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La Sardegna piange sul latte versato

febbraio 12, 2019 • Politica, z in evidenza

di Luigi Coppola –

«Esprimo forte preoccupazione per la situazione generata dal prezzo di acquisto troppo basso del latte, prezzo che non ripaga il duro lavoro degli allevatori. Al mondo pastorale sono legate le sorti di migliaia di famiglie sarde, il latte non può essere pagato meno dell’acqua. Devono essere ricercate soluzioni stabili e durature con gli industriali che garantiscano una quotazione adeguata. La politica deve mettere in campo tutta la sua autorità per favorire una soluzione che dia dignità al lavoro dei produttori e stabilità all’intero comparto».

Lo dichiara Gianfranco Ganau, presidente del Consiglio regionale della Sardegna e candidato alle Elezioni regionali, del 24 febbraio 2019, Circoscrizione di Sassari.
La nota diffusa nel pomeriggio di domenica dieci febbraio, atto dovuto nella prassi politico istituzionale regionale, non attenua la tensione in atto che coinvolge il comparto degli allevatori in tutta la Sardegna.
La protesta, covata da lunghi anni di sofferenza per l’importo misero corrisposto agli allevatori, riconosciuto per ogni litro di latte prodotto (fissato attualmente intorno a 0,60 €) aveva avuto un amaro epilogo sul finire del 2010 quando una massiccia schiera di pastori sardi era stata fermata allo sbarco mattutino nel porto di Civitavecchia dalle forze dell’ordine che ne avevano bloccata la marcia diretta al Ministero dell’Agricoltura nella capitale.
La nuova rivolta partita in modo spontaneo sul finire della scorsa settimana è cresciuta e rimbalzata sulle chat digitali dei telefoni cellulari per dilagare con i blocchi stradali e lo svuotamento delle taniche di latte munto, nei punti nevralgici delle arterie stradali dell’isola.
Abbasanta, Macomer e tante altre località del cagliaritano prospiciente la strada statale Carlo Felice sono apparse inondate dalle migliaia di litri di liquido bianco.

Il cuore della protesta si è spostato nel sassarese a Thiesi, sede del principale produttore industriale di formaggi, ritenuto uno dei principali responsabili di questa grave crisi, per la delocalizzazione e lo scambio di materia prima (il latte) con i paesi dell’Europa dell’Est, Romania in primis.
Alle azioni dure che hanno scatenato altrettante reazioni nella rete e sul social network, non sono mancate iniziative pacifiche quanto incisive e convergenti nella protesta nello stesso comparto agro pastorale. Così ad esempio le comunità di Mandas e Fonni che hanno sottratto il latte alla dispersione (un gesto avversato dai più) distribuendolo gratuitamente alla comunità del territorio, agli enti di assistenza o in alternativa organizzando delle lavorazioni comuni per la trasformazione in ricotta fresca per la condivisione comune.
Per la giornata di mercoledì 13 febbraio, sono state organizzate diverse iniziative. Tanti gli esercenti che sospenderanno le attività commerciali in segno di vicinanza al comparto pastorale, mentre diverse scuole dell’Infanzia in concerto con dirigenti scolastici e insegnanti, apriranno le loro aule ad alcuni pastori per spiegare agli alunni l’importanza di quello che succede. I cittadini sono stati invitati a esporre lenzuoli e drappi bianchi all’esterno delle proprie abitazioni a sostegno della vertenza.

