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I frutti marci dell’odio

febbraio 17, 2019 • Cultura e Società, z in evidenza

Redazione – 

 

I pesanti insulti antisemiti rivolti ieri a Parigi nei confronti di Alain Finkielkraut durante una manifestazione dei gilet gialli, sono l’ennesimo segno di una deriva che da tempo investe la Francia.

Lo stesso Finkielkraut l’estate scorsa, durante una intervista rilasciata al The Times of Israel, dichiarava,

“Sono estremamente preoccupato, sia per gli ebrei francesi che per il futuro della Francia. L’antisemitismo che stiamo sperimentando oggi in Francia è il peggiore che io abbia mai visto nella mia vita e sono convinto che andrà peggiorando”.

Questo antisemitismo, in misura maggioritaria di matrice musulmana è quello che ha portato negli ultimi anni ai seguenti episodi.

https://fr.news.yahoo.com/gilets-jaunes-alain-finkielkraut-violemment-160324757.html?fbclid=IwAR1LIDxmz3LSPNXv7vKrCxwYiEpzWlq7LBLXyoJTfgEoiCy3XZhKmAhc2eY

La strage alla scuola ebraica Ozar Hatorah di Tolosa del 2012, quella dell’Hyper Kosher del 2015,gli omicidi individuali di ebrei come quello di Illan Halimi nel 2006, di Sarah Halimi nel 2017, di Mireille Knoll nel 2018.

Oggi, in Francia, nel cuore dell’Europa, si viene ancora assassinati perché ebrei. Ma il problema non riguarda solo la Francia. L’antisemitismo, fortemente incentivato dalla demonizzazione costante di Israele che risale alla vittoria israeliana nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, è stato sdoganato dal partito laburista inglese, unico partito europeo che ha fatto dell’antisionismo più virulento la bandiera della sua politica estera.

Lord Jonathan Sacks, ex Gran rabbino del Regno Unito, e uomo abituato a pesare le parole con grande cura, non ha avuto alcuna esitazione nel sottolineare il rischio per gli ebrei inglesi se Jeremy Corbyn dovesse diventare premier.

Intanto in Francia, Alain Finkielkraut viene insultato perché ebreo, e perché difende Israele. L’odio per Israele e l’odio per gli ebrei sono strettamente e veneficamente intrecciati come fu chiaro già nel 1975 a Herbert Pagani, il quale scriveva senza esitazione queste parole:

”Ora che una patria esiste, l’antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo. Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto, Gerusalemme è Varsavia. Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero. Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa minoranza”.

Da allora la situazione è solo peggiorata.

“Oggi, la Francia”, scrive Guy Millière, “E’ l’unico paese nel mondo occidentale in cui gli ebrei vengono uccisi solo per essere ebrei”. Ed è sempre Millière a sottolineare come, “In due decenni più del 20% degli ebrei francesi hanno lasciato la Francia. Secondo un sondaggio, il 40% degli ebrei che vivono attualmente in Francia, vogliono andarsene. Malgrado gli ebrei rappresentino attualmente meno dello 0.8% della popolazione, metà dei militari e della polizia impiegata nelle strade francesi si trova di guardia davanti alle scuole ebraiche a ai luoghi di culto”.

Tutto ciò è insostenibile, eppure pochissimi hanno il coraggio di denunciarlo.

L’Europa che odia Israele è la stessa che ottanta anni fa è stata in buona parte complice del genocidio ebraico compiuto dai nazisti e che ogni anno commemora gli ebrei morti durante la Shoah ma vorrebbe negare a Israele il diritto di difendersi contro l’estremismo islamico, che non prende in modo netto e inequivocabile le distanze da un movimento antisemita come il BDS, il quale ha come scopo l’isolamento internazionale di Israele, che alle Nazioni Unite e all’Unesco vota contro lo Stato ebraico insieme a dittature, monarchie e satrapie islamiche.

La buona notizia, in questo scenario disastroso, è che, diversamente da ottanta anni fa, Israele esiste a salvaguardia di ogni ebreo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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