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Birnbaum, il tasto dolente

maggio 17, 2019 • Paralleli, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Nessuno, in Italia, ha avuto il coraggio di fare quel che ha fatto il giornalista di Le Monde, Jean Birnbaum. Uomo di sinistra e fino al 2016 direttore del supplemento culturale del quotidiano progressista francese, ha pubblicato un libro inconsueto per la sua collocazione politica, intitolato Un silence religieux: la gauche face au dijhadisme, pubblicato in Italia dalla casa editrice Leg col titolo Musulmani di tutto il mondo unitevi!

La sinistra di fronte all’islam. Il testo di Birnbaum, come quello dell’anarchico Onfray chiamato Pensare l’islam, ha scatenato un vespaio di polemiche che si è riverberato un po’ in tutta Europa. Comprensibile, dato che il libro in questione è davvero un qualcosa di inaspettato e impensabile.

Provate a immaginare se una firma della filoislamica La Repubblica pubblicasse un pamphlet per dire ai suoi colleghi e compagni di battaglie: ci siamo sbagliati. Non abbiamo compreso il jihadismo; lo abbiamo sottovalutato; le nostre formule ideologiche ci hanno impedito di vedere la natura religiosa dell’islamismo e della sua lotta santa contro la civiltà occidentale.

Il lavoro di Birnbaum espone poche ma significative idee: come già detto, lo schema ideologico marxista ha impedito agli intellettuali di sinistra di cogliere la natura religiosa dello jihadismo. Non attribuendo alcuna importanza alla religione e attribuendone una esagerata ai fattori economici, hanno confezionato fallaci spiegazioni e interpretazioni sociologiche ed economiciste del fenomeno.

La sinistra francese, non è diversa dalla sinistra italiana quando afferma che i kamikaze sono un prodotto delle «disuguaglianze globali» e delle «lobby euroamericane». Inoltre, lo scrittore accusa i colleghi giornalisti di aver tentato di giustificare i terroristi dipingendoli come «dannati della Terra» in rivolta. Su questo tema, Birnbaum, tocca un tasto dolente.

La sinistra europea prigioniera del paradigma «occidentali sfruttatori vs non occidentali sfruttati», ha dipinto gli jihadisti come rivoluzionari, come partigiani in lotta contro l’edace capitalismo occidentale, dei vinti della storia in cerca di riscatto.

Birnbaum potrebbe sembrare il Rampini d’oltralpe, che con anni e anni di ritardo scopre fatti già noti agli intellettuali di destra e alla pubblica opinione da tempo. Si potrebbe dare una lettura più ottimista della faccenda, il caso Birnbaum dimostrerebbe la possibilità di squarciare la cappa del politicamente corretto, soprattutto in una nazione come la Francia dove non si sono peritati di processare menti scomode come Bensoussan e Zemmour.

Qualcosa sembra muoversi anche in Italia, dove i saggi in materia di jihadismo ed estremismo islamico si moltiplicano e non tutti sono una sinossi del sociologismo spicciolo delle accademie. Da segnalare sono i saggi e le inchieste del giornalista de La Verità, Francesco Borgonovo. Per l’editore Bietti ha pubblicato L’impero dell’Islam. Il sistema che uccide l’Europa, un libro-bomba non adatto ai perbenisti della gauche caviar.

La tesi di Borgonovo è semplice, chiara e lineare. Il padronato italiano ed europeo ha favorito l’immigrazione clandestina per ragioni economiche e di compressione dei salari, scaricando lavoratori non qualificati e poveri nella periferie e nei quartieri popolari già in difficoltà. Il tutto è stato accompagnato dalla retorica progressista sulla fine degli stati nazionali, sulla necessità di una società interculturale e dal cosmopolitismo ingenuo e colorato in stile Erasmus.

In questo Occidente fiaccato dalla crisi, schiacciato dalla moneta unica, impoverito materialmente e spiritualmente l’islam mette radici. Il pavido occidente fatica a trovare una identità da opporre alla strisciante islamizzazione del continente. Da segnalare anche Islamofollia. Fatti, cifre, bugie e ipocrisie della gioiosa sottomissione italiana, pubblicato per i tipi di Sperling & Kupfer e scritto con Maurizio Belpietro. Due giornalisti che raccontano il groviglio di ipocrisie, vittimismi, vigliaccherie… che avvolge il dibattito sull’islam.

L’Europa ha avuto e ha le sue Cassandre, i suoi sismografi che hanno rilevato l’apocalisse che una immigrazione incontrollata potrebbe scatenare e i rischi insiti in un rapporto con l’Altro pensato solo in termini di apertura incondizionata. Da Jean Raspail a Oriana Fallaci, da Michel Houellebecq a Guido Ceronetti… conosciamo i problemi, conosciamo il nemico e il campo di battaglia. Ora, si tratta solo di riappropriarsi dell’orgoglio dimenticato, dell’identità umiliata e combattere questa battaglia.

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