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Saviano e gli amici del Parnaso

marzo 28, 2019 • Politica, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

 

In soccorso del tribuno della Verità, Roberto Sviano, querelato dal Ministro dell’interno Matteo Salvini, per averlo definito ministro della malavita, riprendendo la definizione che Gaetano Salvemini diede di Giovanni Giolitti, scendono in campo alcuni scrittori ed esponenti del mondo delle lettere.

Saviano, lui che vive da anni sotto scorta ed è indiscusso paladino della Verità, ora sarebbe vittima della protervia autoritaria di Matteo Salvini. Salvini avrebbe osato infatti l’inosabile, querelare chi ritiene lo abbia diffamato, perché attenzione, per gli scrittori giunti in suo soccorso, tra cui Salman Rushdie, celebre per avere subito ben altra attenzione, essendo stato accusato di avere diffamato nientemeno che Maometto, Salvini non ha alcun diritto di difendere il proprio onore da chi lo accusa di connivenza malavitosa.

Saviano è infatti l’intellettuale engagè che, in questo caso bersaglia il potere, ne denuncia le enormità, ne smaschera le magagne, mentre Salvini, in quanto esponente del potere, dovrebbe tacere e incassare silenzioso gli insulti reiterati dello scrittore. Insomma si tratta, da una parte, di chi difende la libertà, mentre dall’altra, si tratta del manganello o dell’olio di ricino che il corporativismo autoritario esercita nei confronti dei liberi pensatori.

Certamente il diritto di critica è il sale della democrazia, ma fino a dove si può spingere? Contempla limiti, di cui uno e appunto la diffamazione, di cui articolo 595 del codice penale configura con chiarezza la specificità, oppure Saviano gode di assoluta immunità essendo per i suoi fans legibus solutus, quando parla e scrive, in questo ultimo caso anche appropriandosi con estrema disinvoltura di materiali altrui?

In altre parole, il diritto di Saviano di criticare Matteo Salvini, non come Matteo Salvini, ma come Ministro dell’interno, (da qui la scelta di Salvini di usare la carta intestata del ministero per annunciare la querela), non, ha come contrappeso quello di consentire al Ministro dell’Interno, la facoltà di potersi contrapporre per via legale se la critica diventa dileggio e sfregio istituzionale?

Gli scrittori che si ritengono sottratti dalle conseguenze non dei reati di opinione, ma della diffamazione, diventano automaticamente intoccabili bramini, identici a quei politici i quali usufruiscono dell’immunità parlamentare per sottrarsi alla giustizia, quando su di loro pendono accuse rilevanti.

C’è però un discrimine, da tenere bene a mente, ed è questo.  I politici sono per antonomasia “potenti” e assenti di virtù se non in casi assolutamente eccezionali, mentre gli scrittori sono per antonomasia mondi e parlati da ciò che li trascende. Saviano ne è l’esempio fulgido. Non è infatti lui che parla, quando parla, ma è lo Spirito che lo possiede, non il Paraclito, non ancora, ma quello a lui assai vicino della Verità e della Giustizia. Impossibile dunque che un orco come Salvini, il quale godrebbe, sempre secondo lo Scrittore, nel far morire i migranti in mare, possa avere una qualche ragione dalla propria parte. Quando la distinzione tra Bene e Male è così perfetta e certa, si sa subito da che parte stare se si ha il cuore in ordine.

Saviano da molto tempo si è convinto ed è stato convinto, di essere la coscienza morale e civile del paese, più di quanto potessero mai esserlo stati, Pasolini o Sciascia, che in realtà, a differenza dell’autore di Gomorra, mai avevano rivendicato per sé il ruolo.

Sublime la scrittrice Annie Ernaux, il cui appello a favore di Saviano, è stato pubblicato dall’ammiraglia savianese, La Repubblica, quando scrive:

“A essere attaccata apertamente è la libertà stessa dell’intellettuale e dello scrittore. Questo è un sistema per vietare agli scrittori di interessarsi alla politica, agli affari della città e del mondo. Che scrivano pure nel loro angolino, senza agitare le acque ghiacciate del calcolo egoista dei governanti”

 Salvini deve essere dunque espropriato del diritto di difendersi legalmente dal guappo di Secondigliano che con faccia truce lo accusa di essere connivente con la mafia. E perché?, ma parbleu! è “la libertà stessa dell’intellettuale e dello scrittoreche gli compete. Mica robetta. Qui è in gioco l’assetto democratico, le sue fondamenta, garantite dagli insulti e dalle insinuazioni di Saviano-Zola, e messe a rischio dal politico cattivo e forse mafioso, privo in modo desolante di pietas che si trova ora intronato al Ministero degli Interni.

Noi, che invece, non pensiamo che le tenebre siano il regno di Salvini, in questa lotta cosmica tra Bene e Male, ma laicamente rispettiamo il codice penale, aspettiamo che il Tribuno della Virtù, fornisca in tribunale le prove delle sue accuse, in modo che sia fatta giustizia, trionfi la luce, l’orco sia rimosso dall’istituzione che sfregia con la sua presenza e Saviano possa brindare a Parigi con gli altri esponenti del Parnaso.

 

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