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Perduti nei quartieri spagnoli.  Napoli cuore dell’Umanità

maggio 9, 2019 • Io Leggo

di Luigi Coppola –

“Secolo dopo secolo, a Napoli non cambiava mai niente. E stavo cominciando a sospettare che quella strana malinconia, che forse era unicamente napoletana, fosse la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, la vita va avanti.”

Uno stralcio, tratto dalle riflessioni scritte della voce narrante del romanzo, focalizza come una polaroid l’immagine dello sfondo, non secondario, sul quale evolve una storia ammaliante.

“Perduti nei Quartieri Spagnoli”  è il primo romanzo di Heddi Goodrich, pubblicato in Italia all’inizio del 2019 per i caratteri di Giunti Editore.

Nata a Washington nel 1971 Goodrich arriva per la prima volta a Napoli nel 1987 per uno scambio culturale e, tranne brevi periodi di ritorno negli Stati Uniti, vi soggiorna fino al 1998. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Istituto Universitario Orientale. Vive a Aucland, con la sua famiglia, è insegnante e tiene un blog letterario bilingue in inglese e italiano.

Le note biografiche della scrittrice che lo scorso 19 marzo in una presentazione del libro a Salerno, ha professato il suo amore per la letteratura (“per me la letteratura è verità, ed è la mia parola preferita”),  ci aiutano a comprendere meglio l’unicità di questo libro, scritto dall’autrice di madre lingue inglese, direttamente in italiano. Una scelta che salda ancora più l’amore di Goodrich per la nostra cultura, la lingua italiana, capace di renderla più libera nella struttura della narrativa. Una trama che sovrappone la stessa esordiente, vissuta sin da ragazza in Italia alla protagonista del romanzo, Heddi.  Studentessa americana, iscritta all’ateneo napoletano nel cuore degli anni novanta, residente con una comitiva di coetanei, originari da vari luoghi del mezzogiorno italiano, Sardegna compresa, nel cuore del centro storico napoletano.  La storia d’amore che nasce con Pietro, aspirante geologo, dalle salde radici contadine del centro Irpinia, si snoda dalla casa nevralgica di via De Deo, riferimento basico nel dedalo di vicoli e anfratti prospicienti la più nota e regolare via Roma.

La Goodrich riconosce nella nostalgia, la chiave per la nascita del suo libro.

Che non si limita a descrivere con una persuasiva prosa densa di emozioni, quella forza centripeta insita nell’irrinunciabile saudade partenopea. Nella trama si aprono ed evolvono come in un cromatico ventaglio di colori e umori contrastanti, processi sociali e relazioni umane che legano vuoti generazionali. Al pari dei vuoti strutturali di una città antica e apparentemente immobile. La gentrificazione avanza fra l’afa opprimente d’agosto nei tufi friabili e ingialliti, popolati di anime buie o sguaiatamente vivaci. Una ridda di voci confuse nei melting pot studentesco stride con l’approccio curioso e semiotico di Heddi. Pronta ma non troppo, a cogliere segnali di cambiamento in una relazione d’amore potenzialmente irrefrenabile.  Di fatto immobilizzata dai vincoli matriarcali della terra natia della tenuta Iannace.

Il fardello tutto meridionale della dote  fa il paio a quella “roba pirandelliana”, ancora di sicurezza, clausola di garanzia di un ricorrente “tengo famiglia”. Vera e propria zavorra per ogni aspirazione di crescita e volo autonomo, per tanti promettenti ragazzi. Figli di famiglia del mezzogiorno d’Italia, rurale e rigido quanto devoto alle tradizioni degli avi.

Lo sfondo ambientale con la bellezza e la poesia insita nei paesaggi, nelle visioni respirate più che narrate nella prosa alta, a tratti onirica della Goodrich, marca il tempo, quasi lo ferma.  Non solo il Vesuvio, dominus venerato o temuto, restituisce al lettore connotati storici puntuali come la roboante notte di San Silvestro nei vicoli “bombardati” dalla pioggia di masserizie liberate dai finestre e balconi dei piani alti. Preceduta dall’installazione natalizia della montagna di sale di Mimmo Paladino in piazza Plebiscito, nel take off della prima giunta municipale di bassoliniana memoria.

L’alternarsi delle mail stampate, prosecuzione virtuale di un rapporto d’amore giovane e apparentemente insuperabile,  sdoganato in un epistolario digitale, segna lo spartiacque epocale. Non solo dalla comunicazione analogica con filo e cornetta, intercettata da troppe presenze ingombranti e inevitabili. Quanto dalla ermeneutica giovanile di Heddi, anima libera disposta ad aprirsi alla gioia come alla crescita sofferta nella resilienza interiore, sdoganata dalla resa di un destino avverso.  Lo stesso concetto di casa inteso come un luogo di affetti e benessere, estraneo alle mura dei luoghi natii, riverbera con garbo e rispetto, proteso con uno sguardo benevolo verso il futuro senza timori o condizionamenti del passato.

Senza sbilanciarci su previsioni best seller di questo esordio letterario (dalle non improbabili trasposizioni cinematografiche), auguriamo all’autrice e ai nuovi lettori la stessa tensione narrativa in nuovi prossimi e attesi capolavori

 

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