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L’autoritarismo in nome della tolleranza

maggio 25, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Verrà il giorno in cui orde di tagliagole islamici assalteranno le città e si troveranno di fronte uomini e donne con cartelli su cui starà scritto: «welcome», «welcome refugees», «stay human», «people against Islamophobia». Gli jihadisti sogghigneranno e poi li faranno a pezzi. Poco prima della mattanza qualcuno urlerà: «non reagite, non fate il gioco dei fascisti, pensate a Gandhi, ricordate Aldo Capitini».

Se la scena vi sembra surreale, sappiate che è esattamente l’avvenire che si sta preparando. La sinistra si adopera per «correggere» politicamente e «pacificare» ideologicamente la società. Prima tappa di questo grottesco obiettivo è la creazione di istituzioni e mezzi d’informazione assiologicamente neutri, che annullino ogni riferimento alle origini nazionali degli individui e alle loro appartenenze religiose o morali. Di conseguenza, il linguaggio deve essere tecnico, inoffensivo e vago. Non si deve dire al telegiornale della sera che i terroristi erano islamici, perché alimenterebbe l’odio verso i musulmani e perché genererebbe nei telespettatori l’equazione: Islam-uguale-terrorismo. Così come nei dibattiti, la matrice religiosa degli attentati deve essere minimizzata, messa in disparte per non alimentare paure irrazionali verso lo straniero.

Si tenta di negare il conflitto esistente fra due diverse civiltà, si azzera il pensiero critico e si mette un bavaglio a chi biasima la vulgata dell’Islam «religione di pace». Chiunque non si esprima in termini positivi e apologetici nei confronti di Maometto e della sua fede, introduce una divisione fra «noi» e «loro», getta dunque il seme di una discordia che facilmente muterà in odio, razzismo, sterminio e forno crematorio.

Dire che certi modi di vivere sono migliori di altri, affermare che alcuni sistemi di valori sono superiori e altri inferiori, proporre e incarnare ideali particolari significa imboccare la via che conduce al nazismo. Ci viene richiesto di non criticare, perché ciò equivarrebbe a «spalancare le porte al fascismo». Bandire il diritto a esprime le proprie considerazioni su una questione pressante è un atteggiamento autoritario, esercitato in nome della tolleranza e dell’amore per il prossimo.

A pericoli reali, a preoccupanti derive della società: jihadismo, immigrazione selvaggia, tensioni sociali fra stranieri e autoctoni, islamizzazione strisciante, disintegrazione della famiglia, inverno demografico… la sinistra si scaglia contro un mali immaginari o dalla portata limitata: razzismo, onda fascista, omofobia. Conducendo una crociata che si vuole filantropica, ma in realtà intollerante e fanatica contro quanti osano denunciare i suddetti pericoli legati all’immigrazione e non solo.

Più in generale, la morente civiltà occidentale sembra impegnata in una battaglia per sradicare il Male il ogni sua forma. Le nuove anime belle, si battono contro tutti i lati oscuri e notturni della vita: non solo il conflitto fra visioni differenti del mondo, che è l’essenza della Politica, ma anche contro la malattia, l’invecchiamento, il sesso e la morte.

Siamo diventati tutti cittadini di «Cordicopolis», la «città del Cuore» come la chiamava il compianto Philippe Muray. Ci siamo trasformati nella società dei buoni sentimenti coatti, incentrata sui grandi eventi emozionali (le star che muoiono o si sposano, i royal baby che vengono al mondo), che affronta ogni evento in modo lacrimevole e lo trasforma in una piaga sociale in nome della quale mobilitarsi. Il Bene è ovunque: nelle battaglie di «civiltà», nel salutismo, nelle super tasse sugli alcolici e le sigarette, nei bizantinismi del linguaggio politicamente corretto, nei fiori venduti per la lotta ai tumori.

Sempre Muray, nel suo indimenticabile Pamphlet L’impero del Bene scrive: «Ogni secolo ha il suo tartufo. Il nostro è un po’ cambiato. È cresciuto, ha cambiato look. È socio fondatore di varie associazioni no a qualcosa, contro qualcos’altro, ha frequentato le migliori università e scuole di specializzazione, è socialista moderato o progressista scettico o centrista del terzo tipo». Alle spalle di tanto «Bene», si nasconde un vecchio socialismo umanitario e utopista.

Tutto deve essere carino, conviviale, positivo, rassicurante e rilassante. Dobbiamo sempre stare attenti a non dire ciò che potrebbe nuocere la sensibilità del prossimo, in nome del rispetto evitiamo il confronto, che è ricerca della verità. Anzi, ci stiamo rifiutando di confrontarci con quanto c’è di duro, scomodo e spiacevole nella Vita. Evitare il Male, non confrontarci con esso e non comprenderlo, significa rinunciare a crescere. Il Male non si può sradicare, esso è coestensivo della Vita.

Il Male è spesso all’origine della creazione artistica: dalla solitudine, dal lutto, dalla nostalgia… da sempre nascono poesie, dipinti, letteratura. Già Georges Bataille ricordava che letteratura e Male sono intimamente legati, per il filosofo francese la letteratura era la forma più consapevole di trasgressione del Bene. Ma gli occidentali sono regrediti allo stato adolescenziale, sono eterni bambini dediti solo al divertimento che non implica il ventaglio delle emozioni negative.

Bisogna cancellare qualsiasi tensione emotiva, qualsiasi impulso negativo e, addirittura, abbiamo dichiarato fuori legge l’odio. Fuggiamo dal Male rifugiandoci in Osho, nei saggi di psicologia positiva e nei corsi di meditazione. Non siamo più capaci neanche di sopportare la fine di una serie televisiva, dopo la fine dalla popolare Game of Thrones sono arrivati gruppi di sostegno psicologico per i fan. Come possiamo essere pronti per il futuro che ci aspetta? Ai conflitti che si profilano all’orizzonte? Semplicemente, non lo siamo.

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