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Ibrahim Raisi, da membro del Comitato della morte a capo della magistratura iraniana

marzo 8, 2019 • Mondo, z in evidenza

Redazione-

Uno degli uomini responsabili del massacro dei prigionieri politici del 1988 in Iran è stato nominato nuovo capo della magistratura dal leader supremo Ali Khamenei.

Ibrahim Raisi, che sostituisce Sade Amoli Larijani, faceva parte del Comitato della Morte di Teheran, come l’ex Minstro della Giustizia iraniano Mostafa Pour Mohammadi; egli mandò sul patibolo decine di migliaia di prigionieri politici perché rifiutatisi di denunciare la loro appartenenza politica al gruppo di opposizione, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).

La nomina di Raisi, uomo di Khamenei nelle presidenziali del 2017 e dato come suo possibile successore, è stata confermata Domenica dal portavoce della magistratura iraniana Gholamhossein Mohsen Ejei, mentre Yahya Kamalipour, membro della commissione giudiziaria del parlamento, ha dichiarato che Raisi sarà ufficialmente presentato Giovedì 7 Marzo. Si tratta una nomina quinquennale, rinnovabile.

Dati i legami di Raisi alla fazione di Khamenei, è sorprendente che diversi dei membri della fazione di Rouhani, compresi Mustafa Tajzadeh e Mahmoud Sadeghi, stiano sostenendo la sua nomina, inviando tweet a suo favore. Ad ogni modo, è probabile che stiano cercando di evitare un’ulteriore frattura all’interno del regime, che potrebbe portare al crollo dell’intera struttura.

Commissioni della Morte e processi farsa

Le Commissioni della Morte furono formate nel 1988, dopo il rilascio da parte dell’allora leader supremo Ruhollah Khomeini di una fatwa, in cui richiedeva l’eliminazione di tutti i prigionieri politici membri dei Mojahedin del Popolo. Questi processi farsa avevano una durata media di meno di tre minuti, ed agli imputati veniva spesso fatta una sola domanda: “Credi ancora nei Mojaheidn?”. In tutto l’Iran, in soli pochi mesi, furono rilasciate ed eseguite circa 30.000 condanne a morte.

Raisi, il vice procuratore di Teheran nel 1988, è stato identificato da diversi sopravvissuti come una delle persone chiave coinvolte nel rilascio degli ordini di esecuzione, e viene persino nominato nelle memorie dell’ex vice di Khomeini, l’Ayatollah Hossein-Ali Montazeri.

In una registrazione audio del 1988 divulgata nel 2016, si può sentire Montazeri opporsi al massacro, osservando che la storia avrebbe condannato i mullah per questi crimini. In seguito a questa presa di posizione, egli fu rimosso dal proprio incarico e trascorse il resto della sua vita ai domiciliari.

In seguito al rilascio di questo nastro, nel 2016, Pour Mohammadi si vantò, dichiarando di essere “orgoglioso” di essere stato parte del Commissione della Morte, e di non aver mai perso sonno per le migliaia di persone mandate al patibolo. La scorsa settimana, durante un’intervista televisiva, ha dichiarato che Ahmad Montazeri, lasciando trapelare le osservazioni del padre, avrebbe tradito la Rivoluzione, Khomeini e Montazeri stesso.

Pourmohammadi ha affermato: “Ebbene, io ho difeso la mossa di Khomeini. Ai tempi in cui ero procuratore della Corte Rivoluzionaria, avevamo una missione nei riguardi dei Mojahedin. Ho formulato molte imputazioni contro i Mojahedin e le ho trasmesse alla corte. Molti di loro furono condannati, molti giustiziati, e molti sottoposti ad altre sentenze.”

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