Una causa che nelle ore più concitate ha minacciato in un coro unanime il blocco dei seggi elettorali per le imminenti consultazioni regionali fissate il prossimo ventiquattro febbraio. Una possibilità non sostenibile che dovrebbe essere già disinnescata nel vertice fissato per mercoledì 13 febbraio a Cagliari, dove una delegazione dei pastori incontrerà l’assessore regionale all’agricoltura Pier Luigi Caria insieme al Governatore di Sardegna Francesco Pigliaru. Mentre il Premier Giuseppe Conte, atterrato nel pomeriggio odierno (11 febbraio) all’aeroporto militare di Decimomannu, accompagnato dai ministri Centinaio (agricoltura) e Lezzi (politiche per il Sud), ha avuto un primo incontro con una delegazione dei pastori sardi. A loro ha fissato appuntamento a Roma il prossimo ventuno febbraio per una riunione a un “tavolo di filiera”, dove interverrà una rappresentanza degli allevatori con l’obiettivo dichiarato di definire un “prezzo minimo” per il latte. Fin qui lo stato attuale, sollevato sui canali mediatici nazionali, grazie ad un’agitazione dura. Preoccupante anche sul versante dell’ordine pubblico nell’isola, peraltro a pochi giorni dal voto regionale dagli esiti tutt’altro che scontati, a poche ore dall’esito del voto abruzzese.

Inevitabile la rilettura della citazione istituzionale d’apertura dove “la politica” è chiamata per sua naturale funzione a esercitare “…tutta la sua autorità per favorire una soluzione che dia dignità al lavoro dei produttori e stabilità all’intero comparto”.
Lo stesso “tavolo di filiera” citato dal Premier nelle ore cagliaritane, conta nell’isola a fronte di circa 12 mila allevatori e poco più di 30 caseifici, molti dei quali riuniti in cooperative, una struttura commerciale di distribuzione, concentrata in una minima quota di soggetti industriali. Lo squilibrio fra i margini e i compensi del mercato o “di chi fa il mercato” probabilmente come nella gran parte delle regioni del sud d’Italia (per i prodotti di eccellenza dell’agricoltura nazionale), insiste su questa bilancia negoziale con una tara inadeguata dalle evidenti differenze di peso contrattuale.

Ci domandiamo perché sui paginati web di queste ore non si parli per la vertenza sarda del clal https://www.clal.it, l’organo nazionale che analizza il mercato lattiero caseario che interpreta andamento e tendenze, rilasciando dati essenziali e report informativi. Ci chiediamo come mai le varie “Borse Merci” istituite presso le Camere di Commercio di Parma, Cesena o Milano, settimanalmente di venerdì stabiliscono al regolare tavolo istituzionale con i soggetti accreditati (produttori, intermediari, industriali) la forchetta di prezzi (minimo e massimo) con i quali saranno negoziati dal lunedì successivo un paniere di prodotti primari fra i quali primeggiano latte, oli o cerali. Mentre in Sardegna non si parla della funzione o dell’eventuale operatività di questi uffici camerali. Ci chiediamo come mai nella maggior parte delle stesse regioni italiane insistono i “tavoli interprofessionali” che riuniscono oltre le associazioni di categoria, rappresentanti regionali e del ministero per concertare una vera e propria “moral suasion” sull’andamento prezzi concordato dalle citate borse merci.
Ci chiediamo per la Regione Sardegna, quale sia in queste ore il ruolo di OILOS,
(Organizzazione interprofessionale latte ovino), il tavolo interprofessionale sardo, la cui istituzione nel dicembre del 2016, fu salutata dallo stesso Governatore sardo sulle pagine istituzionale RAS come un “passaggio storico”:
http://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=325615&v=2&c=35&t=1
Ci chiediamo ancora se le funzioni di Laore http://www.sardegnaagricoltura.it/assistenzatecnica/laore/e Agris
http://www.sardegnaagricoltura.it/innovazionericerca/agris/agenzie regionali con deleghe specifiche nel settore agricolo, siano soggetti politici istituzionali, noti alle centinaia di dimostranti impegnati nelle azioni di lotta di queste ore e possano rispondere all’appello lanciato dal massimo rappresentante dell’Assemblea Parlamentare Sarda.
Se esistono gli strumenti e le risorse interne, i risultati attuali evidentemente vanno ribaltati, almeno riscontrati e spiegati. Se i lavoratori del comparto sono allo stremo e alcuni di loro, eventualmente, passibili di sanzioni rispetto ad alcune azioni o atti illegali, i consumatori dei beni primari non la passano molto meglio.
La “forte preoccupazione” di Gianfranco Ganau, mentre chiudiamo queste riflessioni, è seriamente giustificata, ma i tempi appaiono davvero scaduti.

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