »