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La bassa cucina di Verona e gli araldi del progresso: due facce della stessa medaglia

marzo 31, 2019 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Nei tempi neo-tribali in cui viviamo, gli estremismi chiamano gli estremismi. Avevamo appreso tempo orsono, non molto, che il Progresso, di cui le magnifiche sorti, comporterebbe famiglie nuove non più definite in base ai ruoli consolidati di genere maschile o femminile, e in cui parole così fondamentali come “mamma” e “papà” andrebbero sostituite con protocollari “genitore uno”, “genitore due”.

Avevamo altresì appreso che un nucleo di convivenza composto da due uomini o due donne con bambino adottato o più a la page, generato per procura, sarebbero famiglie alla pari di quelle composte da un uomo, una donna, e con figli generati secondo vetusti ma ancora efficaci funzioni biologiche. Avevamo poi appreso che di fatto, la famiglia non ha alcuna base naturale, e che, come il matrimonio, è puro costrutto culturale, artefatto, e che dunque si può comporre e ricomporre a piacimento. Ci è stato detto questo e ancora altro, ma soprattutto una cosa è chiara.

Non c’è limite alcuno, se non consensuale e legalmente definito a ciò che si può e non si può fare, la realtà è solo plastilina malleabile nelle mani di chi è nutrito dalla profonda conoscenza di ciò che esigerebbe il Progresso. Le leggi si possono cambiare, il consenso si può modificare. Nel momento in cui esiste solo il diritto positivo e il suo imperio incondizionato, basta stabilire a maggioranza cosa è giusto e sbagliato, cosa è naturale e innaturale, cosa è meglio per la specie.

La pedofilia non è ancora stata sdoganata in nome dell’Amore, la magica parola che intenerisce i cuori e apre tante porte, ma unicamente perché oggi, la sensibilità generale non è ancora pronta ad accettare che un cinquantenne possa accoppiarsi con una dodicenne, magari orfana, a cui lui però potrebbe dare quell’accoglienza affettiva che essa non ha mai ricevuto.

Tutto questo per dire che non bisogna poi meravigliarsi più di tanto se a Verona, al convegno mondiale sulla famiglia, si danno appuntamento personaggi che considerano gli omosessuali destinati alle fiamme dell’inferno, oppure malati che possono essere curati, dove appaiono gadget di plastica rosa a forma di feto che non sono una trovata pop, ma un monito contro chi pratica l’aborto.

Non c’è da meravigliarsi se temi delicati e complessi, di grande importanza, come la tutela della vita, la sessualità, la famiglia, ecc. invece di essere, come dovrebbero, oggetto di accurata riflessione e confronto dialettico, si trasformino in occasioni per estremismi ideologici, per crociate e anatemi. Tutto ciò è però inevitabile, deriva iscritta nel destino, là dove dominano le posizioni preconcette, i dogmi dell’ideologia eretti a totem invalicabili, dentro l’arena manichea in cui, da una parte, ci sarebbero i custodi del Progresso, a favore dell’anything goes in nome della Felicità e dei Diritti, e dall’altra, l’ortodossia del sesso solo procreativo e della colpevolizzazione senza sì e senza ma delle donne che praticano l’aborto. La ragione si fa da parte, esce di scena investita da contumelie e ortaggi.

Sono tempi faticosi per chi è aduso alla hegeliana fatica del concetto, e perfetti per i tribuni, i demagoghi, i mistagoghi, per la riduzione della complessità a consigli per gli acquisti. Il convegno di Verona è solo un sintomo di tutto ciò, ma è anche, come già sottolineato, una reazione all’idea che l’umanità sia totalmente libera di progettare se stessa senza limiti e confini, che non ci sia miglior segno del dirsi laici se non di reputare che tutto ciò che la cultura, la tradizione e sì anche la natura, anzi soprattutto la natura, hanno depositato nei millenni lungo la storia umana, sia null’altro che roba vecchia e stantia di cui disfarsi quanto prima per andare incontro allo Spirito del tempo.

“La natura umana”scriveva con prescienza Clive Staples Lewis nel 1943, “sarà l’ultima parte della Natura ad arrendersi all’uomo. Allora la battaglia sarà vinta”. A Verona, al posto di Lewis, c’è Simone Pillon. E’ lui a difendere la triade sacra Dio, Patria e Famiglia, e in prima fila contro la propaganda a favore della stregoneria che a suo dire si insinuerebbe nelle scuole bresciane attraverso libri perversi.

E’ la mesta e trucida temperie che ci tocca in sorte, questa, in cui temi di grande rilievo, finiscono in una cucina così bassa.

 

 

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