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La nuova vulgata da respingere

aprile 25, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

 

In duemila anni di cristianesimo i cristiani non erano mai stati definiti “fedeli” o “adoratori” della Pasqua, ma ciò che non è accaduto in un tempo così lungo è avvenuto recentemente. Todo cambia cantava Mercedes Sosa, anche se non dobbiamo necessariamente adeguarci ai cambiamenti, perché non sempre ciò che cambia, cambia in meglio e la nozione di progresso è piuttosto problematica. Ed è toccato infatti a due progressisti da manuale, come l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il suo ex Segretario di Stato, Hillary Clinton, il primo presidente americano donna che non fu, definire così i fedeli cristiani massacrati da estremisti musulmani mentre celebravano il loro culto, quello appunto della Pasqua, a Sri Lanka.

Perché non chiamarli “cristiani”? ciò che erano e sono e il motivo per cui sono stati assassinati. Sono martiri cristiani. La definizione “fedeli della Pasqua” o quella più arcaica di “adoratori della Pasqua”, evoca persone che adorano grandi o piccole uova, non di cioccolato si intende (l’uovo è da millenni, prima ancora che il cristianesimo sorgesse, simbolo di vita e fertilità), ma magari uova di pietra o di marmo poste sopra altari. Naturalmente, per gli assassini dei fedeli cristiani, uova o croci la stessa cosa sono, si tratta, infatti, di infedeli, lontani anni luce dalla verità aniconica dell’Islam.

Tuttavia, in questa curiosa espressione usata dall’ex presidente e dalla sua delfina designata, non si deve credere via sia spregio verso un culto esotico e misterioso, ma semplicemente la devozione a un altro culto, quello di una neo-lingua spogliata di definizioni e specificazioni religiose, per la quale essere cristiani significa essere connotati troppo, e non si vogliono creare attriti o tensioni con altre confessioni, magari con gli adoratori o fedeli di un altro culto, quello di un libro increato chiamato Corano, i quali, nella loro frangia estrema, ritengono che l’uccisione dei cristiani sia cosa buona e giusta, come recita la sura 9, l’ultima ad essere rivelata secondo il sommo al Bukhari.

La tomba della verità è il rifiuto di chiamare le cose con il loro nome, è la prassi di definirle alternativamente per farle apparire diverse da come sono. Il potere della designazione segnica è immenso, ed è l’unico potere che possiede l’uomo per rendere il reale rappresentabile. Che siano simboli o parole, più esse corrispondono efficacemente a ciò che vogliono rappresentare più la realtà si apre alla conoscenza, si rende tangibile alla coscienza.

I “fedeli della Pasqua” o i suoi adoratori, non esistono se non nella mente dei burocrati di un nuovo ordine, quello delle perifrasi, delle finzioni, usate in nome di un bene superiore, come veniva usata la Newspeak del Partito dell’Amore, che George Orwell immaginò nel suo incubo profetico.

In questo nuovo ordine, come in tutti gli ordini, il reale è protocollato secondo ben precisi parametri, per i quali, le specifiche differenze, soprattutto quelle etniche e religiose, vanno limate fino a essere ridotte a indistinta segatura. Siamo tutti umanità, niente altro che questo, guai a dire di essere diversi e magari portatori di valori superiori a quelli che professa una cultura o una religione, se se ne ha una, che non è la nostra.

I “fedeli della Pasqua”, cosa adoravano quando sono  stati massacrati da altri adoratori, quelli del jihad? L’evento fondamentale del cristianesimo, la risurrezione di Gesù, il quale, da vivo, ammonì Pietro sull’uso della spada e si sottomise senza ribellarsi alla violenza che lo uccise, come quella che ha ucciso i suoi seguaci, riuniti in preghiera nella chiesa di Sri Lanka.

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