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Chi ha in odio l’Occidente

febbraio 16, 2019 • Mondo, z in evidenza

 

di Niram Ferretti – 

 

Dall’Islam spira un’aria di novità, di fascinazione irresistibile. In passato esso era un afrodisiaco, un viagra psicologico per gli amanti della forza, dell’ordine, del sacro istituzionalizzato. Hitler ne apprezzava le virtù guerriere molto più vicine allo spirito delle Mannerbubde teutoniche, rispetto a ciò che egli poteva rinvenire in qualsiasi altra religione. Ed è un paradosso della storia, uno dei tanti, che non siano più le destre antimoderniste, se non in sacche di testimonialità criogenica, o in sporadici casi individuali, a subirne l’allure, ma la sinistra, soprattutto quella più radicalizzata.

La vocazione sistemica e totalitaria islamica convertirono Roger Garaudy, ex comunista duro e puro e Ilich (in onore di Lenin) Ramírez Sánchez meglio conosciuto come Carlos lo Sciacallo. Garaudy, autore di Les Mythes fondateurs de la politique israélienne, in cui ripropose le immarcesicibili tesi dei Protocolli dei Savi di Sion, condendole con tesi negazioniste che gli costarono cinque procedimenti penali, si convertì all’Islam nel 1982. Carlos lo Sciacallo, pluriassassino condannato all’ergastolo, e membro attivo del FPLP, Fronte Popolare Per La Liberazione della Palestina, organizzazione che rivendicava nel marxismo-leninismo la propria matrice ideologica, a seguito della sua conversione all’Islam redasse insieme al giornalista francese Jean Michel Vernochet, L’Islam rivoluzionario.

Dispositivo combinato di indubbia efficacia quello tra lotta armata, revolucionaria, Islam e virulento antisionismo e antiamericanismo. Quando si identifica nell’Occidente e nei suoi derivati, democrazia, liberalismo e capitalismo, il nemico da abbattere avendolo trasformato in una rapace entità imperialista e colonizzatrice, è difficile non trovarsi uniti da un afflato molto simile. Maometto e Che Guevara che danzano a braccetto.

Il fatto che l’Occidente sia da abbattere, purgandolo dalla propria decadenza attraverso una buona e severa profilassi coranica, oppure sia da sovvertire politicamente nelle sue strutture economiche imperanti in virtù di un socialismo di stato talebano, non modifica di un’oncia il comune intento. Soprattutto quando si è in grado di identificare chiaramente i propri nemici dichiarati, gli Stati Uniti e Israele, vero asse del male. In questo, i radicalismi di sinistra e di destra si sovrappongono, trovano amorose convergenze, neofascisti, terzomondisti, etno-nazionalisti, amanti di Assad e Hezbollah, della “purezza” islamica sciita: gagliardetti, croci uncinate, falci e martello, sacro suolo, mistica del sangue, della terra, dell’ardore. Il solito bric a brac della subcultura antimodernista, perché quello che aliena l’uomo è il capitale e il consumismo, mica la sharia, o la teocrazia, no, è la talassocrazia americana, mano longa dell’internazionale ebraica.

L’Islam diventa dunque liberatorio, liberante, rappresenta una nuova prospettiva orgasmica. Come nel caso di Michel Foucault, inebriato dalla nuova “dimensione spirituale in politica” inaugurata a suo dire dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Khomeini nuovo Lenin, liberatore del pueblo oppresso dal regime filoamericano e filoisraeliano dello Scià. Il vecchio e cupo ayatollah ebbe l’idea felice di innestare il tradizionalismo islamico più severo sulla pianta della rivoluzione degli oppressi, di cui, lui, anima ferventemente pia, si faceva custode, guardiano, paraclito.

Non è un caso se Hamas, movimento integralista islamico, costola palestinese di quei Fratelli Musulmani fondati in Egitto nel 1928 e il cui manifesto programmatico recita “Il Corano è la nostra costituzione, il jihad, la nostra strada, e la morte nel nome di Allah il più nobile dei nostri desideri”, è visto agli occhi della sinistra così come dell’estrema destra un movimento resistenziale contro l’occupante “colonialista” ebraico.

Sono dell’estate del 2014, durante l’ultimo conflitto a Gaza, le dichiarazioni di Gianni Vattimo ex filosofo del pensiero debole ed ex parlamentare di sinistra a favore di Hamas. Durante un programma radiofonico invitò volontari europei a partire per Gaza per unirsi al movimento islamico contro Israele. Lui, omosessuale dichiarato che da Hamas verrebbe prontamente giustiziato mentre in Israele, dai temibili sionisti, potrebbe, tranquillamente indossare se l’estro lo ispira, piume e paillettes o hot pants di pelle nera durante il Gay Pride annuale che si tiene a Tel Aviv.

In antisionismo e afflato antisraeliano patologico Vattimo è stato preceduto da  Noam Chomsky, il quale, nel 2010, andò in ossequiosa visita in Libano per incontrare l’allora capo spirituale di Hezbollah, Mohammad Hussein Fadlallah, grande sostenitore della distruzione di Israele e degli attacchi terroristici contro civili inermi. Il medesimo che definì eroico il massacro alla yeshiva Mercaz HaRav avvenuto nel 2008 e in cui vennero massacrati otto studenti ebrei.

Nello stesso anno, in Libano si recò anche la primogenita del natural born killer, Ernesto Che Guevara per deporre una corna sulla tomba del cofondatore del gruppo terrorista, Abbas al Musawi, ucciso dalle forze armate israeliane. Aleida Che Guevara parlò della necessità della “resistenza dei popoli che devono confrontarsi con l’occupazione”. Hasta la victoria siempre, dai rivoluzionari cubani al partito di Dio. Una parabola esemplare.

Prima di loro fu il turno di Hugo Chavez.  Nel 2009, Il leader maximo venezuelano ricevette in Venezuela Mahmoud Ahmadinejad e abbracciandolo lo chiamò un compagno rivoluzionario definendo Israele, “Il braccio armato omicida dell’impero americano”. Le vecchie parole d’ordine coniate a Mosca non hanno mai smesso di essere di moda in Venezuela, dove ancora oggi le pronuncia l’ex conducente di autobus Maduro, patetico caudillo da operetta con cui il cleptocrate russo Putin ha ottimi rapporti.

Il romanzo d’amore tra radicalismo di sinistra e destra e le forze dell’Islam militante non può destare meraviglia. Coloro che oggi coniugano il mai tramontato lessico sovietico del terzomondismo da combattimento o la passione per l’ordine del sacro militarizzato con l’oscurantismo maomettano, sono gli stessi che a sinistra negli anni Sessanta e Settanta hanno abbracciato con fervore tutte le peggiori dittature del globo, elogiando a turno Stalin, Fidel Castro, Tito, Mao Zedong, Pol Pot mentre a destra rimpiangevano il Duce e il Fuhrer.

Orfani della loro tutela e delle palingenesi che proponevano, si sono rivolti all’Islam come succulento succedaneo. Lungo la strada, questi vecchi e maturi antioccidentalisti hanno incontrato nuovi acquisti da imbarcare. Sul mercato attuale, niente come l’islam militante può garantire loro l’opposizione più tenace e minacciosa nei confronti di quella civiltà in cui vivono ma di cui senza sosta additano gli “orrori” anelando la sua distruzione.

 

 

 

 

 

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