MENU

Salone del Libro, tutti pazzi per la sharia

maggio 15, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Il Salone del Libro di Torino è una kermesse progressista e benpensante. Non a caso è frequentato, prevalentemente, dalla middle class mediamente colta e un po’ snob. Il consesso umano che guarda Che Tempo Che Fa, che legge Saviano, che crede al pericolo fascista e sdilinquisce leggendo i versi di Khalil Gibran. Probabilmente, la stessa umanità che cammina compatta da Perugia ad Assisi in occasione della Marcia per la pace e che ha in libreria l’opera omnia del Bodhisattva di Firenze, Tiziano Terzani.

Per rendersi conto della veridicità di quanto detto fin ora, sarebbe bastato fare due passi al Salone di quest’anno. Dopo una coda scorrevole e una biglietteria confusa, all’ingresso si viene accolti dallo stand degli Emirati Arabi. Uno stand colossale, una specie di castello di Aladdin sul cui ingresso principale giganteggia una parola: Sharjah. Gli Emirati Arabi Uniti sono la nazione ospite d’onore al Salone del Libro di quest’anno, Sharjah è il nome della città nominata dall’Unesco Capitale mondiale del libro 2019.

La città ha presentato circa cinquanta libri (libelli perlopiù) tradotti per la prima volta dall’arabo all’italiano, che faranno sbavare di gioia e multiculturalismo le innumerevoli menti «aperte» presenti al salone. Lo stand pullula di giovani donne velate (in ossequio alla legge islamica), ma pesantemente truccate e ondeggianti su tacchi alti e seducenti.

Considerato che negli Emirati, le donne sono pesantemente discriminate nel pieno rispetto delle norme religiose, viene spontaneo pensare che le fascinose signorine siano lì per attrarre gli occidentali, promuovere un’immagine moderna e, al tempo stesso, esotica del paese arabo. Se non fosse una nazione arabo-musulmana, le femministe griderebbero allo scandalo, si straccerebbero le costose vesti a difesa del «corpo delle donne», brandendo un DVD dell’omonimo documentario della Zanardo come i giacobini della rivoluzione brandivano il Contratto Sociale di Rousseau. Non si può non notare che, ma ci si potrebbe sbagliare, i saggi critici verso l’Islam sembravano scomparsi dai banchi accanto allo stand-palazzo reale.

Proseguendo fra gli affollati padiglioni, fra case editrici più o meno sconosciute, chi scrive si è imbattuto nella seguente scena: il curatore del libro su Salvini della casa editrice Altaforte, Chiara Giannini, si è scattata una foto col libro davanti allo stand Feltrinelli e un gruppo di cariatidi ha intonato tutta «Bella ciao». Osservando questi reduci di «campeggi resistenti» e comizi del defunto e dissoluto PCI, vengono in mente le parole de I Vecchi del radical chic sanremese Claudio Baglioni: «Mi piacerebbe un giorno portarli al mare…», al largo, per lasciarli lì. Eppure, in nome del loro antifascismo-antisessismo-antirazzismo avrebbero potuto berciare canzonette partigiane davanti allo stand Sharjah, visto che la celebratissima Amnesty International ha dedicato numerose e terribili pagine del suo Rapporto alle incalcolabili violazioni dei diritti umani negli Emirati Arabi Uniti. Ma i «kompagni» ascoltano Amnesty solo quando parla su Cucchi, G8 e «migranti». Al Salone il «doppiopesismo» è di casa, come i libri.

Se al Salone fossero transitati i proverbiali cani e porci sarebbe stato meglio, invece sono passati terroristi rossi, politicanti e intellettuali ideologizzati. Qualcuno, di stretta osservanza terzomondista, ha pensato di invitare, come ospite d’onore, la Repubblica Islamica dell’Iran il prossimo anno. Tanto per rinfrescarci la memoria: Quella che una volta si chiamava Persia e che agli europei appariva come la landa da sogno, che faceva da sfondo alle storie fantastiche raccontate da Shahrazād al sultano Shāhriyār. La Persia che parla e compone versi nel raffinatissimo Farsi, la Persia di Persepoli e dei templi zoroastriani. Ebbene, questa terra millenaria e fiabesca, trentanove anni fa venne scossa da una tremenda rivoluzione. Una banda di barbuti gangster e criminali in divisa, diede vita ad un regime totalitario e dispotico, ad un apparato poliziesco pervasivo e avvelenò la società con odî cosmici e allucinanti teorie di diabolici complotti. Perseguitò gli oppositori e trasformò il paese in una tomba per poeti e letterati, nemmeno gli scrittori stranieri sfuggivano alla loro Nacht der langen Messer. Il nemico numero uno dei sadici al potere, è costituito dagli ebrei e dalla loro casa: Israele. Ogni giorno, i corvi neri che regnano sulla antica Persia, giurano di cancellare Israele fino alla sua «radice ammarcita». Nel tentativo di perseguire questo obiettivo, hanno finanziato gruppi terroristici in Libano, Siria, Yemen e Gaza, a spese del popolo che governano col pugno d’acciaio e che languisce senza acqua né benzina.

L’accolita di filoislamici, gramsciani, comunisti, neocomunisti, postcomunisti, anti-imperialisti, cultori dei diritti umani inalienabili… cosa dirà? Nulla. Perché il nemico è sempre altrove, il nemico indossa la camicia nera e basta. Gli manca l’onesta intellettuale, a chi governa Torino manca l’onesta intellettuale, per questo non è più la città di Primo Levi.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »