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Le fobie dell’occidente che odia se stesso

maggio 6, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita esponenziale delle forme di discriminazione e delle «fobie». Al tradizionale razzismo, si sono aggiunte l’omofobia, la transfobia, l’islamofobia e la xenofobia.

A ben vedere, però, le uniche forme di discriminazione veramente in crescita sono l’antisemitismo e l’avversione all’uomo bianco. Se l’odio verso gli ebrei ha antiche origini, quello contro l’uomo bianco è un fenomeno relativamente nuovo. Il maschio bianco occidentale è responsabile di ogni singola sventura: della nascita del capitalismo, della devastazione ambientale, dei regimi totalitari fino alla violenza sugli animali. L’uomo bianco celebrato dal suddito di sua maestà Rudyard Kipling è marchiato dalla colpa incancellabile di aver sfruttato l’uomo extra europeo.

All’origine di questa avversione verso i bianchi e la loro civiltà, ostilità in grado di generare «uomini che odiano l’aria che respirano senza averne mai conosciuta un’altra» come scriveva François Furet, vi è il marxismo culturale. La sociologia neomarxista ricalibrò il «conflitto», non più fra classi ma fra oppressi e oppressori. Il proletariato, oramai «imborghesito», venne rimpiazzato con le minoranze (donne, neri, immigrati, gay) e con i «dannati» del Terzo Mondo. Ri-nacque il mito del buon selvaggio, di un mondo innocente distrutto dall’avidità dei bianchi europei. Ogni discorso sul Terzo Mondo, da allora, comincia e si conclude con questo leitmotiv: l’uomo bianco è malvagio. Per redimersi deve scomparire.

Influenzati da questa micidiale mescolanza di marxismo e terzomondismo; di antioccidentalismo e anticapitalismo, gli intellettuali e gli attivisti politici hanno identificato la cultura occidentale solo con i suoi aspetti esecrabili. Tutta la cultura europea, da Omero alla Bibbia, da Platone a Dante a Hegel ha come inevitabile approdo l’imperialismo, il consumismo, lo sfruttamento capitalista e il genocidio. L’uomo bianco europeo e la sua cultura sono intrinsecamente colonialisti e razzisti.

Le soluzioni al problema dei «bianchi» e della loro egemonia sono diverse e mirano tutte allo stesso scopo: ridimensionare la cultura occidentale fino a cancellarla e diluire i «caucasici» in un melting-pot planetario fino alla loro scomparsa. Far dimenticare agli occidentale i primati artistici, scientifici, filosofici, politici… della loro civiltà, rendendola una fra le tante.

Di qui, l’idea che i classici del pensiero occidentale vadano sostituiti con autori africani o asiatici. Edward Said proponeva una didattica che accantonasse il riferimento primario alle radici occidentali, rimpicciolendo il ruolo di greci, romani ed ebrei. Insomma, ciò che appartiene ai bianchi deve essere messo da parte o amputato. La millenaria cultura europea ridotta a mera violenza, il pericoloso relativismo che vorrebbe mettere sullo stesso piano una sinfonia di Bach e una musica tribale del continente nero.

I bianchi vengono continuamente sbeffeggiati e bistrattati, dall’assurda accusa di «menspreading» all’articolo del settimanale sudafricano Mail & Guardian che così titolava: L’ultimo avamposto dell’uomo bianco: il suo fuoristrada. Un delirio psicotico, secondo cui l’uomo bianco «naturalmente violento» sfogava la sua frustrazione sulle quattro ruote. Dai movimenti anti-Trump fino alle neofemministe, tutti denunciano il maschio bianco come causa di ogni male.

L’etnomasochismo è il portato principale del marxismo sociologico e sessantottino. I media sono invasi dai discepoli di Marcuse, profeti di un Occidente autoannullato senza nazioni, confini, identità, Cristianesimo, Ebraismo e, soprattutto, senza uomini bianchi. L’orizzonte dei vari Zucconi, Lerner, Boldrini, Bonino, Lucano… è il meticciato mondiale. Al grido di: «siamo tutti esseri umani» e negando la realtà delle differenze nazionali e di civiltà, credono e vogliono imporre la credenza che il meticciato globale sia ineluttabile. Dai salotti televisivi, i loro altari, spiegano al popolo cafone che dobbiamo storicamente accogliere massicci flussi migratori per smacchiarci della nostra colpa originaria, il colonialismo.

Intanto, mentre l’intellighenzia di sinistra pontifica, gli immigrati ci conquistano per infiltrazione animati da uno spirito di rivalsa. Il cosmopolitismo ingenuo e il già più volte citato marxismo culturale, hanno paralizzato politicamente l’Europa e adesso viene sommersa da immigrati portatori di una fede guerriera e granitica: l’Islam.

La sinistra assimilazionista, seguita a considerare l’essere umano come una cera malleabile e neutra trascurando la sua provenienza e la cultura di riferimento; l’educazione non serve con comunità chiuse, sicure di sé e venate di revanche contro l’uomo bianco. Se alle polveriere che le società multiculturali stanno diventando, sommiamo l’inverno demografico, è chiaro come l’uomo bianco e la sua civiltà rischino di scomparire. Senza fragore anzi, avendo lavorato alla propria fine.

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